di Giulia Rocchetti
Non solo medaglie e podi. Ai Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 la febbre più contagiosa non è quella dell’oro, ma quella delle pins. Le spille ufficiali e non dei Giochi sono diventate oggetti di culto: si scambiano tra atleti, volontari, tifosi e delegazioni con un rituale che ha un’unica formula, ripetuta in inglese anche sotto la neve: «Do you want to trade?».
Il pin trading è una tradizione olimpica antica, ma tra Milano, Cortina, Bormio e Livigno ha assunto proporzioni inattese. Come riferisce l’agenzia Adnkronos, le più ricercate sono quelle delle delegazioni meno numerose, le edizioni limitate, le serie legate a sponsor e mascotte. Nei pressi degli impianti si formano piccoli capannelli di collezionisti improvvisati, con giacche e zaini trasformati in bacheche ambulanti. C’è chi ne indossa decine sul piumino e chi custodisce i pezzi rari in astucci di velluto.
La novità di questa edizione è il coinvolgimento dei locali. In alcune località olimpiche bar e ristoranti hanno sostituito il tradizionale salvadanaio per le mance con contenitori trasparenti dedicati alle spille: niente monetine, ma pins. Un gesto simbolico che trasforma il gadget in moneta sociale, souvenir e strumento di relazione. Per gli esercenti è anche un modo per entrare nel clima dei Giochi e rompere il ghiaccio con i clienti stranieri.
Il fenomeno va oltre il collezionismo. Le pins diventano pretesto per parlare e fotografarsi insieme. In un evento globale scandito da controlli e protocolli, lo scambio di spille introduce un elemento spontaneo e informale, capace di abbattere barriere linguistiche e culturali. Bastano pochi secondi, una domanda e un sorriso.
Così, mentre gli atleti inseguono il podio, sugli spalti e nelle vie delle città olimpiche si consuma una competizione parallela: quella per aggiudicarsi il pezzo più raro. Piccoli oggetti smaltati che, a fine Giochi, resteranno come memoria tangibile di un’Olimpiade che ha trasformato un semplice gadget in fenomeno popolare.
