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Dazi, Cia agricoltori: “Serve risposta negoziale immediata dell’Ue”

La scure di Trump è arrivata, con l’annuncio di dazi al 20% che colpiranno indistintamente tutti i prodotti europei, a partire dall’agroalimentare Made in Italy. Per questo serve subito una risposta ferma e immediata dell’Ue per aprire una trattativa e scongiurare una guerra commerciale con un’escalation devastante in cui perderebbero tutti. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. “La politica dei dazi è sbagliata e controproducente -ribadisce Fini-. Adesso non bisogna andare in ordine sparso ma agire uniti come Europa, con un approccio non di sudditanza. Occorre un’azione diplomatica rapida, forte e decisa”. Va recuperato, insomma, quel sogno europeo di coesione che aveva animato i padri fondatori e che si è via via sgretolato, con gli Stati membri sempre più arroccati su posizioni e interessi nazionalistici, ritrovando un approccio condiviso e mirato per reagire alle forzature di Trump. Allo stesso tempo, continua il presidente di Cia, “è necessario ridefinire le politiche di globalizzazione, che evidentemente stanno mostrando tutte le loro crepe, anche attraverso il ruolo del WTO”. Poi Cia agricoltori stima le esportazioni verso gli Usa dell’agroalimentare italiano.  Ogni 10 prodotti agroalimentari Made in Italy venduti nel mondo, uno finisce sulle tavole a stelle e strisce. Tra i principali prodotti di esportazione negli Stati Uniti, circa la metà è rappresentata, nell’ordine, da: vino (2 miliardi), olio (quasi 1 miliardo), pasta (1 miliardo) e formaggi (550 milioni). L’export agroalimentare italiano nell’ultimo decennio è aumentato a livello globale da 28 a 70 miliardi; per Cia, dunque, una barriera protezionistica così pesante negli Usa rappresenterebbe un pericoloso stop a questo trend positivo e avrebbe ripercussioni anche sugli altri mercati, che potrebbero essere inflazionati da merci originariamente destinate al mercato americano. Senza contare che questa disputa commerciale vedrebbe sullo sfondo il concreto pericolo del proliferare dell’Italian sounding. Riguardo al mercato del vino, Cia ricorda che gli Usa sono la prima piazza mondiale con quasi 2 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con “esposizioni” più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor di aggredire una fetta di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno e al Prosecco brasiliano. Il mercato americano è anche il primo per l’esportazione di olio di oliva tricolore con il 34% sul totale dell’export mondiale. Circa 1 miliardo di euro negli Usa, rispetto ai 3 miliardi di valore per le spedizioni di olio in tutto il mondo: una crescita del 158% negli ultimi 10 anni, dopo aver superato l’iniziale diffidenza del consumatore americano. Il 73% delle importazioni di olio da tavola negli Stati Uniti sono rappresentate da olio extravergine d’oliva, un prodotto fortemente identitario associato alla salute e al benessere. E proprio adesso che, dopo tante campagne di promozione, l’olio evo italiano sta dominando il mercato Usa, il dazio potrebbe ridurne la domanda se non essere sostituito da oli vegetali ricavati da semi, prodotti in America.

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