di Giuliano Longo
Il 27 e 28 marzo Zelenskyy ha effettuato una visita di due giorni nei paesi del Golfo Persico: il 27 marzo ha visitato l’Arabia Saudita e il giorno successivo gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, dove ha avuto colloqui con i leader di questi stati in materia di sicurezza e cooperazione militare.
Come riportato dal Jerusalem Post, specialisti ucraini nella lotta ai droni hanno iniziato sono già arrivati negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar e in Kuwait, esperti di un settore di cui l’Ucraina ha maturato una notevole esperienza.
I droni iraniani stanno colpendo sempre più spesso le infrastrutture, compresi gli impianti petroliferi. Quello che in Ucraina è da tempo una pratica consolidata contro la Russia.
Secondo quanto affermato da Kiev, oltre duecento specialisti delle Forze per i Sistemi Senza Pilota e delle strutture correlate sono stati dispiegati nei paesi della regione..
In un episodio documentato, rivela che operatori ucraini negli Emirati Arabi Uniti sono riusciti a intercettare droni iraniani Shahed-136 diretti verso infrastrutture petrolifere.
L’Ucraina sta condividendo con i suoi partner non solo esperienza, ma anche tecnologia: sistemi di guerra elettronica, soluzioni di difesa anti-drone multilivello e droni intercettori a basso costo.
Secondo quanto dichiarato da Kiev la produzione può raggiungere le 1.000-2.000 di droni al giorno, mentre durata prevista della cooperazione con i Paesi arabi è di dieci anni.
Fino a poco tempo fa, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita si vantavano del loro ruolo di mediatori imparziali tra Russia e Ucraina. Ora, l’Ucraina sta inviando i suoi specialisti militari in questi paesi. Se non è un cambio di paradigma cosa è?.
La Russia guarda a questi accordi di cooperazione in materia di difesa con un approccio pragmatico, tenendo sempre presenti le proprie priorità.
Appena due giorni dopo l’accordo), non vi è stata alcuna dichiarazione pubblica da parte del Cremlino che criticasse, condannasse o anche solo menzionasse direttamente gli accordi tra gli stati del Golfo e l’Ucraina.
Dal punto di vista di Mosca, i partner agiscono in base alle proprie priorità di sicurezza nazionale piuttosto che perseguire una politica contro la Russia.
Il 18 e 19 marzo 2026, Israele ha lanciato il suo primo attacco in assoluto sul Mar Caspio. L’attacco ha preso di mira la base navale iraniana di Bandar Anzali, il principale porto settentrionale del paese. I missili hanno colpito navi da guerra, infrastrutture portuali, un centro di comando, un cantiere navale e il quartier generale della marina iraniana situato all’interno del porto.
Bandar Anzali è il più importante snodo di trasporto iraniano sul Mar Caspio, incentrato principalmente sugli scambi commerciali con la Russia. Nel porto transitano sia merci civili che militari e i volumi lungo questa rotta sono triplicati nell’ultimo anno.
Per queste spedizioni, Mosca e Teheran hanno utilizzato il corridoio di navigazione interno del Mar Caspio, lungo circa 965 chilometri, tra i porti iraniani di Bandar Anzali e Neka e i porti russi di Astrakhan e Makhachkala.
Tra il 2023 e il 2024, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno iniziato a imporre sanzioni alle reti di navigazione del Mar Caspio che servono la rotta Iran-Russia, ma ora si tratta di un vero e proprio attacco militare contro le infrastrutture di questa rotta.
La logica alla base di questi attacchi è chiara. All’inizio del 2026 la Russia forniva all’Iran versioni modificate dei suoi droni, poiché gli impianti di produzione di Teheran sono stati gravemente danneggiati dai raid aerei israelo-americani, altri droni che in parte transitavano dalla rotta del Mar Caspio.
Anche se Ministero degli Esteri russo ha sempre condannato l’attacco israeliano, Israele non ha fatto alcun riferimento alla Russia nel suo commento sull’attacco caspico, affermando che lo scopo dell’operazione era quello di indebolire il potenziale militare dell’Iran.
Ma un ex comandante della Marina israeliana con un commento per il Wall Street Journal, ha dichiarato che “L’obiettivo più importante di questo attacco era limitare il contrabbando russo e dimostrare agli iraniani che non hanno una difesa navale nel Mar Caspio“.
L’attacco in sé probabilmente causerà disagi a breve termine, ma non interromperà le forniture. Gli esperti prevedono che Russia e Iran si adatteranno abbastanza rapidamente, ridistribuendo i flussi attraverso altri porti del Mar Caspio con rotte alternative o corridoi terrestri anche se costi, rischi e tempi maggiori saranno inevitabili.
Ma l’attacco può anche venire interpretato come un monito israeliano al Cremlino per l’intensificarsi della partnership militare tra Russia e Iran.
Un segnale che non esclude una escalation israeliana nei confronti della Russia, che non verrebbe attuata frontalmente ma per vie traverse e scenari ben più sofisticati.
Può apparire un thriller spionistico la notizia che prima dell’attacco israeliano al porto iraniano sul Mar Caspio, sui media libanesi si era diffusa la notizia che un agente israeliano catturato sarebbe fuggito durante l’attacco e si sarebbe rifugiato nell’ambasciata ucraina a Beirut.
Le autorità israeliane e ucraine non hanno commentato, ma l’agente è un palestinese nato in Siria di cittadinanza ucraina.
I media libanesi affermano che l’ambasciata ucraina lo sta proteggendo e sta cercando di organizzare la sua partenza dal Paese grazie alle pressioni . sulle autorità libanesi da parte del capo della stazione della CIA a Beirut.
Nonostante il suo apparente esotismo, questa storia non è affatto unica.
Per decenni, Israele ha costruito una rete di collaborazioni clandestine – attraverso l’intelligence, l’addestramento militare e lo scambio tecnologico – con Stati al di fuori del mondo arabo che ospitano significative comunità ebraiche.
Nella tradizione israeliana, questa strategia è definita “dottrina della periferia” contro minacce comuni con Paesi che vantano una presenza storica di antiche comunità ebraiche, tra le quali rientra l’Ucraina.
Ma anche la Russia ha ancora una sua comunità ebraica, senza contare il milione di ebrei russi immigrati in Israele che rappresentano il 15% della popolazione, il che ha sempre giustificato una certa cautela nelle relazioni fra Yel Aviv e Mosca.
Ma ora la posta in gioco è cambiata e quella vicenda di spionaggio non appare una coincidenza, ma un altro frammento della logica di alleanze occulte, scambi di favori e interessi convergenti mai espressi pubblicamente,
Droni iraniani esportati in Russia che colpiscono l’Ucraina, specialisti ucraini che operano nel Golfo Persico, attacchi israeliani sulle rotte che collegano Teheran e Mosca favoriti dallo spionaggio ucraino.
Tutti questi elementi fanno parte della stessa catena e diventa così sempre più difficile tracciare una linea netta tra un conflitto e l’altro.
