Di Giuliano Longo
L’Ucraina ha condotto domenica spegiudicatamente ma oculatamente attacchi strategici con droni contro diverse basi in tutta la Russia, note per ospitare elementi della sua triade nucleare (Leggi articolo in pagina).
L’attacco è avvenuto un giorno prima del secondo round dei colloqui di Istanbul e curiosamente (non tanto) a meno di una settimana dopo che Trump aveva avvertito Putin che “cose brutte… DAVVERO BRUTTE“ avrebbero potuto presto accadere alla Russia.
Non si può quindi escludere cje il Presidente americanp fosse a conoscenza della situazione e abbia persino manifestato discretamente il suo consenso per “costringere la Russia alla pace”. Anchr se ufficialmente lo nega.
Certo, è anche possibile che stesse bluffando e che la CIA dell’era Biden (sicuramente forze di intelligence NATO) abbia contribuito ad orchestrare questo attacco in senza che lui ne fosse a conoscenza, ma comunque prendendo atto che Kive potesse sabotare i colloqui di pace se avesse vinto e fare pressione su Zelensky.
Oppure estorcere alla Russia le massime concessioni dopo le sue parole, comunque cariche di oscure minacce, ma qualunque sia il livello di conoscenza o di partecipazione del Presidente americano al bltzdi Kiev, Putin potrebbe salire sulla scala dell’escalation con il lancio di altri temuti missili Oreshnik ( e non solo) sull’Ucraina, stringendolo a un bivio.
Ammettendo che Trump fosse tenuto all’oscuro della pericolosa mossa di Zelensky anche dai suoi più stretti consiglieri, oggi potrebbe anche mettere in conto la prevedibile rappresagli dopo aver definito i precedenti bombardamenti russi sull’Ucraina, immotivati.
Significativo è il fatto che Il senatore Repubblicano Lindsay Graham ha già predisposto una legge per imporre a Mosca dazi del 500% su tutti i suoi prodotti energetici che minaccerebbero di ritorsioni tutti i loro attuali acquirenti.
Una scelta che potrebbe accompagnarsi all’aumento degli aiuti armati all’Ucraina e ad un forte sostegno delle politiche dei “volenterosi” europei.
Tutto dipende quindi dalla forma e dalla dimensione della ritorsione russa e dalla risposta degli Stati Uniti che chiuderebbero lo spiraglio ad ogni presente e futuro colloquio russo ucraino e a un incontro Putin Zelensky.
A meno che la ritorsione di Putin sia tale da costringere Kiev ad accettare almeno in parte le proposte russe, posizione che al momento appare del tutto improbabile. Come è molto improbabile che Mosca faccia concessioni a Kiev se Trump desse seguito alle sue minacce.
L’ipotesi che circola, molto ottimisticamente in alcune capitali Europee, è che dopo che gli attacchi strategici con droni ucraini contro la triade nucleare russa e la risposta degli Stati Uniti, Putin sarà obbligato a compromessi.
Quindi ritiro dai territori occupati, rinuncia alla smilitarizzazione dell’Ucraina (anche se, per ora, escluso il suo ingresso nella NATO già imposto da Biden,) e il ripristino della sua neutralità costituzionale.
Nell’immediato Mosca la potrebbe congelare le operazioni sulla linea di contatto al fronte forse in cambio di un allentamento delle sanzioni statunitensi. Senza escludere un accordo con Trump sull’energia con una partnership fra le due potenze nucleari concedendo a Mosca il vantaggio strategico.
Quindi non solo l’Ucraina potrebbe riarmarsi e riposizionarsi prima di riprendere le ostilità a condizioni relativamente migliori, ma truppe occidentali potrebbero anche calcare il suolo ucraino con la scusa del mantenimento della pace. con una trappole.
Sempre in Europa circola L’ipotesi che il fallimento probabile degli attuali colloqui di Istanbul farà perdere la Pazienza Trump obbligandolo di fatto a una escalation il Presidente americano Trump potrebbe perdere la pazienza scegliendo la via di una pressione muscolare su Putin, che per ora non appare nelle sue intenzioni.
Fuori da ogni ipotesi più o meno fantasiosa e strumentale, è invece cero che la provocazione senza precedenti dell’Ucraina inasprirà il conflitto e molto dipenderà dalla rappresaglia di Putin altrettanto certa.
Come nel gioco dell’Oca la casella dipartenza ritorna comunque agli Stati Uniti e non all’Europa che per essere coerente dovrà confermare la linea dei “volenterosi” di un sostegno a Zelensky senza se e senza ma e illimitato.
Purtroppo per la pace i segnali di una estensione del conflitto alla Europa soprattutto dopo l’autorizzazione all’Ucraina sul lancio di missili a lunga gittata che non colpirebbero forse ancora la triade nucleare, ma sicuramente le città russe.
Già da mesi NATO e Mosca si stanno rafforzando e confrontando si confini Baltici e Artici. Solo il tempo di completare il riarmo europeo in tempi rapidi e gli scudi, anche nucleari, si contrapporranno agli scudi. E dove Kiev. Con il suo esercito più potente degli alleati NATO, sarà il vero baluardo europeo contro Putin, come da tempo proclama Zelensky.
Se poi venissero prese per vere le dichiarazioni americane su un prossimo conflitto con la Cina su Taiwan il rischio di una guerra non più europea ma mondiale, con Stati Uniti e alleati esposti su due fronti.
Allora la minaccia di un conflitto mondiale si avvicinerebbe, con la differenza che la prima risposta atomica non colpirebbe prima Berlino o Parigi, ma le stessa Washington, e questo il bizzoso e inconcludente Donald lo sa benissimo.
In conclusione, oggi come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda, la deterrenza nucleare potrebbe ancora funzionare, ma fin dove la corda verrà tesa, rimane imprevedibile.
