Cronaca

Morti sul lavoro, è una strage inarrestabile

di Wladymiro Wysocki  (*)

Nelle prime ore della mattinata di lunedì 17 febbraio, a Ono San Pietro in Val Camonica nella provincia di Brescia, perde la vita un uomo di 44 anni durante le manovre di materiali destinati alla produzione aziendale con un carrello elevatore.

L’azienda presso la quale lavorava l’uomo è la Comin Parfum ed era residente a Berzo Demo, sempre nel Bresciano.

Le indagini di rito sono già in corso lavori per capire la causa che ha portato alla tragedia dove l’uomo è rimasto schiacciato al petto dal mezzo.

Nella stessa provincia, venerdì 14 febbraio, perde la vita un uomo di 49 anni, Riccardo Gozzi, in particolare di Darfo Boario Terme all’interno di una azienda di carpenteria.

Dalle ricostruzioni sembra che stesse lavorando in un sottotetto, per conto della Ditta DMF Damioli Costruire in Acciaio, dal quale a seguito della caduta ha battuto violentemente la testa provocando così il decesso.

Secondo le rappresentanze sindacali da inizio anno solo nel Bresciano si sono già registrate 13 vittime sul lavoro, dato che purtroppo resta incerto.

Si riaccendono così i riflettori sui drammi del lavoro, sulle vittime che ogni giorno cadono a causa del lavoro, sulle carenze delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla necessità di una formazione e addestramento specifico e vero.

Si riaccendono i riflettori sulla lunga strada che ancora dobbiamo percorrere per ottenere maggiore tutela ai lavoratori.

Già, si riaccendono i riflettori per qualche ora e poi tutto ritorna come sempre nell’anonimato.

È passata la legge per l’istruzione scolastica della materia della sicurezza sul lavoro nelle 33 ore previste nell’educazione civica, speriamo che sia un volano di cambiamento radicale alla mentalità, all’approccio odierno al lavoro.

Ad oggi sembra che si continui a morire come 50 anni fa, registriamo le stesse cause e le stesse malattie professionali solamente che all’epoca non era prevista tutta la normativa di oggi.

Quindi la domanda sorge spontanea, c’è veramente questo cambiamento?

La sicurezza sul lavoro, per quanto se ne parli, è un problema oggettivo e di questo dobbiamo essere onesti nell’ammetterlo e spiego la motivazione di questa mia considerazione.

La sicurezza sul lavoro non è una priorità aziendale, specie per molti imprenditori, dove prende il podio la massima produttività e fatturato.

Sanzioni, aumento delle norme, nuovi ispettori sul campo nulla sembra minimamente scalfire le preoccupazioni e la sensibilità di molti imprenditori.

E resta la solita difficoltà della materia, l’inefficacia delle norme e la grave carenza culturale.

Resta nel pensiero di molti un costo inutile da poter evitare se non strettamente necessario a seguito di pressioni sanzionatorie o ispettive.

Manca il totale rispetto della persona, del lavoratore, del lavoro sano e sicuro, la totale mancanza del rispetto della dignità umana e della vita della persona.

Persone, si.

Il lavoro oggi non considera più la persona come tale, il lavoratore come tale, ma stiamo in un meccanismo dove si deve ottimizzare al massimo le risorse umane come strumento per la produttività.

Eppure il testo unico della sicurezza, D. Lgs. 81/08 e s.m.i., pone all’articolo 2 delle definizioni, primo comma lettera a), proprio il lavoratore a monte di tutto.

Dobbiamo invertire questa drammatica rotta stimolando la partecipazione di tutti, datori e lavoratori, ponendo un solo obiettivo comune della tutela della vita umana.

La vita umana sul lavoro deve essere una priorità assoluta e per raggiungere questo risultato abbiamo bisogno di una comunicazione efficace, di uno stimolo attivo di tutte le parti interessate ma soprattutto che non si smetta mai di diffondere la prevenzione e la sicurezza sul lavoro come strumento necessario di tutti.

Il prezzo del lavoro non può essere la vita umana.

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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