di Andrea Maldi
“Per molti versi, sul tema dell’adesione alla Nato, sul tema dei territori, sul tema della perdita di territori da parte dell’Ucraina, è in sintonia con la nostra visione… La terza guerra mondiale è stata, e sarà evitata grazie al presidente americano Donald Trump e alla sua amministrazione”, queste le parole di elogio per il Tycoon su X di Kirill Aleksandrovič Dmitriev, CEO del Fondo russo per gli investimenti diretti russi (RDIF) e rappresentante speciale del presidente della Confederazione Russa Vladimir Putin. Un paio di giorni fa, in merito allo scontro tra Whashington e Bruxelles, aveva pubblicato attraverso l’omonimo social la sua sintonia con la Casa Bianca, asserendo che “La squadra di Biden ha gestito completamente Bruxelles, spingendo la Ue sulla strada sbagliata: immigrazione di massa, posizione morbida verso il crimine, declino economico e di civiltà. Ora all’improvviso i burocrati della Ue non vogliono interferenze dagli Usa sotto il Paparino Trump. E’ ora di ascoltare il Paparino e salvare l’Europa”.
Gli fanno eco le parole del diplomatico e ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov che ha speso parole al miele per Donald Trump: “E’ l’unico leader occidentale a capire le cause profonde della guerra in Ucraina, la concordanza delle sue dichiarazioni coincidono con la posizione della Federazione Russa e questo determina un importante elemento per le prospettive di una soluzione pacifica… unica figura di riferimento del mondo occidentale che si preoccupa dei diritti umani in questa situazione è, a quanto pare, Donald Trump”, diversamente imputando al mondo occidentale – e all’ex amministrazione Biden – di perorare fin dal 2014 (anno della destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovych, Crisi della Crimea e Guerra del Donbass gettarono le basi per l’invasione su larga scala del 2022) astio verso Mosca, determinando il momento iniziale della rottura diplomatica e politica tra Ue e Russia.
Levrov, nello specifico, è d’accordo con Trump sul non sostegno dell’Ucraina da parte della Nato e Unione Europea e agire a favore dei diritti umani e civili di vaste fasce della popolazione ucraina residente nella Crimea e nel Dombass, persi in seguito all’escalation del 2014.
Intanto Trump, probabilmente sentendosi ancor più forte della vicinanza con il Cremlino, continua a sputare veleno sul panorama geopolitico internazionale. Questa volta se l’è presa con il sindaco musulmano di Londra, Sadiq Khan, che in un’intervista a Politico ha dichiarato: “il primo cittadino di Londra è orribile, crudele, disgustoso e penso che abbia fatto un lavoro terribile. E’ stato eletto perché sono arrivate così tante persone (immigrati) nel Regno Unito. Ora votano per lui. Ha trasformato Londra in un posto diverso (piena di migranti)”.
Non si è fatta attendere l’aspra replica del sindaco: “Donald Trump dichiara affermazioni bigotte, è razzista, sessista, misogino e islamofobo”.
Non è finita qui, perché the Donald ha anche accusato l’Europa di essere composta da un insieme di Paesi in declino e governata da leader fragili.
Anche la giornalista de La Stampa e saggista russa Anna Zafesova si è espressa sullo stesso modo di intendere il mondo di Donald Trump e Vladimir Putin, immaginando i due leader seduti davanti ad una birra a decidere il destino dell’Europa e dei suoi popoli. Si dichiara certa che è l’amministrazione Trump a cambiare gli equilibri mondiali e a Putin fa solo che piacere. Nonostante ciò i due Capi di Stato anche se apparentemente simili, allo stesso tempo sono molto diversi; Trump è un enorme imprenditore con poca esperienza da capo di stato che non ne sa nulla di guerra, mentre Putin un leader efficace, navigato, uno stratega. Trump vede Putin come un potenziale partner commerciale (non è detto che già lo sia), mentre Putin vede Trump come una testa di legno che gli leva di mezzo l’Ue e la Nato per ridisegnare il ruolo della Russia nello scacchiere internazionale e il suo status di grande potenza come Paese sovrano (insieme a Cina e Stati Uniti), e altri stati a sovranità condizionata, in cui rientrano tutti i Paesi europei e l’Ucraina, destinati ad accettare passivamente le decisioni degli altri. In conclusione, si paventano tempi duri per l’Unione Europea.
