Esteri

Netanyahu, guerra non è finita, c’è ancora lavoro da fare

 

“Abbiamo ottenuto molto” ma la guerra con l’Iran “non è finita”. Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una intervista rilasciata a ’60 Minutes’ sulla Cbs. “C’è ancora materiale nucleare che deve essere portato fuori dall’Iran, ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati, ci sono ancora gruppi armati che l’Iran sostiene e missili balistici che vogliono ancora produrre – ha proseguito – Tutto ciò è ancora lì, c’è del lavoro da fare”. Netanyahu ha aggiunto che la guerra non è finita perché l’uranio arricchito deve essere portato fuori dall’Iran. “Trump mi ha detto: ‘Voglio entrare lì dentro’, e penso che sia fisicamente fattibile”, ha detto. Nell’intervista , il primo ministro israeliano ha anche smentito quanto riportato dal New York Times secondo cui avrebbe esercitato forti pressioni su Trump affinché iniziasse la guerra contro l’Iran, sostenendo che ciò avrebbe portato a un cambio di regime. “Eravamo entrambi d’accordo, sapete, sul fatto che ci fossero sia incertezza che rischio”, ha adssicurato Netanyahu, “e ricordo che noi – io e lui – abbiamo detto che il pericolo, c’è pericolo nell’agire, nel prendere provvedimenti, ma c’è un pericolo maggiore nel non agire”. Alla domanda se in quell’incontro di febbraio avesse detto che l’Iran sarebbe stato così indebolito da non poter bloccare lo Stretto di Hormuz, ha risposto che “il problema” del corridoio vitale per il trasporto del petrolio “è stato compreso man mano che i combattimenti andavano avanti”. “Non pretendo di avere una perfetta lungimiranza”, ha concluso.

 

Il Premier: ostilità verso cristiani è un’invenzione

Il primo ministro israeliano respinge l’accusa di ostilità da parte di Israele verso i cristiani definendola una “incredibile invenzione”. In una intervista rilasciata a ’60 Minutes’ sulla Cbs Netanyahu ha affermato che Israele è l’unico luogo nell’area in cui i cristiani “sono prosperati” mentre nei paesi arabi confinanti “sono stati schiacciati, annientati, a volte massacrati”.

Red

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