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Netanyahu rischierà un conflitto nei tunnel per “sradicare Hamas”?

di Giuliano Longo

Il conflitto a Gaza non pare risolversi a breve, anzi si allarga a nord con gli Hezbollhà del Libano e con l’occupazione di fatto della Cisgiordania palestinese, eppure il consenso al presidente israeliano Benjamin Netanyahu non è poi così unanime e granitico come la propaganda vuole dimostrare.

Molti israeliani ritengono lui e il suo gabinetto responsabili dei fallimenti del 7 ottobre in termini di sicurezza e al premier non mancano le critiche per la sua gestione della guerra a Gaza. A ciò si aggiunga il fatto che da tempo è impantanato nelle accuse di corruzione e nelle critiche ai suoi piani di cambiamento del sistema giudiziario, mentre diversi sondaggi mostrano che sarebbe costretto a dimettersi se le elezioni si tenessero adesso.

Ora, mentre le forze israeliane marciano più in profondità nel sud di Gaza, Netanyahu potrebbe trovarsi di fronte a una decisione di enormi conseguenze politiche per la sua carriera: ovvero se inviare truppe israeliane nella rete di tunnel di 500 km sotto Gaza.

Se gli israeliani dovessero entrare nella rete, come stanno tentando di fare, si inaugurerebbe una nuova fase della guerra, livellando significativamente il campo di gioco tra gli oppositori, come ritiene Philip Ingram, MBE, ex ufficiale dell’intelligence militare britannica.

In superficie, Israele ha intrapreso un implacabile bombardamento aereo e di artiglieria e l’invasione di terra dell’enclave di 365 kmq, sfruttando la sua superiorità in termini di armi. Ma sottoterra, Hamas potrebbe fare affidamento su una sofisticata rete di tunnel che costringerebbe i militari israeliani ad entrarvi a piedi in un’unica fila.

Una sfida enorme anche in mancanza di informazioni sufficienti su dove si trovano i tunnel, quanto si estendono e quali potenziali trappole esplosive abbia predisposto Hamas. Secondo Ingram, le cui dichiarazioni sono state riportate in un video dall’emittente araba Al Jazeera, dal punto di vista militare, gli israeliani vorrebbero “evitare di dover combattere effettivamente nel tunnel”.

Infatti l’esperienza di Hamas nel predisporre trappole esplosive e imboscate, “ogni tunnel rappresenta una minaccia significativa” per le truppe israeliane, ritiene Elijah Magnier, un analista militare che ha seguito il Medio Oriente per più di 30 anni. La “resistenza palestinese sembra avere un vantaggio strategico” quando si tratta della guerra nei tunnel, riferendosi all’elevato numero di soldati israeliani che muoiono o rimangono feriti durante la ricerca degli ingressi alla rete.

L’esercito israeliano vanta tra i suoi ranghi i Weasels (Samur), un’unità specializzata nella guerra nei tunnel, e quindi avranno “tutti i gadget” e cani addestrati per aiutare a navigarvi, ma Ingram afferma che la realtà di ciò che realmente c’è sottoterra rimane in gran parte sconosciuta, il che rende tutto molto rischioso.

I preparativi che Hamas può aver fatto e la sua meticolosa conoscenza della vasta rete di tunnel, sposterebbero anche i combattimenti da un “conflitto a 360 gradi” in superficie a uno “3D” per le truppe israeliane che potrebbero affrontare un attacco da qualsiasi angolazione. In ogni caso, gli esperti ritengono che un potenziale conflitto nei tunnel sarà molto probabile a causa della promessa di Netanyahu di eliminare Hamas e i suoi centri di comando sotterranei.

Alcuni osservatori israeliani ritengono che la recente “pausa umanitaria” di giorni a Gaza “ha permesso ad Hamas e alla Jihad islamica di ristrutturare le loro strategie difensive e prepararsi al conflitto in corso”. D’altra parte non sono sufficienti le foto di qualche decina di prigionieri palestinesi ignudi, riportate dai media mondiali, a dimostrare lo sradicamento di Hamas che lo stesso intelligence di Tel Aviv stima attorno in centinaia di combattenti.

Settimane fa i media hanno riferito che Israele avrebbe preso in considerazione la possibilità di ottenere un vantaggio utilizzando gas velenosi nei tunnel per cercare di sradicare i combattenti palestinesi, mentre il Wall Street Journal ha recentemente riferito che Israele potrebbe valutare l’idea di allagare i tunnel con acqua di mare come alternativa all’ingresso sue delle truppe.

Citando funzionari statunitensi, i media hanno affermato che le forze israeliane avevano già assemblato un sistema di cinque pompe appena a nord del campo profughi di Shati a metà novembre. “Le pompe attirerebbero l’acqua dal Mediterraneo nei tunnel e sarebbero in grado di allagare la rete in poche settimane”.

Netanyahu si è impegnato a “distruggere Hamas” come una delle risposte all’attacco del 7 ottobre, e alla fine potrebbe decidere di inviare truppe nei tunnel per salvare la sua carriera politica, nonostante il rischio di enormi perdite. Lo dichiara Nader Hashemi, professore associato di Medio Oriente e politica islamica alla Georgetown University. Il presidente sa benissimo, dichiara ad Al Jazeera,   che a meno che non riesca a “sradicare Hamas e… rivendicare una vittoria finale, non avrà la possibilità di continuare nella politica israeliana”.

Netanyahu non ha promesso solo la sconfitta di Hamas, ma anche il rilascio dei 125 prigionieri che secondo Israele si trovano ancora a Gaza nelle sue reti sotterranee, il che significa che l’accesso ai tunnel sarà considerato cruciale dalle forze israeliane incaricate di liberarli, anche se potrebbe metterli a rischio.

Hashemi è convinto che anche se Netanyahu pensa a una potenziale operazione nei tunnel, (l’operazione Annibale che non guarda al costo in vite umane), la domanda nella sua mente sarà “quante vittime è disposto a subire pubblicamente” per raggiungere il suo obiettivo?.

Evidentemente la decisione verrà presa dopo aver soppesato i rischi rispetto ai benefici mentre il risultato probabile sarà che nel frattempo Israele continui a mappare la rete dall’alto, utilizzando radar che penetrano nel terreno e cercando di identificare i centri di comando chiave che possono prendere di mira specificamente “bucando” la rete. Anche se in molti conflitti precedenti c’è stata una guerra nei tunnel (V. Vietnam) , la “città sotterranea” creata da Hamas l’ha portata ad “un nuovo livello” di complessità.

Al momento e indipendentemente dai tunnel, l’avanzata israeliana è stata lenta (forse metodica) nonostante si trovasse in una zona residenziale piccola e densamente popolata. Inoltre il bombardamento indiscriminato di aree civili ha fornito copertura e riparo alla resistenza di Hamas che combatte in mezzo alle macerie, con le difficoltà che anche i russi hanno appreso nella guerra in Siria e nelle recenti conquiste di Mariupol e Bakhmut in Ucraina.

Se le truppe israeliane entreranno nella rete di tunnel, Netanyahu affronterà un conflitto prolungato, che si svolgerebbe senza troppa pubblicità in un vuoto di informazioni. Una volta definitivamente circondato, Hamas potrebbe si troverà ad affrontare carenza di carburante e rifornimenti mentre, al contrario, le truppe israeliane potrebbero strisciare per settimane nei tunnel per avanzare solo di poche centinaia di metri.

aggiornamento crisi mediorientale ore 14.20

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