“Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese. Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese. E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi”.
Così il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, dopo il primo sì della Camera al ddl delega sul nucleare. Per l’approvazione dei decreti attuativi – sottolinea – “abbiamo un anno di tempo. Ma mi sono impegnato a presentarli prima di Natale, in modo da completare il quadro giuridico e consentire a chi sarà al governo di fare le scelte necessarie entro la fine del decennio”.
Teme un referendum sulla legge sul nucleare? “No. Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere”, sottolinea Pichetto Fratin. Alla domanda su cosa significherà produrre energia nucleare, il ministro replica: “Non avremo grandi centrali, come quelle smantellate, ma moduli a zero emissioni e di piccola taglia (Smr). Un reattore da 300 MegaWatt è grande quanto tre o quattro campi da calcio (lo standard misura 105 metri per 68, ndr)”. Secondo Pichetto Fratin, “per avere la stessa quantità di energia bisogna attivare impianti fotovoltaici per un’estensione pari a 3 mila campi da calcio”. Intanto ci sono ancora le scorie delle vecchie centrali? “Sì, ma sono in Francia a vetrificare e possono restarci fino al 2040”, spiega. Quando rientreranno cuberanno “uno stanzone di 100 metri quadri. Ma domani saranno combustibile per i nuovi reattori”, dice ancora. In Italia restano i rifiuti dello smantellamento delle centrali e quelli “civili”, come quelli degli ospedali? “Oggi li accogliamo in un centinaio di capannoni. E anche se sono a bassa radioattività vanno sorvegliati”, spiega Pichetto Fratin. Non dovrebbe prevalere la difesa del paesaggio? “Non in maniera ideologica o per partito preso, come fanno certe Regioni. Che oggi bloccano 150 gigawatt di nuova capacità”, risponde.
