di Andrea Maldi
Il presidente statunitense Donald Trump in un intervista telefonica al Corriere della Sera è tornato a criticare aspramente il Belpaese: “L’Italia non c’è stata quando avevamo bisogno di lei, invece io ci sono sempre stato per l’Italia, e così il mio Paese. Sto vagliando il ritiro delle truppe americane dalle basi Nato italiane nel nostro Paese.”
Venerdì scorso il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha incontrato la premier Giorgia Meloni a Roma. Il bilaterale di Palazzo Chigi è stato convocato per tentare di gettare acqua sul fuoco, visti i rapporti diplomatici alquanto tesi nelle ultime settimane tra Stati Uniti e Italia. Mentre Rubio ha parlato di “Ottimo incontro con la premier italiana Meloni a Roma per rafforzare la duratura partnership strategica Usa-Italia”, la Meloni afferma di fare “gli interessi dell’Italia e di continuare a mantenere un approccio cauto sul conflitto mediorientale, sottolineando che dovrà passare dal Parlamento la concessione dell’uso delle basi Nato in Italia alle forze armate statunitensi”.
Sabato Rubio è poi tornato negli Stati Uniti a Miami per un vertice a tre con il diplomatico e inviato di Trump, Steve Witkoff, e lo sceicco e primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, nel quadro delle azioni per trovare un’intesa sulla fine della guerra in Iran.
Usa e Iran stanno trattando una bozza di una sola pagina composta da 14 punti per porre fine al conflitto e aprire negoziati sul futuro, con il Qatar come principale mediatore. Doha infatti è in grado di dialogare con tutti i protagonisti del conflitto grazie a una strategia diplomatica intenzionale di equilibrio e mediazione imparziale.
Donald Trump continua ad attendere la risposta dell’Iran alla sua ultima proposta di pace e si è detto “fiducioso di avere notizie molto presto… in caso contrario riprenderanno i raid”.
Nel frattempo gli alleati si muovono: la Gran Bretagna ha inviato un cacciatorpediniere di ultima generazione HMS Dragon verso il Golfo Persico per una futura missione di sicurezza nello stretto di Hormuz. L’unità navale è salpata dalla base di Portsmouth per potenziare l’intervento britannico e la sicurezza marittima nella regione.
Nelle prime ore di ieri pomeriggio è arrivata la risposta dell’Iran recapitata dai mediatori pachistani che, insieme ai qatarioti, ricoprono il ruolo chiave da interlocutori nella risoluzione del conflitto tra Teheran e Washington. In sostanza i punti chiave sono:
- Fine immediata del conflitto imposto dagli Stati Uniti e da Israele su tutti i fronti, a cominciare dagli alleati Hezbollah in Libano;
- Il diritto di proseguire il programma nucleare di arricchimento dell’uranio;
- Malgrado l’apertura al dialogo, l’Iran fa notare che “mediare non significa darsi per vinto”;
- Sicurezza marittima nel Golfo Persico e Stretto di Hormuz, chiedendo la fine dell’embargo statunitense.
- Gli Stati Uniti non devono più dichiarare guerra all’Iran;
- Ritiro di tutte le sanzioni dirette e ONU, anche quelle che colpiscono i partner commerciali dell’Iran;
- Sblocco degli asset bloccati all’estero di Teheran;
- Controllo dello Stretto di Hormuz in quanto nodo cruciale di un quarto del commercio mondiale di petrolio;
- Riconfigurazione geopolitica dell’Iran.
Intanto Trump in un’altra intervista andata in onda ieri riferendosi alle forze armate iraniane ha dichiarato che “sono militarmente sconfitti. Nella loro mente forse non lo sanno. Questo non significa che abbiamo finito, potremmo intervenire per altre due settimane e colpire ogni singolo obiettivo. Abbiamo certi target che volevamo, e ne abbiamo colpiti probabilmente il 70%, ma abbiamo altri bersagli che potremmo potenzialmente colpire. Ma anche se non lo facessimo, sarebbero solo gli ultimi ritocchi”.
