Il Nuovo Codice della Strada, fortemente voluto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dopo la pausa estiva è tornato in discussione al Senato e viaggia verso la sua approvazione definitiva. Uno dei punti più controversi, di cui avevamo scritto qualche mese fa ma che è tornato di attualità negli ultimi giorni, riguarda l’eliminazione delle corsie ciclabili (dette bike lane) su strada, una misura che potrebbe avere conseguenze negative per la sicurezza di chi pedala e per la promozione della ciclabilità nelle nostre città come hanno denunciato a più riprese in questi mesi l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), le associazioni cicloambientaliste e i tecnici esperti della mobilità.
L’introduzione delle corsie ciclabili in Italia
Le corsie ciclabili, introdotte in Italia con la Legge 120 del 2020, rappresentano una porzione della carreggiata dedicata alla circolazione delle bici: queste corsie, pur non essendo separate fisicamente dal resto del traffico, sono indicate da una linea tracciata sull’asfalto e sono concepite per facilitare la convivenza tra ciclisti e automobilisti, soprattutto in contesti urbani dove lo spazio è limitato. La possibilità per altri veicoli di utilizzare queste corsie è limitata ai casi in cui la larghezza della strada non permetta una separazione netta. Grazie a questa soluzione leggera ed economica, soprattutto nel periodo della pandemia, è stato possibile creare una rete ciclabile in modo rapido e con investimenti relativamente ridotti, permettendo a un numero crescente di persone di utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. In molti casi il modello delle corsie ciclabili ha infatti reso possibile un’espansione della rete ciclabile senza la necessità di complesse opere infrastrutturali, abbattendo i costi e velocizzando i tempi di realizzazione. In poco tempo, molte città hanno visto crescere il numero di ciclisti e migliorare la qualità della mobilità sostenibile, riducendo traffico e inquinamento. Tuttavia, con l’imminente approvazione del nuovo Codice della Strada, tutto questo rischia di essere cancellato.
Perché vogliono mettere fuorilegge le corsie ciclabili?
Uno degli argomenti principali a favore della cancellazione delle corsie ciclabili è che queste non garantiscono un livello di sicurezza sufficiente per i ciclisti. Tuttavia tale visione è fortemente discutibile: le corsie ciclabili, benché non offrano una separazione fisica tra ciclisti e automobilisti, forniscono comunque un’importante segnalazione visiva per gli automobilisti, che sono costretti a riconoscere e rispettare lo spazio riservato alle biciclette.
In molte città europee le corsie ciclabili sono una componente essenziale della strategia di mobilità urbana, in un contesto sicuramente più inclusivo per chi decide di utilizzare la bici per i propri spostamenti. La loro efficacia si basa non solo sull’infrastruttura fisica, ma anche su una cultura della convivenza e del rispetto reciproco tra utenti della strada. In Italia, eliminare queste corsie significherebbe fare un passo indietro rispetto agli sforzi fatti per promuovere una mobilità più sicura e sostenibile.
Perché le corsie ciclabili vanno difese
Come avevamo avuto modo di evidenziare su Bikeitalia, e lo ribadisco ancora una volta: sostenere che le corsie ciclabili siano pericolose equivale a sostenere che dovremmo eliminare le linee di mezzeria dalle strade perché non separano fisicamente le corsie di marcia opposta. È un ragionamento che ignora il ruolo fondamentale che queste soluzioni visive e regolamentari giocano nel migliorare la sicurezza stradale.
Se il nuovo Codice della Strada sarà approvato nella sua forma attuale, l’eliminazione delle corsie ciclabili avrà gravi ripercussioni sulla mobilità ciclistica e sulla sicurezza stradale: senza queste infrastrutture leggere in segnaletica, le persone che pedalano torneranno a dover condividere la carreggiata in modo più pericoloso, con il rischio di aumentare il numero di incidenti e disincentivare l’uso della bicicletta.
Un emendamento ci salverà?
Eliminare le corsie ciclabili non solo è una misura retrograda, ma rischia di compromettere la sicurezza dei ciclisti e di scoraggiare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. Con la cancellazione delle corsie ciclabili dal Codice della Strada, si rischia di bloccare lo sviluppo futuro della mobilità ciclistica, vanificando gli sforzi fatti finora per rendere le nostre città più vivibili e meno dipendenti dal traffico automobilistico.
L’unica possibilità per evitare l’approvazione del nuovo Codice della Strada in tempi brevi risiede nell’approvazione di un emendamento specifico al testo in discussione al Senato: soltanto così si bloccherebbe l’approvazione e si rimanderebbe il testo emendato in seconda lettura alla Camera.
Fonte Bikeitalia
