La guerra di Putin

Offensiva nella regione di KharkIv, fra speculazionI e realtà

di Giuliano Longo

L’offensiva nella regione di Kharkiv, iniziata il 10 maggio, ha alimentato una enorme quantità di speculazioni e voci, sia da parte russa che ucraina.Da parte russa, sui social network sono apparse molte notizie inneggianti all’inizio della “marcia su Kharkiv”e l’inizio di  un’offensiva su larga scala, mentre da  parte ucraina si è sottolineato , che le forze armate russe stanno avanzando rapidamente e sono quasi alle soglie della città.

Ma queste informazioni si sono rivelate ottimistiche da parte  russa e eccessivamente pessimistiche e allarmanti da parte ucraina ( strumentalmente dall’Occidenteper spingere sugli aiuti), e propinate secondo i riti della disinformacjabellica.

Guardando ai fatti meglio documentati  si ritiene che l’offensiva è iniziata nell’ambito della creazione di una zona sanitaria (cuscinetto)  per proteggere Belgorod dai bombardamenti, una possibilità di cui il presidente russo Vladimir Putin ha parlato già a marzo, escludendo l’occupazione di Kharkiv.

E’ anche vero che in due settimane i russi hanno conquistato  10 insediamenti al confine, ma questo successo è limitato, infatti  il ritmo dell’avanzata è diminuito, anche se l’offensiva non è ancora terminata e continuerà nel prossimo futuro.

La regione diBelgorodè nella top list come numero di bombardamenti e di vittime negli ultimi mesi raggiungendo e superando quelli del  Donetsk insieme a Gorlovka, la grande città più bombardata della DPR e del Donbass.

Sia Belgorod che le città vicine al confine con l’Ucraina, sono soggetti ogni giorno a bombardamenti sistematici e attacchi UAV. Il che dal punto di vista militare giustifica la linea  leadership politica e militare di Mosca che ha deciso di creare una zona sanitaria.

Un altro motivo è che Kiev  ha problemi con le munizioni, le armi – che l’Occidente è lento a fornire-  e la mancanza di personaleche induce i russi ad approfittare della situazione. Pertanto  l’allungamento del fronte a nord crea ulteriori problemi alle forze armate ucraine che debbono continuamente spostare contingenti, motivo per cui le loro formazioni difensive talora cedono.

Ma allo stesso tempo questo allungamento del fronte richiede risorse aggiuntive anche da parte dell’esercito russo,perché non basta  prendere un insediamento, ma è necessario difenderlo consumando risorse, sia umane che materiali.

Per questo motivo è ragionevole ritenere che l’offensiva nella regione  terminerà dopo la creazione di una  zona sanitaria la cui dimensione  sarà determinata dal comando militare, ma è improbabile che si estenda fino a Kharkiv città, anche se questa zona cuscinetto non fermerà completamente i bombardamenti su Belgorod.

 

Se  invece  uno degli obiettivi dell’offensiva fosse  di allungare il fronte, collassando la resistenza ucraina, si può presumere che verranno fatti tentativi per creare una analoga zona sanitaria  al confine con la regione di Kursk a 150 chilometri nord di Belgorod, con attacchi  alla regione di Sumy, che dista circa 190 chilometri a nord di Kharkiv.

 

Ma esistono le risorse russe per questa strategia, soprattutto con l’arrivo delle armi occidentali e l’eventualità (o la certezza) di attacchi in profondità nella Federazione ? Occorre tener conto che l’esercito russo è anche impegnato una “offensiva strisciante” nel Donbass, compresa l’area di Chasov Yar,che assorbe manodopera e risorse. Ed è proprio la liberazione della DPR la priorità per il comando militare russo, come è stato affermato più volte.

Inoltre, per quanto riguarda Kharkiv gli ucraini non si sono ritirati  sulla linea di difesa principale (che non si trova sul confine stesso), ma stanno cercando di rallentare il più possibile l’avanzata russa nelle vicinanze di Volchansk. dove si stanno svolgendo feroci combattimenti.

 

Sotto il profilo politico, ma solo teorico,  l’attacco a Kharkiv potrebbe anche avvenire per costringere l’Ucraina alla pace su posizioni di forza.
L a Reuters del 24 maggiosegnala che Mosca  è pronta ad avviare negoziati di pace con l’Ucraina, “se vengono accettate le attuali linee del fronte” ,ipotesi già ampiamente scartata da Zelensky  e dall’ Occidente.

L’addetto stampa di Putin Dmitry Peskov, in risposta a una domanda dell’agenzia, ha affermato che la Russia è aperta al dialogo per raggiungere i suoi obiettivi e che il Paese non vuole una “guerra eterna‘.

Alloral’’unica domanda seria  è se e  quando potrebbero iniziare questi negoziati. Prima  delle elezioni negli Stati Unitii o dopo, magari con Trump che la partita ucraina la vuol chiudere ad ogni costo?

 

E’ ormai evidente  che la strategia  della NATO e di Washington  è quella di indebolire ulteriormente Putin nel lungo periodo (sino all’ultimo ucraino?)  alzando sempre  più l’asticella della escalation e superando linee rosse che appaiono elastiche, come la gomma da masticare che poi si sputa. 

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 12.23

nella foto la devastazione di uno degli ultimi raid a Kharkiv

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