La Corte d’Assise di Reggio Emilia procede nel tentativo di processare in videoconferenza Shabbar Abbas, accusato con altri quattro familiari dell’omicidio della figlia Saman. Nel procedimento separato che riguarda il 46enne, la presidente del collegio giudicante Cristina Beretti informa stamattina che è stata predisposta, ma non ancora inviata, una richiesta al ministero della Giustizia (dipartimento degli Affari internazionali) per organizzare un collegamento con il Pakistan dove Shabbar è detenuto, per permettergli di assistere al procedimento in corso a suo carico a Reggio Emilia. L’atto, specifica Beretti, è stato tradotto in tre lingue (inglese, punjab e urdu) e sarà inviato “per cortesia” anche al legale d’ufficio di Shabbar che lo assiste nella vicenda della sua eventuale estradizione. “La Corte ha preso contatto con il ministero a cui chiediamo assistenza”, ha spiegato Beretti, che ha rinviato poi l’udienza del filone processuale di Shabbar al prossimo 17 marzo. “Sperando – conclude il giudice – che nel frattempo succeda qualcosa”. La prossima udienza per l’estradizione dell’imputato è intanto fissata a Islamabad il 21 febbraio prossimo. Sono dieci le parti civili ammesse nel processo per l’omicidio di Saman Abbas, che si è aperto lo scorso 10 febbraio a Reggio Emilia. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Reggio Emilia che si è pronunciata oggi sulle 23 richieste presentate da enti e associazioni di tutta Italia. Sono nello specifico ammesse le parti: Comune di Novellara, Unione dei Comuni della Bassa Reggiana, e il fratello minore e il fidanzato di Saman. Inoltre l’Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), la confederazione islamica italiana e la Grande moschea di Roma. Infine le associazioni “Trama di terre”, “Unione donne italiane” (Udi) e “Differenza donna”. Tra gli esclusi l’associazione Penelope e il Comune di Berceto, l’unico ad aver già dato la cittadinanza italiana a Saman nel giugno del 2021.
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