di Giuliano Longo
La recente adozione di una dichiarazione ONU che invoca la “via pacifica” verso una “soluzione a due Stati” è stata dibattuta come un “punto di svolta”, ma non rappresenta altro che la ripetizione delle stesse votazioni cui assistiamo da tre decenni.
Sebbene a prima vista il recente voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla “Dichiarazione di New York” – approvata con 142 voti favorevoli, 10 contrari e 12 astensioni – possa sembrare una forte dichiarazione a favore dello Stato palestinese, nella pratica significa poco.
Già la Fondazione americana per la difesa delle democrazie (FDD) ha definito la risoluzione “fuorviante e inopportuna”, mentre Israele ha cercato di sostenere che l’Assemblea generale si stava schierando con Hamas.
In ogni caso le innumerevoli risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottate nell’arco di circa 30 anni, sono tutte molto simili in termini di voto internazionale e di preparazione della strada per uno Stato palestinese, basato su specifici principi del diritto internazionale.
Questa Dichiarazione non apporta nulla di nuovo, a parte alcuni punti chiave, ovvero l’esortazione ad Hamas a consegnare le armi all’Autorità Nazionale Palestinese e il dispiegamento di una forza internazionale di peacekeeping nella Striscia di Gaza.
Pur affermando di perseguire la non violenza e il disarmo l’ iniziativa del Consiglio di Sicurezza finge di ignorare che gli Stati Uniti porranno comunque il veto a ogni forza di pace.
Inoltre l’ipotetico dispiegamento di una forza di pace ONU con chi si si coordinerebbe, con Israele? Collaborerebbe con l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) per disarmare Hamas? Rispetterebbe la dottrina della non violenza se venisse colpita dalle forze israeliane?
Significativo è l’esempio dell’UNIFIL nel Libano meridionale dove queste forze ONU si coordinano con Israele, ma sono comunque prese di mira dai bombardamenti e non possono difendersi.
La missione a Gaza dovrebbe facilitare una presa del potere da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese, il che significa che sarà costretta (bon grè mal grè) a svolgere missioni contro i palestinesi, ma anche se Hamas dovesse disarmare, è improbabile che gli altri gruppi di resistenza lo facciano.
I n altre parole, questa forza delle Nazioni Unite non sarebbe lì per combattere Israele, ma per costringere la resistenza palestinese ad abbandonare la sua lotta a Gaza.
Gli israeliani non hanno nessuna intenzione di accettare questa soluzione né altre future, proprio mentre si accingono ad occupare l’intera area di Gaza City radendola al suolo ed espandendo i loro insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata minacciando l’annessione di fatto e di diritto. .
A meno di due anni dal genocidio nella Striscia, la dichiarazione ONU parla di “azioni mirate” contro singoli individui come risposta, per poi avviare un processo politico che dovrebbe includere Israele che, per parte sua, già giura ufficialmente di eliminare la possibilità di uno stato palestinese.
Diversi stati hanno già adottato misure mirate fino a quando l’amministrazione Trump non ha fatto marcia indietro, Biden invece aveva applicato sanzioni mirate contro specifici coloni residenti nella Cisgiordania occupata.
Inoltre Questa dichiarazione Onu vive una contraddizione quando tenta di adottare un approccio neutrale nei confronti di uno Stato coloniale (Israele) che commette un genocidio, mentre sostiene una posizione di superiorità della non violenza inviando una forza militarizzata..
Gaza, si voglia o meno usare questo termine, sta di fatto subendo un genocidio, mentre queste risoluzioni e dichiarazioni ripetono il vecchio discorso di un percorso inesistente verso la cosiddetta “soluzione dei due Stati“. Un insulto alle vittime della brutalità di Israele.
L’unica nazione ad aver agito con la forza per fare pressione sugli israeliani affinché fermassero quella che Benjamin Netanyahu definisce la sua “guerra su sette fronti” è la Repubblica Islamica dell’Iran.
Poi ci sono attori non statali, il più noto dei quali è stato Hezbollah, che ha anch’esso usato il suo potere per fare pressione su Israele affinché si fermasse, subendone enormi conseguenze.
Ma a parte il sostegno dei paesi e delle milizie legate a filo doppio con l’Iran (Yemen, Hezbollah ecc,) che non hanno alcun peso ufficiale in presunte trattative di pace, la cosiddetta “comunità internazionale” ha fatto ben poco.
Di questa impotenza dell’ONU sono testimonianza i più recenti avvenimenti.
Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran e il Segretario dell’ONU, Antonio Guterres, si è rifiutato di etichettare l’attacco come una violazione della Carta delle Nazioni Unite, non riuscendo a essere all’altezza della situazione come lo fu Kofi Annan quando gli Stati Uniti attaccarono l’Iraq.
La stessa “comunità internazionale” che ha condannato il governo dello Yemen ha inviato una forza navale multinazionale guidata dagli Stati Uniti per bombardare le autorità yemenite.
L’Arabia Saudita, che, insieme alla Francia, è stata l’artefice della Dichiarazione di New York, ha persino utilizzato le sue difese aeree per difendere Israele e consentire il libero scambio sul MarRosso.
Quando gli israeliani hanno ucciso 5.000 persone in Libano, l’allora presidente Joe Biden, elogiò la condotta di Israele, compreso l’assassinio del segretario generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, che, come Israele ammise, avrebbe comportato la morte di 300 civili libanesi.
Ci sono anche alcune altre nazioni che hanno interrotto i legami e gli accordi commerciali con Israele, ma solo il governo sudafricano ha portato Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia per genocidio.
Se questa comunità internazionale fosse davvero interessata a una pace giusta e all’attuazione concreta di una soluzione a due stati, la formula sarebbe un embargo economico internazionale totale su Israele, seguito da un intervento militare se Israele non dovesse ancora rispettarlo, come si va delineando contro la Russia.
Israele sta attualmente sta lavorando all’annessione della Cisgiordania e minaccia di sciogliere l’Autorità Nazionale Palestinese (che ironicamente dovrebbe far parte della delle decisioni di New York), mentre paesi come il Regno Unito continuano a vendere armi agli israeliani e hanno accolto il suo presidente Isaac Herzog proprio la scorsa settimana.
La realtà è che anche la recente risoluzione UE è simile a tutte le risoluzioni prive di significato adottate dalla Lega Araba e dalle conferenze islamiche oltre che dall’ONU e finiscono per annientare ogni residua speranza del popolo palestinese.
