di Laura Pirone (*)
“Non si chiami ‘difesa’ cioè che è un riarmo che “aumenta tensioni e insicurezze, depaupera gli investimenti in educazione e scuola, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. È il monito di Papa Leone XIV nel giorno della visita pastorale alla Sapienza di Roma, dove ha incontrato professori e studenti. Prevost invita a “vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran, descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”, afferma.
È ai giovani, che Prevost si rivolge, intervenendo nell’Aula magna della Sapienza. “Incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia”, dice il pontefice che richiama Sant’Agostino ricordando che anche lui “fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza”. Il disagio giovanile risuona chiaro nelle sue parole perché Leone invita a non nascondere che “molti giovani stanno male”.
“Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni – le sue parole – È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”. Ciò che “siamo” sono “i nostri legami, il nostro linguaggio, la nostra cultura” e diventa “vitale” che gli anni trascorsi all’università “siano il tempo dei grandi incontri”. E agli adulti, “il malessere giovanile domanda: ‘Che mondo stiamo lasciando?'”. Per il Papa, si sta lasciando “un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”.
“La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria – conclude – il dramma del Novecento non va dimenticato”.
(*) La Presse
