“Una proposta utile e opportuna, sulla quale stiamo lavorando”. Così la ministra del Lavoro Marina Calderone, parla in un’intervista al Corriere della Sera dell’ipotesi di un “fondo previdenziale alla nascita”, che verrebbe aperto per ogni nuovo nato con un piccolo contributo iniziale versato dallo Stato e poi alimentato volontariamente. “Da parte del governo e del ministero – sottolinea Calderone – c’è massima la attenzione a tutto quanto attiene alla costruzione di pilastri aggiuntivi di previdenza. Siamo già intervenuti, stabilendo che dal primo luglio di quest’anno vi sia l’adesione automatica ai fondi pensione dei nuovi assunti e aumentando il tetto alla deducibilità dei contributi fino a 5.300 euro l’anno. Ora valutiamo la fattibilità del fondo previdenziale alla nascita. Credo che per il successo di questo strumento servirebbe anche prevedere incentivi fiscali sui contributi versati in questa sorta di salvadanaio, magari incrementando ancora la deducibilità”. La ministra sottolinea che “le coperture si trovano, senza sottrarle ad altri strumenti, tanto più che per far partire il fondo previdenziale alla nascita bastano piccoli importi. In Germania, il governo ha appena varato un fondo del genere, prevedendo un versamento di 10 euro al mese”. Chi dovrebbe gestire il fondo, il pubblico o il privato? “Immagino un sistema in cui la vigilanza sia ovviamente della Covip mentre la gestione del fondo sia in capo all’Inps”, risponde Calderone: “Questo non significa che ci sia una preclusione a operare in modo sinergico con realtà di mercato, ma, considerando che ci dovrebbe essere anche un iniziale contributo dello Stato, credo che l’Inps possa occuparsi della gestione, del monitoraggio e della rendicontazione mentre i ministeri del Lavoro e dell’Economia svolgono il ruolo di indirizzo e vigilanza”.
Impegno su proroga detassazione aumenti e premi
“Il recupero del potere d’acquisto non avviene in maniera repentina, ma abbiamo preso i provvedimenti che servono, stanziando due miliardi. Ne ricordo qualcuno. La detassazione al 5% degli aumenti contrattuali significa che un lavoratore, su mille euro di aumento in un anno, non versa più mediamente 330 euro di Irpef ma solo 50. E l’aliquota dell’1% sui premi aziendali, con l’aumento da 3mila a 5mila euro dell’importo detassabile, ha prodotto un aumento sia del valore sia dei lavoratori beneficiari dei premi stessi.
Infine, aver messo al centro il “salario giusto”, stabilendo che il riferimento per le retribuzioni è il “trattamento economico complessivo” indicato nei contratti stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, significa andare oltre i minimi di retribuzione, e le stesse parti sociali hanno in corso una trattativa che parte da questi presupposti”. Così la ministra del Lavoro Marina Calderone, in un’intervista al Corriere della Sera. Le aliquote del 5% e dell’1% saranno confermate anche per il 2027? “C’è un impegno non solo mio ma soprattutto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – sottolinea Calderone -. Ritengo inoltre che vada confermata la tassazione agevolata sul resto del ‘pacchetto’, dal lavoro notturno ai festivi”.
