di Riccardo Bizzarri (*)
“Panem et circenses”, dicevano i Romani. Ma al Presidente Bittner sembrava troppo poco: lui voleva anche bistecche da 300 euro, iPhone di ultima generazione, e soprattutto… l’iscrizione al Fantacalcio. A spese nostre, ovviamente.
Nel glorioso sport del Pentathlon Moderno, eredità aristocratica che mescola equitazione, scherma, nuoto, corsa e tiro a segno, l’unica vera disciplina rimasta pare fosse quella del “brucia budget”, dove il presidente federale Fabrizio Bittner si è allenato con costanza degna di un olimpionico. Risultato: 20mila euro in spese personali in soli tre anni, e una squalifica di 20 mesi. Il rapporto è perfetto: mille euro al mese, un mese di squalifica per ogni chilometro di ricevute.
Tra le voci più folgoranti emerse dall’inchiesta figurano bistecche da 300 euro (probabilmente ricavate da una mucca cresciuta ascoltando Mozart e nutrita a champagne) e le immancabili spese tecnologiche. Ma l’apice della modernità è toccato con l’iscrizione al Fantacalcio, la vera sesta disciplina del pentathlon nazionale. Quando gli hanno chiesto conto della cosa, lui ha risposto con uno dei capolavori della giustificazione pubblica moderna:
“In questo caso devo aver sbagliato tasto del pc…”.
Il solito tragico errore da tastiera, certo. Come quando Luigi XVI firmò la tassa sul pane: un clamoroso Ctrl+Z mai effettuato.
Ma attenzione, non si tratta di un caso isolato. In Italia, lo sport non è solo sudore e medaglie: è anche una lunga maratona burocratica, dove i vertici delle federazioni gareggiano non per abbattere record cronometrici, ma per testare i limiti dell’assurdo con la carta di credito federale.
E mentre gli atleti si allenano in silenzio, tra centri sportivi mezzi chiusi e fondi scarsi, il vertice se la gode tra tagliate di Kobe, cellulari e formazioni da schierare il sabato mattina.
Una domanda sorge spontanea: è davvero il Fantacalcio il problema, o è solo il simbolo perfetto di uno sport nazionale chiamato “scaricabarile”?
Perché se è vero che Giulio Cesare attraversò il Rubicone dicendo “Alea iacta est”, qui sembra che Bittner abbia attraversato l’ufficio cassa dicendo semplicemente:
“Tanto paga Pantalone”.
E infatti paga Pantalone. Sempre.
(*) Giornalista
