Cronaca

Pentimento per il superboss dei Casalesi Francesco Schiavone (Sandokan)

Era nell’aria il pentimento di Francesco Schiavone, più conosciuto come Sandokan, leader incontrastato e fondatore del clan dei Casalesi. La decisione del capo dei capi, solo dopo 26 anni di prigione, la maggior parte trascorsi in regime del carcere duro, e a seguito anche di una grave malattia, per lui il ricovero nell’ospedale de L’Aquila, stesso nosocomio dove è morto l’altro padrino della criminalità organizzata: Matteo Messina Denaro. L’avvio del percorso di collaborazione da parte di Francesco Schiavone, soprannominato ‘Sandokan’, viene confermato dalla Direzione nazionale Antimafia. Secondo quanto si apprende la decisione sarebbe maturata nelle ultime settimane, durante le quali la Dna e la Dda di Napoli hanno svolto un lavoro con la massima discrezione. Schiavone è stato arrestato nel luglio del 1998 e da allora è recluso al regime del 41 bis. Anche due suoi figli, Nicola e Walter, hanno avviato alcuni anni fa lo stesso percorso ora intrapreso dal padre, ma tutto il resto della famiglia non ha accettato la svolta e si è dissociata dalla scelta dell’ex Capoclan, rifiutando il programma di protezione.Schiavone iniziò la sua carriera criminale come autista e guardia spalle di Umberto Ammaturo; venne arrestato per la prima volta nel 1972, appena diciottenne, per detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. La permanenza in galera durò poco e una volta uscito venne denunciato per armi, lesioni e spari in luogo pubblico. Egli partecipò ad alcune guerre fra diversi clan camorristici che causarono, nel casertano, centinaia di vittime. Schiavone è stato arrestato l’11 luglio 1998 in un bunker del suo paese natale: alle 23 della sera precedente una squadra di PoliziottiCarabinieri e Agenti della Direzione Distrettuale Antimafia fecero irruzione in un appartamento di via Salerno che era stato tenuto sotto controllo per una settimana, ma il boss si riuscì a stanare solo la mattina seguente dopo 13 ore di demolizioni quando, oramai consapevole di non avere più scampo, da un bunker sotterraneo Sandokan sbucò con in braccio una delle figlie; lì sotto oltre alle figlie c’erano anche sua moglie Giuseppina Nappa e il cugino Mario. Nel bunker furono ritrovati due fucili, diversi dipinti realizzati da Schiavone stesso oltre a una Bibbia e a diverse opere sulla storia del Regno delle due Sicilie, su Napoleone Bonaparte e su Benito Mussolini. Al giudice che lo interrogò il giorno seguente disse di essere innocente, di essere stato perseguitato da una certa politica, di non essere un camorrista e che i pentiti raccontavano falsità per ottenere stipendio e protezione. Per i reati di camorra da lui commessi, venne subito sottoposto al regime carcerario speciale previsto dall’art. 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario.

Un mese dopo la cattura cominciò a circolare la voce circa una possibile collaborazione di Schiavone il quale però smentì l’indiscrezione con una lettera inviata alla Gazzetta di Caserta[15]. Mentre era in custodia, la fazione di De Falco è stata sconfitta.

Il 9 luglio 2004 la Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, accogliendo la richiesta del PM Marino, condannò Schiavone all’ergastolo per l’omicidio di Saverio Ianniello: l’allevatore di bufale veniva considerato contiguo alla NCOdi Raffaele Cutolo e sarebbe stato ucciso nel 1983 per intimare al boss di Ottaviano di non inoltrarsi nel casertano.

Nel corso del processo Spartacus Schiavone prese la parola per dire che “il clima ostile e pregiudizievole” avrebbe condizionato un processo costruito grazie a un complotto politico organizzato dall’ex senatore Lorenzo Diana sulla base degli articoli di giornale, dal libro di Nanni Balestrini Sandokan. Storia di camorra e dai pubblici ministeri che avrebbero fatto da suggeritori ai pentiti. Il 15 settembre 2005 Schiavone è stato condannato all’ergastolo per associazione di tipo mafiosoperché ritenuto coinvolto in almeno sei omicidi (tra cui quello di Antonio Bardellino); la stessa sorte toccò al fratello Walter.

Il 16 giugno 2008, durante le fasi finali dell’appello del processo Spartacus che si svolgeva presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Schiavone comparve in videoconferenza dal carcere dell’Aquila dove era detenuto, dichiarando di non voler comparire in video perché non voleva essere considerato come una fiera in gabbia[18]. Due giorni dopo venne condannato alla pena dell’ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei Casalesi come Francesco Bidognetti e i due superlatitanti Antonio Iovine e Michele Zagaria. Successivamente alla condanna, il 28 giugno venne trasferito nel carcere di Opera, dove rimase sotto il regime del 41 bis, ossia il carcere duro. Nonostante ciò, nel gennaio 2010 Schiavone riuscì a incontrare il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano durante l’ora d’aria, creando grande allarme tra i magistrati napoletani.

Il 15 gennaio 2010 la Cassazione confermò in via definitiva la condanna all’ergastolo per Schiavone.

Il 18 ottobre 2016 Schiavone riceve un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Antonio Diana, vigile urbano di San Cipriano d’Aversa, ucciso l’11 febbraio 1989. Il 15 marzo 2022 la Cassazione conferma in via definitiva la condanna all’ergastolo per il boss[24].

Nel marzo del 2017 a Schiavone è stata recapitata un’altra ordinanza di custodia cautelare per un omicidio avvenuto nel 1986 a Castel Volturno, zona presidiata dalla mafia nigeriana: in quell’occasione fu ucciso un immigrato africano ritenuto uno spacciatore al dettaglio. L’assassinio, come hanno rivelato i pentiti, aveva lo scopo di mandare un messaggio a tutti gli altri anche perché Sandokan non aveva mai tollerato lo spaccio gestito dai nordafricani volendo evitare da un lato l’attenzione delle forze dell’ordine e dall’altro il rischio che la droga seducesse gli affiliati al clan che, una volta diventati cocainomani, potevano rivelarsi inaffidabili.

La conferma della sua pericolosità è stata ribadita nel gennaio del 2018 quando la Cassazione ha bocciato la richiesta di revoca del carcere duro.

 

 

Related posts

Lavori edili da “Superbonus 110” mai realizzati, le Fiamme Gialle sequestrano crediti per 3,7 mln di euro

Redazione Ore 12

Terme e Spa, controlli a tappeto dei Carabinieri dei Nas: chiusure e sanzioni

Redazione Ore 12

Ancora morti sulle strade, due gravi incidenti a Palermo e Frosinone. Sei i feriti e tra questi tre bambini

Redazione Ore 12