La guerra di Trump

Perché Trump è “deluso” dal suo piano di pace a Gaza?

Il presidente Donald Trump - Foto: LaPresse/AP

 

di Balthazar

 

Appena cinque giorni dopo che Trump ha salutato come “storico” l’accordo sul disarmo di Hamas da parte del Board of Peace (BOP) – l’organismo che Trump ha creato per supervisionare il suo piano di pace di Gaza. Una dichiarazione che lo stesso Booard lo ha di fatto smentito di fatto.

Doo 8 mesi  otto mesi di negoziati  tra l’Alto rappresentante della BOP il bulgaro Nicolay Mladenov e  Hamas, sembrava che si aprisse la strada per l’attuazione della seconda fase – a lungo ritardata – del  piano in 20 punti. Ciò avrebbe incluso la creazione di un organo di governo palestinese e delle forze di polizia, insieme al disarmo di Hamas e al ritiro contemporaneo delle forze israeliane dall’enclave devastata.

Trump e il suo BOP avevano già ignorato d le violazioni quotidiane di Israele del cessate il fuoco. c gli attacchi aerei quasi quotidiani su tutta Gaza che nelle ultime settimane hanno ucciso 150 palestinesi, da aggiungersi ai  1.250  da quando il cessate il fuoco è stato firmato lo scorso ottobre.

L’accordo della scorsa settimana avrebbe richiesto ad Israele e ad Hamas  di soddisfare tutti i suoi obblighi in sospeso, quali la distinzione .tra armi pesanti e quelle di piccolo calibro (private) che sarebbero state ritirate contemporaneamente al ritiro israeliano.

L’accordo prevedeva un processo parallelo e graduale con il quale il ritiro militare israeliano e la disattivazione delle armi di Hamas si sarebbero verificati contemporaneamente. Desiderosi di far funzionare l’accordo, i funzionari americani avevano minacciosamente avvertito che se Israele avesse respinto il piano, “ovviamente il presidente Trump sarebbe stato molto, molto deluso”.

Ma Israele l’ ha respinto e prontamente  I Repubblicani del Congresso USA hanno adottando la posizione israeliana anche se  l’articolo 8 della Road Map  afferma espressamente che il processo di disattivazione è collegato “a un ritiro israeliano graduale dalle aree che controlla a Gaza e all’inventario delle armi detenute dalle milizie armate”.

Quindu  il Board of Peace di Trump ha riscritto il proprio piano di pace, richiedendo ad Hamas di soddisfare tutti i suoi obblighi di fase 2 anche prima che Israele abbia soddisfatto uno qualsiasi dei suoi obblighi di fase 1.

Con questa decisione crolla  credibilità di Mladenov come mediatore, ma soprattutto quella di Washington. Se un accordo negoziato può essere così rapidamente e facilmente negato dalla Casa Bianca, perché Hamas – o anche galtri attori regionali come l’Egitto e il Qatar – dovrebbero continuare a dialgare con il Board?

Cosa può succedere ora mentre la popolazione palestinese vede sfumare ogni possibilità di sollievo alla sua disperata situazione?

I dirigenti di Hamas e i mediatori regionali (Qatar, Turchia, Egitto) hanno ribadito che il disarmo deve essere un processo reciproco e progressivo. Chiedere a Hamas di cedere armi e di smantellare la rete di tunnel mentre l’esercito israeliano mantiene posizioni all’interno della Striscia, riduce le probabilità che il gruppo completi la consegna degli arsenali.

Nel frattempo le frange oltranziste dell’ala militare (le Brigate Al-Qassam) potrebbero rifiutare l’ordine dei vertici politici, con il  rischio di incidenti, attacchi sporadici e conseguenti ritorsioni militari , minando così la già fragile tregua.

In Israele, la destra e i ministri ultranazionalisti spingono per mantenere il controllo di sicurezza su Gaza e rifiutano qualsiasi arretramento prematuro prima di aver verificato il  completo disarmo di Hamas, sempre che sia sufficiente a placare I loro spiriti bellicosi.

Allora sarà difficile per Washington continuare a presentare il piano del Board of Peace come un successo diplomatico rapido. Se lo scarto temporale tra disarmo e ritiro farà deragliare l’intesa, la diplomazia americana dovrà decidere se esercitare forte pressione su Israele o rischiare il fallimento dell’intero impianto di pace.

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