La guerra di Putin

Ucraina: è possibile una «quasi vittoria» russa nel 2027? Le analisi degli esperti

 

di Giuliano Longo (*)

Nel dibattito strategico condotto dai principali think tank e centri studi militari internazionali,  si fa strada  un’analisi pragmatica sugli sviluppi della situazione in Ucraina.: la concreta possibilità che il conflitto  si avvii a una conclusione entro il 2027 attraverso una “quasi vittoria” della Russia.

Ma cosa intendono gli analisti con l’espressione “quasi vittoria”?

Si tratta di un esito in cui il Cremlino riesce comunque a consolidare i propri obiettivi strategici,  ovvero il controllo del Donbass e delle regioni occupate (circa un quinto del territorio ucraino), la neutralizzazione delle ambizioni di adesione di Kiev alla NATO e il  ridimensionamento del potenziale industriale e militare ucraino.

 I report del RUSI e le analisi dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) evidenziano che la Russia ha convertito con il proprio sistema  economicoorientato verso una guerra permanente. Nonostante sanzioni e perdite umane, il Cremlino garantisce un flusso ininterrotto di munizioni, droni e reclute al fronte, sostenuto da triangolazioni commerciali e forniture a doppio uso dall’asse eurasiatico, prevalentemente con la Cina..

L’Ucraina  deve invece  fare i conti con un forte calo demografico e una produzione bellica insufficiente, che la rende interamente dipendente dalle decisioni politiche dei Paesi alleati.

Entro il 2027 la crsi energetica e una mancata soluzione definitiva del conflitto americano con l’Iran  e il logoramento dell’opinione pubblica soprattutto europea, potrebbero indurre l’Occidente ad accettare un congelamento del conflitto, inducendo Kiev a negoziare.

Valutazioni condotte dal Council on Foreign Relations (CFR) e dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) pongono l’accento sulla strategia russa di bombardamento delle infrastrutture energetiche e logistiche ucraine.  La combinazione tra distruzioni fisiche, collasso delle entrate fiscali e una crisi demografica aggravata dall’esodo di milioni di ucraini, rischiano di rendere insostenibile la tenuta dello Stato nel medio periodo, senza un sussidio globale e illimitato da parte alleata.

Nelle simulazioni pubblicate da GLOBSEC, il 2027 viene individuato come l’anno nel  quale i fattori di attrito, sfavorevoli a Kiev, potrebbero giungere a un linite ivalicabile.  Se la linea del fronte non dovesse crollare la superiorità numerica e la resilienza della Russia consentirebbero a Mosca di imporre un cessate il fuoco legato al puro dato di fatto territoriale.

Un epilogo che consegnerebbe a Vladimir Putin una vittoria di fatto con un’Ucraina sovrana, ma territorialmente mutilata, economicamente devastata e confinata in una zona grigia ai margini della sicurezza europea.

La prospettiva cinese sulla traiettoria della guerra in Ucraina nel 2027 differisce sostanzialmente da quella occidentale.

Nei circoli diplomatici e accademici della Repubblica Popolare (come la Shanghai University of International Studies o il Chongyang Institute della Renmin University) lorientamento è quello  che molti osservatori definiscono “neutralità filo-russa”. Per Pechino, l’esito ideale non è né una vittoria schiacciante della Russia nè una sua sconfitta che potrebbe mettre ingravi difficoltà non solo lo stesso Putin, ma tutto il sistema politico russo, con esiti imprevedibili.

Una “quasi vittoria” russa entro il 2027 soddisfa qundi la priorità di Pechino che vede Mosca come un perno dell’asse anti-egemonico occidentale e rende la Russia dipendente dall’economia cinese per esportazioni energetiche, tecnologia a doppio uso e mercati finanziari.

Molti studiosi di Pechino definiscono l’assistenza occidentale all’Ucraina come una “guerra per procura avanzata”  alimentata dagli USA che comunque dovrebbero impiegare ingenti risorse economiche e militari per sostenere l’Europa, a scapito del teatro dell’Indo-Pacifico. Posizione che praticamente non sembra nelle intenzioni di Donald Trump

Ufficialmente, Pechino continua a promuovere il proprio documento in 12 punti e le proposte congiunte (come il piano a 6 punti concordato con il Brasile) sostenedo che qualsiasi cessate il fuoco debba prendere in considerazione le “leggittime preoccupazioni di sicurezza”  di Mosca, basandosi sulla sul congelamento delle posizioni lungo le linee di contatto nel 2027.

Infine va citata la posizione  dei Paesi «terzi»identificati prevalentemente con il Global South, dall’India al Brasile fino alla Turchia — che mantengono una posizione di pragmatica neutralità, non applicando le sanzioni a Mosca e continuando  a commerciarvi, privilegiando la loro stabilità economica per energia e sicurezza alimentare nazionali, rispetto alla difesa dell’ordine di sicurezza europeo.

Pur invocando formalmente il rispetto dell’integrità territoriale e una soluzione diplomatica rapida, considerano la guerra come un conflitto regionale euro-atlantico che prosciuga risorse globali. Un congelamento delle ostilità entro il 2027 viene quindi accolto con favore da numerosi esperti, poiché consoliderebbe un assetto multipolare in cui il Global South sfrutta la competizione tra grandi potenze per affermare la propria autonomia strategica.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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