Economia e Lavoro

Pil a gonfie vele

Roma, 10 lug. (askanews) - Dopo la forte flessione registrata ad aprile, mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi per via dei provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria, a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività. La produzione industriale, secondo le stime dell'Istat, aumenta del 42,1% su base mensile. Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2020 l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 20,3% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di maggio 2019). Nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Il livello della produzione, peraltro, risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l'indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l'emergenza sanitaria. L'indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti: aumentano in misura marcata i beni strumentali (+65,8%), i beni intermedi (+48%), i beni di consumo (+30,8%) e, con una dinamica meno accentuata cresce l'energia (+3,4%). Forti flessioni tendenziali caratterizzano tutti i principali comparti; il calo è meno pronunciato solo per l'energia (-7,2%), mentre risulta più rilevante per i beni strumentali (-22,8%), i beni intermedi (-22,4%) e quelli di consumo (-18,7%). Tutti i principali settori di attività economica registrano diminuzioni tendenziali. Le più accentuate sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-37,3%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-34,1%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-24,8%); i cali minori, invece, si osservano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-4,2%) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-5,2%).

Economia italiana avanti oltre il 5% ne sono convinti il ministro delle Finanze, Franco e il Governatore della Banca d’Italia, Visco

(Red) Un recupero del Pil pari o superiore al 5% “appare raggiungibile, così come il ritorno al livello del Pil trimestrale pre-crisi entro il terzo trimestre del 2022”. Ne è convinto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, intervenuto all’assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana. Una previsione che si concilia con il fatto che “per il secondo trimestre si stima una crescita congiunturale prossima al 2%”. Della stessa opinione è il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha voluto sottolineare come “grazie al buon andamento della campagna di vaccinazione e al miglioramento del quadro sanitario, la ripresa economica si sta consolidando” e “secondo le valutazioni attuali, la crescita si rafforzerebbe con decisione nel secondo semestre; nella media dell’anno potrebbe toccare valori intorno al 5 per cento – spiega il numero uno di Palazzo Koch – consentendo un recupero di oltre metà della caduta del prodotto registrata nel 2020”. Previsioni ottimistiche che però devono fare i conti con una incertezza che “resta elevata”. Secondo Visco, anche se “la fase espansiva dovrebbe consolidarsi, restando sostenuta anche per il prossimo biennio”, perché si realizzi questo scenario di ripresa è comunque necessario “che prosegua ai ritmi attuali la campagna di vaccinazioni e si consolidi il contenimento dei contagi”. Un’altra incognita, secondo il governatore della Banca d’Italia, è rappresentata dai ritardi nell’attuazione delle misure di rilancio previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che nel caso in cui avvenissero “potrebbero indebolire, anche per gli effetti negativi sulla fiducia d’imprese e famiglie, le prospettive sulla domanda aggregata e sull’occupazione”.

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