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Pippo Baudo, quando il segno della storia è tracciato

di Giuseppe Onorati

L’agire ed interagire umano e sociale crea, disfa, ricostruisce; tutto avviene quasi fosse uno “scontato” fluire della realtà, senonché quando se ne prende coscienza e si dotano di senso e significato l’agire e l’interagire, arriva il momento della storia.

Pur se già un agire è talmente denso di significato nel suo svolgersi o comunque quando il soggetto protagonista sia vivente, sembra che necessariamente l’evento morte (prescindendo dalle varie posizioni che aleggino attorno a tale evento) costituisca il punto simbolico, giunti al quale si possa esplicitare in gran risonanza l’investitura storica, quasi fosse una liturgia del bilancio ex post.

Tale fenomenologia rispecchia pienamente la situazione di Pippo Baudo di cui, abbiamo appreso Sabato sera dello scorso sedici Agosto, della dipartita. Appena è giunta la notizia è letteralmente esplosa mediaticamente una netta e convergente esternazione di riconoscimenti dell’importanza storica che ha avuto per la televisione e più in generale per la cultura italiana, la figura del conduttore ed artista televisivo siciliano.

Pippo Baudo (all’anagrafe Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo), debutta alla Rai negli anni Sessanta. Dopo essere stato considerato ad un provino adatto per programmi minori, ottiene un grande quanto inaspettato successo con la trasmissione Settevoci. In seguito a tale successo sul finire del decennio gli viene affidata la “pesante” conduzione del Festival di Sanremo, in cui Baudo confermerà la sua prontezza e preparazione (a questa edizione del Festival appartiene la simpatica e comica scena di Baudo costretto ad interrompere un incontenibile Louis Armstrong ignaro della tempistica dello spettacolo festivaliere). Quello fra Baudo ed il Festival di Sanremo diverrà un sodalizio molto importante sia quantitativamente , in quanto con le sue tredici conduzioni ha il primato, che qualitativamente per la passione e l’intensità profuse nella gestione e poi direzione artistica dello spettacolo che toccherà alti livelli.

Negli anni Settanta ormai Baudo è una pedina su cui la Rai scommette pienamente e gli vengono affidati dei programmi importanti del Sabato sera come Canzonissima,  di cui ne conduce due edizioni con Loretta Goggi e Mita Medici; poi arriva ai quiz, territorio dominato da Mike Buongiorno, con la conduzione di Spaccaquindici  (proprio in sostituzione del Rischiatutto Di Buogiorno), Un colpo di fortuna e Secondo voi. La sua è ormai consacrata come una figura portante della televisione, ed assieme a Corrado, Buongiorno e Tortora compone il gruppo definito “ i quattro moschettieri della tv”, che trova condensazione estetica, per così dire, nella scena di avanspettacolo in cui Mina in un’atmosfera broadwayiana li presenta e ringrazia per la partecipazione a fine spettacolo mentre i quattro salutano accennando un balletto.

Decisamente maturo e garanzia di bravura e professionalità, sul finire degli anni Settanta conduce Luna Park, storica trasmissione RAI in cui è lanciata una giovanissima Heather Parisi e dove si esibiscono e  fanno conoscere al grande pubblico Beppe Grillo, Tullio Solenghi, La Smorfia, Fioretta Mari, Enrico Beruschi ed è in questo periodo che inizia per Baudo un momento fondamentale per la sua storia professionale.

Negli anni Ottanta del secolo scorso  la televisione in Italia, come del resto in tutte le società occidentali avanzate, guadagna centralità nella modernizzazione della società (tanto da caratterizzare le società come società mass mediatiche, più degli altri mezzi di comunicazione massiva) e proprio in questo periodo di apice dello sviluppo mediatico-televisivo Pippo Baudo vive un apice storico-professionale. Assieme a Raffaella Carrà e Renzo Arbore rivoluzionano la conduzione, creando un modello che da presentatore di protagonisti ed eventi dello spettacolo, portano il conduttore, come anche Aldo Grasso ha evidenziato, a protagonista principale dello spettacolo, che plasma in modo demiurgico il programma televisivo come propria opera d’arte. L’effetto più rilevante di questo nuovo paradigma della conduzione televisiva è che nell’immaginario collettivo i programmi vengano direttamente identificati con il presentatore, proprio perché la personalità e la creatività del conduttore sono diventati elementi preponderanti nella genesi e nella realizzazioni delle trasmissioni.

In questo nuovo scenario, come anticipato, Baudo è uno dei protagonisti storici che scrivono la nuova televisione, firmando successi e dominando la scena con qualità e classe.  Da Domenica in, ereditata da Corrado, alle edizioni di Fantastico, a Serata d’onore, passando per le quattro edizioni del Festival di Sanremo, è una serie di successi in cui Baudo decreta la sua “signoria” televisiva, gestendo i programmi dalla a alla z, dettandone magistralmente i tempi come un direttore d’orchestra e scoprendo talenti. Grande personalità, professionalità e passione smodata per il lavoro; grande preparazione in tutti i campi trattati, mai demagogico pur ricercando una comunicazione opportunamente trasversale, adatta al pubblico generale in cui vige un’eterogeneità culturale. Sempre attento al valore pedagogico che la televisione pubblica debba nella sua convinzione, necessariamente mantenere.

Baudo quindi diviene negli anni Ottanta un protagonista fondamentale della televisione italiana, ricavando molte rose del successo ed il riconoscimento di una elevata capacità come scopritore di talenti (basti pensare oltre ai già citati Heather Parisi e Beppe Grillo, a Lorella Cuccarini, tanto per nominarne alcuni) e questa sua “signoria” televisiva viene ricalcata satiricamente dalla geniale parodia di Gianfranco D’Angelo nel corso della trasmissione Drive-in, dal titolo Anche i Baudi piangono , titolo riadattato su quello della telenovela messicana Anche i ricchi piangono.

Molte rose ma nel 1986 arriva una spina molto insidiosa; Durante una puntata di Fantastico 7 una battuta di Beppe Grillo sulla delegazione del Partito Socialista Italiano che aveva seguito l’allora Presidente del Consiglio Craxi in un viaggio in Cina, innescò una forte polemica in cui fu coinvolto Pippo Baudo ed in questo clima una frase del Presidente RAI Enrico Manca, che definisce Baudo gramscianamente “nazional-popolare”, viene accolta tutt’altro che serenamente dal conduttore siciliano; questa goccia fa traboccare un vaso di polemiche ed attriti da cui scaturisce l’andar via di Baudo dall’azienda pubblica, per approdare alla televisione dell’allora gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi (assieme all’altro gigante Carrà).

L’esperienza in Fininvest non è delle migliori perché il programma Festival condotto con Lorella Cuccarini non andrà secondo le aspettative ed in più alcuni colleghi di Baudo esprimono malcontento per la sua nomina a direttore artistico. Questo porta Baudo a rescindere il contratto, pagando con la cessione di una palazzina a Roma di sua proprietà al gruppo Fininvest (palazzina che oggi ospita la Medusa e gli studi del Tg5 per il gruppo Mediaset e che viene chiamata  “palazzina Baudo”).

Il ritorno in RAI è sul secondo canale con Serata d’onore che va molto bene e poi una nuova serie di successi riconferma il valore di Baudo: da Domenica in al quiz Luna Park che lo vede anche in veste di direttore artistico e con il quale riesce a vincere dopo anni la concorrenza con Mediaset nella fascia preserale; da Gran Premio a Fantastico; da Partita Doppia a Numero Uno; da Papaveri e papere a Mille lire al mese, condotti con l’amico Giancarlo Magalli. Soprattutto però, dal 1992 al 1996 sono da sottolineare le cinque edizioni del Festival di Sanremo nelle quali da direttore artistico a conduttore offre dei festival dove la musica è al centro dell’attenzione con risultati di alta qualità e con scoperta di talenti del calibro di Laura Pausini, Giorgia, Irene Grandi, Francesca Alotta ed Aleandro Baldi, Gerardina Trovato, Andrea Bocelli, Siria, Marina Rei e tanti altri. La musica del resto è uno degli interessi più importanti di Baudo, anch’egli musicista e raffinato ascoltatore; la sua direzione artistica del Festival lo vede interagire con i cantanti dispensando consigli in merito ai testi, agli arrangiamenti ed alle composizioni, ottenendo grande riconoscimento di competenza da parte di cantanti e musicisti ed i vari pensieri dedicati sui social dal mondo della musica appena appresa la notizia della sua dipartita lo conferma.

Nonostante gli enormi successi collezionati e la conferma di un riferimento imprescindibile del fare televisione, tanto da essere appellato da parte di stampa ed opinione pubblica “Super Pippo”, nel 1996 avviene il secondo strappo con la RAI. In seguito ad accuse giudiziarie legate a delle telepromozioni all’interno dei programmi, Baudo si dimette da direttore artistico e decide nel corso dell’inchiesta di non comparire in video; probabilmente, non trovando un aspettato sostegno da parte dell’azienda per cui ha collezionato successi, decide di lasciare la RAI e di ritornare a Mediaset ma anche questa volta l’esperienza non è all’altezza delle aspettative.

Sul finire degli anni Novanta rientra “in punta di piedi” in RAI sul terzo canale con il quiz pomeridiano Giorno dopo giorno che ottiene un ottimo gradimento e poi sempre sul terzo canale va in prima serata con Novecento, programma nel quale viene raccontata la storia del secolo tramontato tramite importanti protagonisti di vari campi della società, in cui si evince al massimo la cifra stilistica di Baudo, sempre a suo agio su ogni argomento tematizzato.

Gli anni seguenti lo rivedranno protagonista come direttore artistico e conduttore di quattro ottime edizioni sanremesi, sempre confermando la sua alta competenza musicale e capacità di gestione e di resa dello spettacolo; ci saranno ancora alcune edizioni di Domenica in con l’interessante preserale Ieri oggi e domani e poi, Serata d’onore. Baudo si confermerà riferimento storico ed imprescindibile nella conduzione, capace di affrontare qualsiasi discorso sempre con appropriatezza, di dialogare col nuovo, anche approcciando nuovi codici di linguaggio; tuttavia i cambiamenti comportati da una post-modernità televisiva sempre più protesa ad esporre patetismo, aggressività, e svuotata di contenuti, rendono la televisione sempre più lontana da un suo ideale incarnato perfettamente durante la sua carriera, di televisione sobria, spettacolare, pedagogica e di contenuto pur non tradendo mai l’accessibilità comunicativa trasversale.

Ci sarà un’ultima Domenica in nella stagione 2016-17, poi condurrà una rubrica quindicinale Storie di televisione all’interno della trasmissione I fatti vostri dell’amico regista Michele Guardì e con Fabio Rovazzi un Sanremo Giovani. Il sette giugno 2019 Buon compleanno…Pippo sarà l’ultima conduzione di Baudo, in un’occasione dove per i suoi ottantatré anni e per i sessanta di carriera viene celebrato da amici come Fiorello, Laura Pausini, Albano e Romina e Ficarra e Picone.

Indubbiamente un maestro di televisione che ha contribuito nel costruire un paradigma di modernità televisiva in cui, la conduzione diviene parte integrante dello spettacolo ed elemento fondamentale nella realizzazione della forma .

Con Pippo Baudo si è segnata la storia.

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