Ultimatum del Tycoon ad Hamas: “Accettate o vi distruggiamo”
di Andrea Maldi
Donald Trump si è detto molto entusiasta sui colloqui avvenuti nei giorni scorsi tra le delegazioni di Hamas e Israele mediati da Egitto e Qatar, e sul suo Social Truth scrive: “Mi è stato detto che la prima fase dovrebbe essere completata questa settimana e chiedo a tutti di agire velocemente. I team tecnici si sono riuniti nuovamente ieri in Egitto per elaborare e chiarire gli ultimi dettagli. Andranno avanti per altri due giorni. Il piano è un ottimo affare per Israele, per il mondo arabo, quello musulmano e il mondo intero. Avrete la pace in Medio Oriente per la prima volta, in 3.000 anni. Recupereremo gli ostaggi quasi immediatamente. Ma se Hamas non dovesse accettare il piano di pace sarà distrutta.”
Condizione avvalorata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu che avverte: “Finché l’ultimo degli ostaggi, vivo o morto, non sarà trasferito in territorio israeliano, non passeremo ad altre clausole – la prima clausola prevede il rilascio di tutti i prigionieri – . Se Hamas non dovesse rispettare i termini fissati dal presidente Trump sul rilascio degli ostaggi, Israele riprenderà le operazioni militari con il pieno appoggio di tutti i paesi coinvolti”.
Nel secondo summit di pace, iniziato ieri a Sharm el Sheikh in Egitto, per la delegazione di Hamas è prevista la presenza del Membro del Consiglio legislativo palestinese khalil al-hayya (recentemente obiettivo di un’incursione israeliana a Doha), mentre per lo Stato ebraico i dirigenti delle due agenzie d’intelligence (servizi segreti israeliani) Mossad e Shin Bet, e l’ex comandante militare e attualmente coordinatore dei negoziati per i prigionieri e i dispersi, Gal Hirsch. Per la rappresentanza Usa, in arrivo nelle prossime ore, gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, e il ministro degli Affari strategici e capo dei negoziati per il rilascio degli ostaggi, Ronald Dermer.
Tuttavia Hamas ritiene che il piano di Trump non sia al momento attuabile per problemi logistici. Il recupero dei corpi degli ostaggi israeliani uccisi in varie zone della striscia di Gaza, da scambiare con quelli palestinesi tra i quali il leader islamico Marwan Barghouti, richiede tempo ed organizzazione, chiedendo inoltre la cessazione completa dell’offensiva israeliana (IDF).
L’organizzazione terroristica avrebbe mostrato disponibilità sulla consegna del proprio arsenale – come vuole il piano di pace del Tycoon – ma Israele frena, ribadendo di voler mantenere un contingente militare in determinate zone della striscia per un periodo sine die.
La preoccupazione è che Hamas stia facendo un “gioco sporco”, dichiarando di non sapere dove si trovano tutti i corpi dei prigionieri israeliani eviterebbe l’annientamento e, al contempo, allungherebbe i tempi dei negoziati.
Nel frattempo circa 900 mila palestinesi hanno abbandonato Gaza City per dirigersi nella parte sud dell’exclave, verso il confine nord dell’Egitto. Ma il sud, le cosiddette “zone sicure”, sono anch’esse luoghi di bombardamento e sofferenza. La situazione umanitaria a Gaza è catastrofica e le “zone protette” sono solo una tragica utopia.
