Roma Capitale

Provincia del Litorale Nord del Lazio: un’opportunità o un’illusione? La mia proposta per un confronto

di Umberto Costi
Credo che il dibattito sulla costituzione della Provincia del Litorale Nord del Lazio non vada ridotto esclusivamente a un problema di costi, aspetto chiaramente da non trascurare in questi tempi cupi segnati dall’incertezza. Io credo, tuttavia, che sia giunto il momento di una Weltanschauung — di una visione ampia — che metta da parte i manuali di diritto amministrativo per chiederci, con estremo realismo: l’istituzione di questa provincia può rappresentare una strada da valutare per dare dignità ai nostri giovani e modernizzare il territorio, o si rischia di inseguire un miraggio?
Sia chiaro, per sgombrare il campo da equivoci: la mia ferma opposizione all’autonomia differenziata resta totale. Sono sceso in piazza organizzando banchetti di Socialdemocrazia contro la riforma Calderoli, perché la ritengo innaturale e pericolosa per l’unità nazionale. La mia proposta non è quindi un assist a quel modello; non bisogna pensarlo neanche per scherzo. È una prospettiva irta di ostacoli ma credo di buon senso, figlia di una visione socialdemocratica che ha intrinseco il concetto di futuro. Penso molto semplicemente che la firma del burocrate debba essere fisicamente vicina al molo del porto, alle proprietà demaniali, agli stabilimenti che rendono fruibili le spiagge e spesso le salvaguardano dall’incuria, alle spiagge libere, alle realtà imprenditoriali, commerciali e industriali e dove, più in generale, nascono i problemi.
Questa convinzione mi accompagna da tempo. Era il 1988 quando mi trovavo a Marsiglia per completare la mia formazione chirurgica. È passata una vita intera, eppure già allora, vivendo la quotidianità di quella meravigliosa realtà mediterranea, si respirava un’organizzazione del territorio diversa. Non m’importa se l’attuale assetto amministrativo francese sia nato allora o dopo; sinceramente non lo so, avevo altri problemi nella testa. Mi importa quello che ho visto con i miei occhi: una gestione del litorale che non era un’appendice del capoluogo, ma un motore autonomo di sviluppo.
Perché nel Lazio non dovremmo almeno discuterne? Lo dico con la massima onestà: io non conosco nemmeno nel dettaglio chi guidi oggi ognuno dei comuni di questo tratto di costa, che va da Civitavecchia a Fiumicino. Non conosco i colori politici di tutte le amministrazioni che insistono su questo territorio e neanche è importante saperlo ai fini del mio ragionamento. Lo dico come un punto di forza: la mia non è speculazione politica, ma un’analisi strutturale. Vedo territori in stallo, cristallizzati, malgrado l’impegno di molti sindaci che ce l’hanno messa tutta e ancora ce la mettono tutta, lavorando con enorme sacrificio e scarsità di risorse. Ma lo sforzo del singolo primo cittadino non basta se manca una cornice istituzionale che permetta di rinnovarsi e guardare “au-dessus de la mêlée”.
La mia visione è quella di una integrazione virtuosa, da cui Roma Capitale trarrebbe un vantaggio enorme. Non si tratta di “perdere il controllo”, ma di far funzionare meglio il sistema. Una Provincia del Litorale Nord permetterebbe, ad esempio, di gestire in modo più rapido i flussi turistici tra il porto di Civitavecchia e la Capitale, valorizzando i porti turistici e le infrastrutture senza le lungaggini di un centralismo che oggi appesantisce tutto. Dobbiamo guardare dove le cose funzionano: in Emilia-Romagna, dove i comuni della riviera godono di un’autonomia decisionale che produce ricchezza, o in Sardegna e Puglia, dove la gestione delle coste è un asset strategico presidiato con attenzione. Lì il turismo non è lasciato al caso o a una burocrazia lontana. Spesso, e lo dico con sincero rispetto, il nostro Ministero del Turismo rischia di ridursi a un “tagliatore di nastri” o a un organizzatore di kermesse. Evidentemente non basta.
Non sono un esperto, ma mi viene in mente che sarebbe opportuno e forse necessario un raccordo istituzionale forte: potremmo pensare a un Assessorato regionale specifico, con esclusive competenze pesanti sul turismo e l’economia del mare, guidato da una figura che agisca quasi come un “Ministro Regionale” e che partecipi al consiglio dei ministri qualora si discuta di problemi del litorale laziale e solo per questo. Qualcuno quindi che sia l’anello di congiunzione permanente tra il Governo nazionale, Roma Capitale e i territori del Litorale Nord, capace di sbloccare investimenti e garantire risposte certe alle imprese, magari nominato in un’intesa istituzionale tra enti territoriali, Roma Capitale e Regione Lazio.
Comprendo peraltro le perplessità di chi guarda a questa idea con timore, temendo che possa generare scollegamenti tra i comuni o appesantire problematiche burocratiche già complesse, dai trasporti alla nettezza urbana. Non ignoro il rischio che realtà storiche come Viterbo o Rieti possano sentirsi impoverite da un nuovo assetto territoriale. Ma io ragiono da cittadino che ha a cuore il futuro, che sogna un percorso di riflessione lontano dalle bandierine elettorali. Mi piacerebbe che si aprisse un confronto vero, che coinvolga economisti, sociologi, urbanisti, esperti di ambiente, ma anche presidi delle scuole del territorio, per analizzare le criticità e capire se esista una soluzione condivisa, anche attraverso un percorso ispirato al Débat Public sul modello francese e che duri il tempo necessario.
L’obiettivo finale per cui metterei la faccia è la dignità del lavoro. È un dolore veder andare i nostri ragazzi all’estero a fare gli stagionali perché qui il sistema è saturo perché insufficiente. Il litorale laziale può diventare un hub occupazionale stabile se lo rendiamo fruibile e attrattivo 8 mesi l’anno. Se riusciremo a farlo avremo vinto tutti e consegneremo ai figli prospettive migliori. Questo avverrà solo se sapremo trasformare il pensiero in azione.

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