Politica

Referendum Giustizia – Cesare Parodi (Anm): “Mi oppongo alla riforma costituzionale nell’interesse della cittadinanza”

di Roberto Bertoni (*)

 

Alla vigilia della prima grande iniziativa del comitato del NO (domani, dalle 9,30 alle 17, presso il Centro congressi Frentani a Roma), Cesare Parodi (nella foto), presidente dell’ANM, inaugura la nostra serie di interviste in vista del referendum costituzionale di primavera. Con competenza e lo stile analitico che gli è proprio, riflette sulle ragioni del NO, entrando nel merito dei singoli aspetti della riforma e spiegandone con chiarezza rischi e conseguenze.

La magistratura, a suo giudizio, non deve in alcun modo fare politica né eccedere nei toni o esondare dalla propria funzione costituzionale, ed è proprio in nome di questa visione moderata e dialogante che Parodi si oppone a una modifica complessiva che muterebbe in maniera sostanziale la cultura giurisdizionale di giudici e PM, trasformando questi ultimi in una sorta di avvocati dell’accusa e privandoli, di fatto, del loro ruolo di indagatori imparziali e volti ad accertare l’accaduto nell’interesse della cittadinanza. Senza dimenticare ciò che potrebbe succedere in futuro, con la sostanziale sottomissione della magistratura alla politica e l’indicazione dall’alto dei reati sui quali indagare e di quelli, invece, da tralasciare (lo prevede la legge delega varata durante il governo Draghi dall’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia), favorendo i colletti bianchi a scapito di chi non ha santi in Paradiso. E ancora, l’importanza delle cosiddette “correnti”, del confronto democratico tra le varie interpretazioni del diritto e dell’elettività dell’organo di autodisciplina, per cui al contrario la riforma prevede, per la componente togata, il sorteggio. Una soluzione, quest’ultima, che viene spacciata per la panacea di tutti i mali quando, all’opposto, anche secondo Parodi, favorirebbe la deriva correntizia e il condizionamento dei singoli membri da parte di personalità esterne e influenti, minandone l’autonomia decisionale. E’

in gioco, insomma, l’indipendenza della magistratura, almeno per come l’abbiamo conosciuta dal varo della Costituzione in poi, e per questo anche una personalità pacata come il presidente dell’ANM, non incline a battaglie politiche, ha avvertito la necessità di rendere palese il proprio dissenso.

(*) Articolo21.org

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