Politica

Referendum: Ruffini, in gioco indipendenza toghe, No unica scelta possibile

 

“Sottrarre al CSM la sua funzione disciplinare, istituendo l’Alta Corte disciplinare separata, significa togliere all’organo di autogoverno una delle sue competenze fondamentali: l’autonomia. A rischio c’è l’indipendenza della magistratura, che – sarebbe bene non dimenticarlo – rappresenta una protezione per il cittadino comune, per chi chiede giustizia in una causa civile o in un processo penale. Quando si vota su una riforma costituzionale, si vota sull’idea di Stato che vogliamo. Perché l’indipendenza della magistratura è la condizione minima e indispensabile perché i magistrati possano svolgere il loro servizio ‘In nome del popolo Italiano’, e non di altri. È una garanzia. Di tutti e per tutti, ed è questa la vera posta in gioco. Votare NO a questa precipitosa, illogica e rischiosa riforma è l’unica scelta possibile”. Lo scrive in un post su Facebook Ernesto Ruffini, promotore dei comitati ‘Più Uno’. “La riforma della magistratura non è uno slogan che può ridursi alla separazione delle carriere. Quando si mette mano alla Costituzione si interviene sull’equilibrio dei poteri, sulle garanzie dei cittadini, sull’architettura stessa della nostra democrazia. E quando si pensa di cambiare il testo della Costituzione – sempre che si creda ancora all’importanza di un testo condiviso e non solo discusso dalla maggioranza di turno – sarebbe buona regola riservare al dibattito parlamentare il suo ruolo e riscoprire il vero spirito costituente – aggiunge Ruffini – Questa riforma non riguarda la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia. Non riguarda neanche i tempi dei processi e le attese di chi chiede giustizia. Riguarda innanzitutto il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè l’istituzione che i Costituenti hanno voluto come garanzia concreta dell’indipendenza della magistratura dal potere politico. Non un privilegio corporativo, ma uno strumento a tutela di tutti”.

“La nostra Costituzione – sottolinea – non si limita a proclamare principi. Li protegge. L’indipendenza della magistratura non è una formula retorica: è resa effettiva attraverso istituzioni di garanzia, prima fra tutte il CSM. È questo il cuore del sistema disegnato nel 1948, dopo l’esperienza della dittatura. I Costituenti avevano imparato una lezione chiara: senza garanzie strutturali, l’indipendenza resta una parola vuota. La riforma dell’attuale maggioranza di governo interviene proprio su questo. Dividere il CSM in due organi distinti significa sostituire il principio dell’elezione, con quello del sorteggio ‘puro’, per i componenti togati, trasformando un organo costituzionale in un organismo affidato al caso. Ma anche il sorteggio ‘temperato’ per i componenti laici diventa una precisa scelta della politica a danno di un equilibrio nella selezione dei componenti togati”.

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