di Viola Scipioni
Se da un lato queste elezioni sono state vinte da Giorgia Meloni e dal suo FdI, gli altri risultati dell’emiciclo hanno sicuramente sorpreso l’opinione pubblica. Nella maggioranza, non solo Tajani è riuscito a superare Salvini, bensì la compattezza del leader del Carroccio è stata messa ancora più in dubbio dopo lo scadente risultato elettorale: note sono le parole dell’ex segretario Bossi in cui dichiarava esplicitamente di votare Forza Italia ad urne appena aperte. Gli altri vincitori risultano essere senza ombra di dubbio il Partito democratico di Elly Schlein: la segretaria del Nazareno è riuscita ad ottenere più voti rispetto alle politiche del 2022, confermando l’ottima tendenza intrapresa dall’inizio della sua dirigenza. Hanno esultato anche Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra che si aggiudicano sei seggi nel Parlamento europeo, riportando la svolta ecologista anche fuori dall’Italia.
Ma chi ha perso queste elezioni sono sicuramente Matteo Renzi, Carlo Calenda e Giuseppe Conte. Cominciando dai primi due, il risultato di questa tornata elettorale manifesta lo scontento dei propri elettori nei confronti di un centro che non esiste, soprattutto perché i due invece di correre insieme hanno deciso di essere indipendenti. Bonino è stata l’unica ad allearsi con Renzi, ma l’esito della coalizione e degli Stati Uniti d’Europa non è bastato per eleggere neanche un eurodeputato.
Durante la giornata di lunedì, Carlo Calenda avrebbe dichiarato ai vertici di Azione che fosse pronto a dimettersi da segretario perché «non dovete considerare in alcun modo la mia presenza da leader come questione imprescindibile». Calenda infatti sarebbe propenso, secondo ultimissime indiscrezioni, a passare a sinistra dell’emiciclo con il Partito democratico, con l’intento di avvicinarsi ai più forti dell’opposizione ad una sola condizione: non allearsi con Renzi. Accuse al leader di Italia viva arrivano anche da Matteo Richetti, che lo critica di «costruire intese elettorali sempre con uno scopo» ovvero la propria rielezione. Dal proprio canto, Renzi sembra voler proporre di indire un congresso straordinario in autunno per il rinnovo della presidenza del partito.
È quindi evidente che non corre buon sangue neanche nei vertici dei vari movimenti, soprattutto in quelli del M5S, dove Davide Casaleggio avrebbe definito il risultato delle elezioni europee come «disastroso». Secondo Casaleggio, il Movimento avrebbe assunto un carattere più personalistico, attaccando in primis Giuseppe Conte, reputato responsabile del 10% ottenuto in queste elezioni: «parlo da un punto di vista aziendale, un amministratore delegato che gestisce un’azienda in questo modo metterebbe a disposizione il proprio ruolo». Rumore di dimissioni anche per Conte, quindi, che al momento non esclude di passare il testimone, offrendo la sua «disponibilità a mettersi per primo in discussione per senso di responsabilità». In questo caso, da non sottovalutare comunque il timore di molti pentastellati che avrebbero affermato come «non si andrebbe avanti senza di Conte, nessuno è in grado di sostituirlo».
