di Alberto Bradanini (*) già Ambasciatore a Teheran e Pechino è Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea
- Viviamo una stagione pericolosa, ormai ne hanno coscienza persino quelli che ne traggono i maggiori benefici, i satrapi della finanza globalista, terrorizzati all’idea di dovervi rinunciare per eccesso di cupidigia. Individui orrendi, che trasudano miliardi trafugati all’umanità sofferente con i trucchi che chiamano banche private (o pubbliche, ormai non v’è più differenza), libera esportazione di capitali, finanza creativa e da qualche tempo intelligenza (sì proprio così), seppure artificiale, un aggettivo quanto mai qualificativo.
Il veleno che ogni istante assorbiamo al contatto con tali immondi signori non merita il termine di informazione e tantomeno conoscenza, ma solo frastuono sconnesso di senso che frantuma emozioni, crescita personale, avventura. Intendono sottrarci la gioia dell’apprendimento, dell’esperienza umana mai paga degli orizzonti raggiunti, dell’impegno a socializzare, del riflesso sui bisogni dell’altro, del fascino incommensurabile dell’interazione con altri esseri umani.
Si tratta di individui che, nella modulazione di forme e temperamenti, conoscono solo la menzogna metodica, talora inconsciamente incorporata, che rimbalza su di noi con dosi massicce di propaganda. L’obiettivo è noto: distrarre l’attenzione etica e sociale, tenerla lontana dal nocciolo della questione (democrazia partecipativa ed equità distributiva), frantumare la coscienza di un popolo con TV e cellulari h24.
È così che quella minoranza di cittadini ancora sana di mente rischia la caduta in depressione ogni volta che s’imbatte nel volto o nel lessico di uno qualsiasi dei governanti – nazionali, euroi-nominati o sovrani atlantici.
I responsabili degli orrori che ci circondano hanno un nome e cognome: l’impero statunitense e le sue agenzie di intelligence, che disponendo di risorse immense – attraverso lusinghe, promesse, corruzione, minacce e se non basta violenze e conflitti palesi e occulti, senza differenza sostanziale tra amici e nemici – stanno distruggendo il tessuto che tiene in piedi l’impalcatura giuridica, morale, geopolitica ed economica internazionale. Con Impero Usa non s’intende beninteso i 340 milioni di abitanti degli Stati Uniti, anch’essi in prevalenza politicamente analfabeti e sfruttati come molti altri. Ma intendiamo quello 0,1% che controlla i gangli finanziari, militari e mediatici del sistema. Questi sono il nemico numero uno di noi tutti abitanti del pianeta Terra.
Non si addentreremo sui sentieri argomentativi di tale asserzione apodittica, nella presunzione che essi siano ben noti a che legge, rilevando qui solo la necessità di ripeterlo, affinché le cose note siano davvero conosciute. E se rapporti di forza lasciano oggi poche speranze, come in tanti aspetti dell’esistenza umana è la consapevolezza a far la differenza.
Nelle lancinanti contingenze attuali, l’Occidente a guida Usa (non ne esiste un altro) ha bisogno come il pane di nemici, per catalizzare al suo servizio l’ontologia di un orizzonte assiologico fabbricato per popoli deculturati: in Europa la sua icona si materializza nei cosacchi russi intenzionati ad abbeverare i cavalli sotto l’Arco di Trionfo; in Asia Occidentale essa prende corpo nel miraggio della Bomba iraniana che gli Ayatollah, una volta acquisita, scaglierebbero contro Israele, dimenticando che verrebbero a loro volta polverizzati in sequenza immediata (la storia è piena di re e dittatori che considerano i nemici dementi, oltre che radicali); e in Estremo Oriente nel socialismo con caratteristiche cinesi, quell’inedito modello alternativo al capitalismo plutocratico anglo-atlantico ormai frantumatore di ricchezza anche al proprio interno, oltre che di pace e umana convivenza tra i popoli del mondo.
Ormai, anche i piccioni del duomo di Firenze sanno che codesti signori sono usciti di testa, pronti a distruggere ogni barlume di quella civiltà giuridica, etica e umana che la comunità delle nazioni aveva inteso edificare all’indomani della macelleria del secondo conflitto mondiale.
Mentre in Italia i cosiddetti rappresentanti del popolo (Destra e Sinistra si contendono i seggi in ogni livello e grado sulla scorta della loro abilità a intrattenere il pubblico assonnato sul divano dopo cena) sottraggono le poche risorse al bene pubblico per consegnarle ai produttori di armi e ai generatori di morte, mentre i cittadini vengono derubati del frutto del loro lavoro. Nel 2025 il 22,6% degli italiani (13.265.000 persone) era esposto a povertà, grave deprivazione materiale/sociale o a lavori precari e sottopagati.
Nell’arena internazionale, la verbosità di un instabile ottuagenario, incoronatosi sovrano dell’universo, fa rabbrividire otto miliardi di individui. Il Re Solo, insensibile alle atrocità che commette o consente contro palestinesi, venezuelani, iraniani, libanesi e chiunque non si pieghi ai suoi ignobili capricci, non si fa scrupolo di esporre il pianeta persino all’olocausto nucleare per difendere i privilegi della sua cerchia malata, quel citato 0,1% che ingloba il peggio del sistema solare.
Tale individuo, sintesi metastatica di un sistema che prima di giungere a fine corsa ce ne farà vedere di tutti i colori, oltre a curare le sue palesi patologie senili, potrebbe moderare l’ira funesta dei suoi occhi infuocati immergendosi nei tramonti di qualche iconica isola dei Caraibi (magari non proprio quella!), dove trascorrere il resto dei suoi giorni, risparmiando al pianeta ulteriori patimenti e devastazioni. Certo, è verosimile che con il suo successore potrebbe persino andar peggio (occorre sempre, come sappiamo de–personalizzare), eppure se disponessimo della miracolosa lampada di Aladino tenteremmo comunque la sorte.
- Insieme alla follia di chi siede sul trono, la sopravvivenza del genere umano è oggi minacciata da altri pericoli esiziali, la concentrazione di ricchezza in poche mani e l’olocausto nucleare, tra loro intrinsecamente intrecciati: i conflitti imperialistici, in Ucraina e nel Golfo, sono tutt’altro che sedati e la loro possibile escalation nucleare è affidata a decisori che si infischiano della volontà dei popoli.
Al recente Nato in Turchia (7-8 luglio scorsi), la Presidente del Consiglio italiana, prona davanti ai vergognosi schernimenti dall’alleato padrone, porta i compiti fatti in casa (2,8% del Pil per le armi, +18 mld entro il 2028, rispetto ai 45,3 mld del 2026), un incremento gigantesco e insieme una vergogna di cui va fiera, mentre i nostri ospedali boccheggiano. Ma le sanguisughe imperiali d’oltreoceano esigono il 5% e il più in fretta possibile, secondo i deliri di un anziano satrapo incaricato di rimpinguare le tasche già piene di chi l’ha fatto eleggere.
La rivoluzione, diceva Gramsci, comincia sotto casa e la storia è maestra di sorprese, non solo di vita. Nostro compito è di essere pronti, non si sa mai. La democrazia (demos – kratos: potere del popolo) è un simulacro. Le elezioni sono solo un metodo di selezione di esecutori fungibili, maschere di carattere, indifferenti ai bisogni del popolo, che in cambio di denari e carriere hanno venduto l’anima al demonio. Il deterioramento intellettuale delle classi dirigenti, ancor più di quelle politiche, è una realtà che non chiede evidenze. Nel cosiddetto Occidente, chiunque può fare il Ministro/Presidente, non è richiesta alcuna etica, competenza, comprensione del mondo, solo obbedienza ai detentori del potere reale (il grande capitale), che selezionano i più scaltri e i più servili, per inserirli giù per li rami nei ranghi di servizio: quello politico (che cura l’ordine sociale al servizio del privilegio), quello mediatico (gestore della Macchina della Menzogna) e quello accademico (incaricato d’illustrare ai semicolti il funzionamento del mondo). Le eccezioni esistono beninteso, e sono preziose, ma ahimè non fanno la differenza, mentre la maggioranza si lascia stordire davanti a TV e smartphone.
Una tribù di funzionari con simili caratteristiche opera sia nel Paese che nella cosiddetta Unione Europea. Sfugge a molti quanto la distruzione di questa gabbia sia precondizione per qualsiasi palingenesi e recuperato benessere per il mondo del lavoro, avendo essa usurpato prerogative essenziali della statualità dei paesi membri. L’Unione è un’entità autogestita da burocrati ineletti, superpagati, non-democratica, cresciuta con sotterfugi all’insaputa dei cittadini, con il fine di sottrarre lavoro e benessere ai popoli europei, (in particolare ai più sprovveduti, come quello italiano) a favore del Grande Capitale globale.
Quando sono stati consultati – solo francesi e olandesi, nel 2005 – i popoli hanno votato contro, portando i satrapi di Bruxelles, con il gioco delle tre carte, a trasformare la cosiddetta Costituzione Europea nel famigerato Trattato di Lisbona (che non richiedeva referendum), ancor più scellerato di quello di Maastricht, col quale si pensava di aver raggiunto l’ultimo cerchio dell’inferno euroinomane.
(*) già Ambasciatore a Teheran e Pechino è Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea
