Israele ha restituito alle autorità della Striscia di Gaza le salme di altri 15 palestinesi, nell’ambito dell’accordo sul cessate il fuoco, dopo la riconsegna ieri del corpo del tenente Hadar Goldin, ucciso e rapito da Hamas durante la guerra del 2014. Lo ha annunciato il ministero della Salute controllato dal gruppo islamista palestinese, precisando che la consegna dei corpi è avvenuta con la mediazione del Comitato internazionale della Croce Rossa. Sale così a 315 il numero dei corpi di palestinesi restituiti a Gaza nell’ambito dell’intesa che prevede la restituzione di 15 salme per ogni ostaggio. Secondo Israele, a Gaza restano ancora i corpi di quattro ostaggi. Il 7 ottobre 2023, nell’attacco di Hamas, in 251 vengono rapiti: giovani, vecchi, uomini, donne e bambini, in maggioranza israeliani ma anche stranieri, soprattutto asiatici, che lavoravano nei kibbutz al confine con Gaza. Uno dei primi punti nell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia riguardava proprio la liberazione degli ultimi 48 nelle mani del gruppo militante palestinese, i vivi e i morti. I venti rapiti ancora in vita dopo oltre due anni di prigionia sono stati rilasciati, la fine di un incubo per le loro famiglie. Quanto alle salme degli altri 28, un mese dopo l’avvio della tregua, quattro sono ancora nell’enclave palestinese. Si tratta di tre israeliani e un thailandese: Meny Godard, Ran Gvili, Dror Or e Sudthisak Rinthalak. Ieri, dopo oltre 11 anni nelle mani di Hamas, sono stati restituiti i resti di Hadar Goldin, soldato israeliano ucciso durante la guerra nel 2014 nella Striscia. Sul punto degli ostaggi si sono registrate nelle ultime settimane forti tensioni tra Hamas e Israele: il gruppo palestinese ha sottolineato fin da subito le forti difficolta’ nel localizzare i resti dei rapiti, stante la situazione disastrosa di Gaza, ridotta a un cumulo di macerie. Israele dal canto suo continua a fare pressioni e per aiutare a trovare i corpi si e’ attivata anche la Croce Rossa. Gli aiuti saranno distribuiti – senza interferenze da entrambe le parti – dalle Nazioni Unite e le sue agenzie, e dalla Mezzaluna Rossa, insieme ad altre organizzazioni internazionali non associate ne’ a Israele ne’ ad Hamas. L’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni sara’ soggetta alle previsioni dell’accordo del 19 gennaio 2025. 9. Gaza sara’ governata transitoriamente da un esecutivo tecnocratico e apolitico palestinese, che sara’ responsabile della fornitura di servizi quotidiani al popolo della Striscia. Questo comitato sara’ composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione e la supervisione di un nuovo organo internazionale di transizione, il ‘Consiglio di pace’, che sara’ guidato e presieduto dal presidente Donald Trump, con altri membri e capi di Stato, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair. Questo organismo stabilira’ il quadro e gestira’ i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino a quando l’Autorita’ Palestinese non avra’ completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump nel 2020 e la proposta franco-saudita. A quel punto, l’Anp potra’ riprendere il controllo di Gaza in modo sicuro ed efficace. Questo organismo fara’ appello ai migliori standard internazionali per creare una governance moderna ed efficiente che serva la popolazione di Gaza e favorisca l’attrazione degli investimenti. 10. Sara’ varato un piano Trump di sviluppo economico per ricostruire Gaza con la partecipazione di esperti che hanno gia’ contribuito alla costruzione delle moderne citta’ del Medio Oriente, tenendo in considerazione piani esistenti volti ad attirare investimenti e creare posti di lavoro. 11. Sara’ istituita una zona economica speciale, con tassazione ridotta da stabilire con i paesi che parteciperanno alla ricostruzione. 12. Nessuno sara’ costretto a lasciare Gaza e a chi sceglie di andarsene sara’ permesso di tornare. Gli abitanti di Gaza saranno incoraggiati a rimanere nella Striscia e sara’ offerta loro l’opportunita’ di costruire un futuro migliore. 13. Hamas e altre fazioni non avranno alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, compresi i tunnel e gli impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sara’ un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includera’ la messa fuori uso permanente delle armi attraverso un processo concordato di smantellamento, e sostenuto da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato dagli osservatori indipendenti. La nuova Gaza sara’ pienamente impegnata a costruire un’economia prospera e a una coesistenza pacifica con i suoi vicini. 14. I partner regionali saranno garanti della sicurezza e faranno si’ che Hamas e le altre fazioni di Gaza rispettino i loro obblighi, e che Gaza cessi di rappresentare una minaccia per Israele o il suo stesso popolo. 15. Gli Stati Uniti lavoreranno con partner arabi e altri partner internazionali per creare una forza di stabilizzazione internazionale temporanea – Isf – che sara’ dispiegata immediatamente a Gaza per supervisionare la sicurezza nella Striscia. L’Isf addestrera’ e fornira’ sostegno alle forze di polizia palestinesi controllate a Gaza e si consultera’ con la Giordania e l’Egitto che hanno una vasta esperienza in questo campo. Le Isf lavoreranno con Israele ed Egitto per aiutare a proteggere le aree di confine, insieme alle forze di polizia palestinesi di recente addestramento. E’ fondamentale impedire l’ingresso di munizioni a Gaza e facilitare il flusso rapido e sicuro di merci per ricostruire e rivitalizzare Gaza. Le parti concorderanno un meccanismo di distensione. 16. Israele non occupera’ o annettera’ Gaza. Man mano che l’Isf prendera’ il controllo, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si ritireranno sulla base di standard e scadenze legati alla smilitarizzazione che saranno concordati tra l’Idf, l’Isf, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di una Gaza sicura che non rappresenti piu’ una minaccia per Israele, l’Egitto o i suoi cittadini. Di fatto, l’Idf consegnera’ progressivamente il territorio di Gaza che occupa all’Isf, in base a un accordo da sottoscrivere con l’autorita’ di transizione, fino a quando non sara’ completamente ritirato da Gaza, fatta eccezione per una presenza sul perimetro di sicurezza che rimarra’ fino a quando Gaza non sara’ adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica risorgente. 17. Se Hamas ritardasse o respingesse questa proposta, si procederebbe comunque con il piano nelle aree occupate che l’Idf consegnera’ gradualmente all’Isf. 18. Sara’ avviato un processo per de-radicalizzare la popolazione. Questo includera’ un dialogo inter-religioso basato sui principi di tolleranza e coesistenza pacifica che, sottolineando i benefici della pace, porti a cambiare mentalita’ e narrazioni in Israele e a Gaza. 19. Quando la riqualificazione di Gaza sara’ in fase avanzata e il programma di riforma dell’Anp portato a compimento, potrebbero esservi finalmente le condizioni per un percorso credibile verso l’auto-determinazione e uno Stato palestinese, che riconosca le aspirazioni del popolo palestinese. 20. Gli Stati Uniti stabiliranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico di coesistenza pacifica dei due popoli.
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