Primo piano

Riarmo, Europa ed economia/2

di Marco Palombi (*)

Secondo punto: Criticità della Base Tecnologica Industriale della Difesa Europea (EDTIB)

Una delle principali sfide identificate dalla European Defence Industrial Strategy (EDIS) riguarda la frammentazione strutturale della Base Tecnologica Industriale della Difesa Europea (EDTIB). Secondo il rapporto della Commissione Europea e le analisi degli esperti del Jacques Delors Centre, questa frammentazione si riflette sia nella domanda che nell’offerta di prodotti di difesa, limitando fortemente la capacità europea di affrontare efficacemente situazioni di crisi come quella determinata dalla guerra in Ucraina (Ostanina & Tardy, 2024; Clapp, 2024).

A livello di domanda, la frammentazione deriva principalmente dalla persistente prevalenza degli approvvigionamenti nazionali rispetto a quelli cooperativi europei. Dalle statistiche della European Defence Agency (EDA), emerge chiaramente che nel 2022 soltanto il 18% degli investimenti totali in programmi di difesa è stato realizzato attraverso modalità cooperative tra più Stati membri, contro un obiettivo fissato dall’EDA stessa del 35% (EDA, 2022). Ciò comporta inevitabilmente una duplicazione degli investimenti, sprechi di risorse e una riduzione significativa delle economie di scala, cruciali per garantire la competitività e la sostenibilità economica dell’industria europea della difesa.

Un esempio significativo è rappresentato dai sistemi terrestri e aeronautici: attualmente, esistono numerosi progetti nazionali paralleli che producono attrezzature non interoperabili o difficilmente integrabili in operazioni congiunte. Ad esempio, nell’aeronautica militare europea coesistono contemporaneamente diversi modelli di caccia (Eurofighter, Rafale, Gripen, F-35) che, pur essendo di alta qualità individuale, non garantiscono una piena interoperabilità. Ciò aumenta i costi operativi e limita l’efficacia complessiva delle operazioni militari congiunte (Ostanina & Tardy, 2024).

Inoltre, il rapporto Delors sottolinea la necessità urgente di aggiornare specifiche categorie di armamenti e sistemi, tra cui gli equipaggiamenti terrestri corazzati, i sistemi di difesa aerea e antimissile, nonché i droni da ricognizione e combattimento. Questi ultimi, in particolare, rivestono un ruolo sempre più centrale nei conflitti moderni e risultano essenziali per garantire capacità autonome di sorveglianza e attacco di precisione, riducendo la dipendenza europea da tecnologie extraeuropee (Ostanina & Tardy, 2024).

La questione della dipendenza extraeuropea rappresenta un ulteriore punto critico: nel periodo tra febbraio 2022 e giugno 2023, il 78% delle acquisizioni europee di equipaggiamenti militari è stato effettuato fuori dall’UE, di cui il 63% negli Stati Uniti (Clapp, 2024). Tale dato non solo indica una debolezza strutturale dell’EDTIB, ma rappresenta anche una vulnerabilità strategica rilevante, in quanto condiziona la politica estera europea, limitando fortemente la sovranità strategica europea.

Le criticità della base tecnologica industriale della difesa europea evidenziano dunque la necessità di interventi strutturali, finanziari e politici che mirino a ridurre le inefficienze, promuovere la cooperazione transnazionale, e aumentare l’autonomia tecnologica e strategica dell’Europa.

Terzo punto: Il quadro finanziario europeo per la Difesa (EDIP e altre iniziative)

Il quadro finanziario proposto dalla European Defence Industrial Strategy (EDIS) si articola principalmente attraverso il Programma Europeo per l’Industria della Difesa (EDIP), che prevede un budget iniziale di 1,5 miliardi di euro per il periodo 2025-2027. Sebbene significativo, tale importo è stato criticato da numerosi esperti per la sua limitata portata in relazione all’ampiezza del mercato europeo della difesa, che ha un fatturato annuale complessivo stimato attorno ai 70 miliardi di euro (Clapp, 2024; Ostanina & Tardy, 2024).

Per rispondere a queste critiche e potenziare ulteriormente il finanziamento delle capacità di difesa europee, la Commissione Europea ha avanzato ulteriori proposte. Thierry Breton, Commissario per il Mercato Interno, ha proposto l’emissione di obbligazioni comuni europee per la raccolta di un fondo di 100 miliardi di euro destinato esclusivamente all’acquisto congiunto di equipaggiamenti militari prodotti in Europa. Tale proposta, ispirata al precedente successo del fondo “Next Generation EU” da 750 miliardi di euro creato per affrontare la crisi pandemica, punta ad aumentare considerevolmente la capacità di investimento congiunto degli Stati membri nella difesa, promuovendo una maggiore autonomia strategica europea (Clapp, 2024).

Parallelamente, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha rivisto significativamente la propria politica di finanziamento verso il settore della difesa. Inizialmente, la BEI destinava somme limitate a questo settore, ma con l’evoluzione del contesto geopolitico, ha pianificato un incremento sostanziale dei finanziamenti disponibili. Nel 2024, la BEI ha stanziato circa 1 miliardo di euro in finanziamenti diretti per progetti legati alla sicurezza e alla difesa, prevedendo un ulteriore aumento significativo nel 2025. Questo approccio rappresenta una svolta importante, considerando che in passato la BEI aveva escluso esplicitamente dalle proprie attività di finanziamento le armi, le munizioni e le infrastrutture strettamente militari, permettendo soltanto investimenti in beni dual-use, ossia beni utilizzabili sia per finalità civili che militari (Ostanina & Tardy, 2024).

Ulteriori strumenti finanziari previsti dall’EDIS includono l’introduzione di meccanismi finanziari innovativi, come il FAST (Fund to Accelerate Defence Supply Chain Transformation), specificamente dedicato al finanziamento delle PMI e mid-cap attive nel settore della difesa, con lo scopo di rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento industriale europea. Questo fondo avrà il compito di facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese ai capitali necessari per la trasformazione e modernizzazione tecnologica, migliorando così la competitività complessiva della base industriale europea (Ostanina & Tardy, 2024).

Nonostante tali iniziative, restano significativi dubbi riguardo alla capacità effettiva dell’EDIP e delle altre misure di finanziamento di produrre risultati concreti nel breve e medio periodo, soprattutto per l’assenza di obiettivi vincolanti per gli Stati membri. Esperti di centri di ricerca come il Bruegel Institute e il CSIS hanno evidenziato che senza un significativo aumento dei finanziamenti e senza obblighi chiari e vincolanti per gli Stati membri, l’impatto di tali misure potrebbe rivelarsi limitato, impedendo all’EDTIB di raggiungere l’autonomia strategica auspicata dall’Unione Europea (Clapp, 2024; Ostanina & Tardy, 2024).

Quarto punto: Tipologie di armamenti da aggiornare e problematiche associate

La European Defence Industrial Strategy (EDIS) delinea con chiarezza le tipologie di armamenti che necessitano di aggiornamenti urgenti, identificando diverse aree critiche in cui la capacità operativa e l’interoperabilità delle forze armate europee risultano seriamente compromesse.

Un primo settore fondamentale che richiede un immediato ammodernamento è rappresentato dagli aerei da trasporto militare, in particolare il progetto europeo A400M. Nonostante sia stato avviato congiuntamente da sette Paesi europei, l’A400M ha sofferto ritardi significativi e problematiche operative, quali carenze logistiche e problemi di manutenzione, che ne hanno limitato l’efficacia operativa sul lungo periodo (Ostanina & Tardy, 2024). Queste problematiche sono state aggravate dalla scarsa propensione degli Stati membri a investire ulteriormente per risolvere tali criticità.

Un altro ambito critico è costituito dai sistemi terrestri, con un riferimento specifico al progetto franco-tedesco Main Ground Combat System (MGCS), ideato per sostituire gli ormai obsoleti carri armati Leopard 2 e Leclerc. Originariamente previsto per il 2035-2040, il completamento del progetto è stato recentemente posticipato al 2040-2045, a causa di complicazioni politiche, industriali e logistiche tra Francia e Germania. Questo ritardo dimostra le difficoltà nella realizzazione di progetti multinazionali e nella governance della cooperazione industriale europea (Ostanina & Tardy, 2024).

Nel settore navale, la situazione è altrettanto problematica, caratterizzata da una significativa duplicazione di piattaforme e sistemi navali in uso tra gli Stati membri dell’UE. La mancanza di standardizzazione e interoperabilità tra le flotte navali europee comporta elevati costi operativi e logistici, oltre che inefficienze strategiche considerevoli. Pertanto, la standardizzazione delle piattaforme navali rappresenta una delle priorità strategiche fondamentali individuate dall’EDIS (Ostanina & Tardy, 2024).

Un’area critica particolarmente urgente riguarda la carenza di munizioni. All’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, alcuni Stati membri, come la Germania e il Regno Unito, disponevano di scorte sufficienti per sostenere rispettivamente solo 2 e 8 giorni di conflitto ad alta intensità, nettamente al di sotto degli standard NATO. Questo dato evidenzia la necessità di incrementare drasticamente la produzione e lo stoccaggio di munizioni, richiedendo investimenti significativi e interventi logistici immediati (Ostanina & Tardy, 2024).

Infine, un ulteriore punto critico identificato dall’EDIS riguarda la mobilità militare europea. Le infrastrutture esistenti in molti Stati membri sono spesso inadeguate a supportare una rapida e efficace mobilitazione di truppe e attrezzature militari, un limite che si è reso particolarmente evidente durante la crisi ucraina. Investimenti specifici sono dunque necessari per migliorare ponti, ferrovie e altre infrastrutture critiche per assicurare una risposta tempestiva e coordinata in situazioni di emergenza (Ostanina & Tardy, 2024).

Queste aree critiche evidenziano chiaramente la necessità di un’azione concertata e urgente a livello europeo, con investimenti mirati per affrontare le vulnerabilità identificate e garantire una maggiore autonomia strategica e operativa all’Unione Europea.

(*) Economista

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