Economia e Lavoro

  Riciclo, l’Italia resta leader europeo ma con criticità su plastiche e RAEE

di Gino Piacentini

L’Italia consolida il suo ruolo di leader europeo nel riciclo, mentre il riuso delle materie prime diventa un pilastro sempre più strategico per l’industria nazionale. Il nuovo rapporto Il Riciclo in Italia 2025, presentato a Milano dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, conferma che nel 2024 l’86% dei rifiuti urbani e speciali è stato correttamente gestito e ha alimentato un tasso di utilizzo circolare delle materie pari al 21,6%, in crescita e nettamente superiore alla media europea del 12,2%.

Il quadro complessivo mostra un’economia che, pur dipendendo ancora in larga parte dalle importazioni di materiali (46,6% del fabbisogno nazionale), sta valorizzando in modo crescente il riciclo: gli imballaggi raggiungono un tasso del 76,7%, superando già gli obiettivi europei del 2025 e del 2030, con risultati eccellenti in settori come carta, vetro, acciaio e alluminio. Numeri che, come ha ricordato il ministro Gilberto Pichetto Fratin, rappresentano una leva decisiva per ridurre la pressione sulle risorse naturali e aumentare la sicurezza industriale del Paese.

Il riciclo conferma inoltre un peso economico rilevante: nel 2024 sono state recuperate 133 milioni di tonnellate di materiali solo dai rifiuti speciali. L’89% dell’acciaio prodotto deriva da rottame, oltre metà della carta arriva dal macero e più di due milioni di tonnellate di vetro sono state reimmesse sul mercato. Una filiera che crea valore e competitività, ma che oggi necessita – come ha sottolineato il presidente Edo Ronchi – di condizioni stabili e regole chiare per consolidare questi risultati.

Accanto ai dati positivi emergono però due criticità significative. Il riciclo delle plastiche sta attraversando una fase di crisi dovuta al crollo dei prezzi dei polimeri vergini e alla concorrenza del materiale riciclato importato, che oggi rappresenta circa il 20% del mercato. Nonostante la raccolta cresca e abbia superato il target europeo del 50%, la domanda di PET riciclato non aumenta, anche a causa dell’obbligo di contenuto minimo non accompagnato da sanzioni.

Situazione altrettanto complessa per i RAEE: il tasso di raccolta nazionale è sceso sotto il 30%, molto lontano dal 65% richiesto dall’UE. Una lacuna che pesa ancora di più considerando che questi rifiuti rappresentano una delle principali fonti di materie prime strategiche per l’industria. La proposta europea di introdurre una tassa di 2 euro al chilo sui RAEE non raccolti potrebbe costare all’Italia circa 2,6 miliardi l’anno; risorse che, secondo gli esperti, sarebbe più utile reinvestire nel potenziamento della rete di raccolta e nelle iniziative già avviate con i Comuni.

Il rapporto consegna dunque un messaggio chiaro: l’Italia ha costruito una leadership riconosciuta nel riciclo e nell’economia circolare, ma per mantenerla servono condizioni di mercato più favorevoli, investimenti mirati e un impegno coordinato nel colmare le fragilità ancora presenti, in particolare su plastiche e rifiuti elettronici.

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