Cronaca

Rifiuti, blitz negli affari della ‘Ndrangheta. Arresti e sequestri. C’è una discarica da incubo nella disponibilità delle cosche

Ventinove misure cautelari personali, diverse delle quali rivolte ad esponenti apicali della ‘ndrangheta, e il sequestro di cinque aziende di trattamento rifiuti tra Calabria e Emilia Romagna. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti ed altri reati ambientali. In una discarica trovati veleni che superavano del 6.000% i limiti di legge. La filiera dei rifiuti partiva da Gioia Tauro e arrivava fino al Nord Italia. A gestirla era la cosca Piromalli. E’ quanto emerge dall’operazione “Malapigna” condotta dai carabinieri forestali con il coordinamento del procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dai sostituti della Dda Giulia Pantano e Paola D’Ambrosio. Con l’ordinanza di custodia cautelare sono finiti in carcere 19 persone – 10 ai domiciliari -, altri 9 con obbligo di e un obbligo di presentazione. Tutti accusati di far parte della famiglia mafiosa ma anche imprenditori di riferimento della cosca Piromalli. L’epicentro del traffico di rifiuti sarebbe stato Gioia Tauro. Oltre all’associazione mafiosa, la Dda reggina ha contestato agli indagati pure il reato di disastro ambientale. Tra gli arrestati Giancarlo Pittelli avvocato ed ex parlamentare. Pittelli è già imputato nel maxiprocesso Rinascita-Scott della DDa di Catanzaro. Rifiuti speciali, anche pericolosi, venivano interrati nel suolo, anche sotto terreni agricoli alcuni dei quali sono risultati gravemente contaminati da sostanze altamente nocive con valori che in alcuni casi sono arrivati al 6.000% sopra il limite previsto con il concreto pericolo di contaminazione anche della falda acquifera sottostante. E’ quanto emerso nel corso delle indagini “Malapigna”.

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