“La proposta presentata in Commissione Giustizia al Senato dalla presidente Giulia Bongiorno sull’articolo 609-bis del codice penale è un ritorno al Medioevo punitivo per le donne. Passare dal principio del ‘Sì è Sì’ all’obbligo di dimostrare il dissenso significa una sola cosa: ‘Sorella, io non ti credo'”.
”Secondo il testo proposto, la volontà contraria andrebbe valutata in base al ‘contesto’, spostando il processo dal carnefice alla vittima. Non basteranno i lividi o i referti medici; sarà la vittima a dover provare di aver detto ‘no’ in modo efficace secondo il giudice. È una schifezza normativa che garantisce l’impunità e calpesta l’autodeterminazione di chi subisce abusi con una visione patriarcale e punitiva: chi è paralizzata dal terrore non potrà più avere giustizia”.
”Inoltre, prevedere riduzioni di pena per i fatti di ‘minore gravità’ basandosi sulla condotta del reo è un insulto al trauma subito. Dai territori e dai Municipi affiancheremo i colleghi in Parlamento e faremo sentire la nostra voce: solleveremo un polverone perché questa riforma non diventi mai legge”. Così in una nota Michela Cicculli, consigliera capitolina di Sinistra civica ecologista e presidente della commissione Pari opportunità di Roma Capitale.
