di Fabrizio Pezzani (*)
Romano Guardini è stato una delle figure più significative nella storia culturale europea del secolo scorso e certamente uno dei più lucidi premonitori della crisi del nostro tempo ; le sua riflessioni sulla fine dell’epoca moderna ed il ruolo dell’Europa in una crescente globalizzazione di cui vedeva solo i primi inizi rappresentano oggi una lettura che oltrepassa il tempo e si colloca nella storia passata presente e futura .
Profondo critico della cultura tecnica come valore assoluto e del suo rapporto con la natura , come scriveva Emanuele Severino , ha anticipato i drammi e le incongruenze del nostro tempo individuando correttamente la genesi. Proviamo a tracciare sinteticamente la evoluzione della storia e del suo declino nella traccia del suo pensiero anche alla luce della recente enciclica di Leone XIV , Magnifica humanitas “ che a parere di chi scrive trova significativi riferimenti all’opera di Romano Guardini.
Il processo a Galileo è stata la demarcazione tra il tutt’uno che era la scienza e la religione ed ha creato i presupposti per la spinta alla sperimentazione e alla teoria razionale , la scienza afferma la sua indipendenza dalla religione . Un simile processo avviene nel campo dell’economia perché sorge il sistema capitalistico in cui ognuno ha il diritto di possedere tutto quello che è in grado di guadagnare , si sviluppa un più vasto ed autonomo settore di cultura : l’economia che segue le sue proprie leggi.
Con la libertà di movimento e di affermazione di personalità nasce l’uomo padrone di sé che perde il suo luogo permanente assegnato nella vecchia immagine del mondo ed avverte un senso di abbandono che deriva dal non avere più un rifugio immediatamente sicuro. Cambia il rapporto con la natura che era intesa come “ madre “e l’uomo considerando il mondo come natura lo situa in sé stesso e si fa signore della propria esistenza , l’origine di questo concetto coincide con i fondamenti della scienza moderna da essa nasce la tecnica cioè l’insieme di quei procedimenti tramite i quali l’uomo definisce le proprie mete, è la cultura come complesso dell’opera umana indipendente da Dio , “ Colui che possiede la scienza e l’arte ( leggasi tecnica) possiede anche la religione”( Goethe , Zahme Xenien , IX ).
La cultura moderna però comincia ad appannarsi ed a declinare la sua fine a partire dal rapporto con la natura perché l’uomo ordinato alla tecnica è uscito dall’ombra in modo definitivo dopo l’ultima guerra .
Quest’uomo non sente più la natura né come norma valida né come rifugio o risposta ai suoi drammi ma come una miniera che gli viene offerta a sua disposizione e senza limiti per rispondere ai suoi illimitati bisogni ma la natura è limitata e risponde a sue leggi precise che si possono ribellare alla libertà incommensurata dell’uomo.
L’uomo perde il suo rapporto con la natura perchè diventa indiretto intermediato dalla tecnica , non può più assolutamente sentire pensiamo alle possibilità oggi offerte dall’intelligenza artificiale ;i suoi rapporti con la natura perdono immediatezza passano intermediati dal calcolo e dalla strumentazione meccanica . Di conseguenza anche i rapporti con la natura diventano impersonali salvo per l’artigianato che rimane la vera spina dorsale del nostro paese a cui ha donato la sua creatività e la spinta all’innovazione. L’uomo perde la capacità di fare esperienza diretta e si limita a calcolare ed a controllare , ma se l’uomo è il frutto di ciò di cui ha esperienza che ne sarà di lui dal momento che il contenuto dei suoi stessi atti non può essere oggetto della sua esperienza ?
L’uomo diventa asettico e privo di emozionalità diretta , impersonale ed indifferente alle tragedie quotidiane in una sorta di “ banalità del male “ come scriveva Anna Harendt.
L’uomo diventa “ non umano “ come avevo scritto nel mio lavoro sulla rivoluzione finanziaria ( “ Umano poco umano . Riflessioni si moneta, finanza e macrousura “ ,Università Bocconi Editore , 2019)questo non tanto in senso morale che è del tutto evidente quanto per evidenziare il cambiamento nel campo della conoscenza perché il campo dell’esperienza dell’uomo è definitivamente superato dal campo della sua conoscenza e della sua azione e dalla fine dell’epoca moderna.
Queste riflessioni sull’evoluzione dell’uomo post-moderno ci portano più chiaramente a capire i problemi che abbiamo oggi con la UE e la difficoltà di una classe dirigente a capirli per mancanza drammatica di cultura e che Guardini aveva sapientemente tracciato nel 1962 in occasione della lectio magistralis tenuta a Wurzburg per la consegna del “ Praemium Erasminianum“.
Guardini parte dalla considerazione della difficoltà di costruire un’unione tra antagonisti in cui per primi avevano fallito i Greci che non riuscirono a giungere alla consapevolezza di un compito loro proposto cioè la creazione di uno Stato che abbracciasse insieme la ricchezza vitale delle diverse etnie ;essi hanno così perso il momento storico che sarebbe stato preso da stranieri, i Romani che hanno creato una specie di unità nella legge . Anche l’Europa, scrive Guardini ( era il 1962 ) può non mancare il suo destino ma “ciò significherebbe che l’unione non sarebbe realizzata non come passo verso il vivere libero , ma come un cadere nella comune servitù “( Romano Guardini, op.cit. ). Oggi a distanza di oltre sessant’anni ne vediamo il triste e drammatico risultato.
Guardini si domanda quale compito spetti all’Europa che altre parti del mondo non sarebbero in grado di fare , in questo senso Guardini riprende il senso dell’evoluzione del rapporto tra uomo e natura ed in particolare rileva il ruolo della tecnica , inteso come sviluppo scientifico e tecnologico, nello staccare sempre più l’uomo dalla natura. Ma così aumenta sempre più il suo potere nella tecnica e del suo uso per trasformare la natura a suo piacimento violando quelle leggi naturali che vincolano i processi naturali scanditi dalla loro intrinseca razionalità , lo stesso Einstein ribadiva questa razionalità esprimendo il suo pensiero che la natura fosse scritta in simboli matematici.
“Quanto più ampiamente cresce la potenza dell’uomo, tanto più egli emigra dalla natura nella cultura ( leggasi tecnica )ma ciò significa che i processi tecnici non sono cresciuti da sé e garantiti da un ordinamento interno ,ma sono fatti da lui con il carattere dell’arbitrarietà e quindi del rischio…ma allora l’uso della potenza deve essere attuato con responsabilità personale . Può l’uomo esercitare a piacere ed essere responsabile di una grande potenza? “ ( R. Guardini , op. cit ) .Può succedere che la crescita esponenziale e rapidissima della cultura tecnica non abbia nell’uomo uno sviluppo sufficientemente adeguato della sua responsabilità e della sua personalità ? L’uomo porta in sè il potenziale dramma del tragico . “ Quanto sia grande la potenza si presenta alla coscienza massimamente dove essa distrugge si veda la bomba atomica ad Hiroshima e Nagasaki… quanto successo deve portare alla coscienza la mostruosa possibilità di distruggere “( R.Guardini, op.cit.) .
“ L’uomo sottomette al suo dominio la natura ed ad un principio che non è calcolabile ..il mondo intero viene qui sotto un’istanza della quale è impossibile dire come ne disporrà “ (R.G.op.cit.) . Oggi ne vediamo drammaticamente l’esemplificazione in un sistema di guerre che esprimono la fine di un mondo e di un paradigma culturale che ha distrutto il senso di socialità e di bene comune e per l’Europa quella sudditanza verso gli Usa che ne hanno cancellato la storica creatività.
Guardini prova a domandarsi chi possa porsi la responsabilità della critica della potenza tecnica e del suo uso arbitrario ,” non sono gli Stati Uniti che hanno una storia troppo breve ed una esagerata fiducia nel progresso universale della tecnica come soluzione di tutti i mali . Non può essere l’Asia ( siamo nel 1962 ) che ha una storia antichissima da cui si è separata e si è gettata sulle nuove possibilità con una sollecitudine di straordinaria rapidità” R.Guardini , op.cit.).
Questo compito Guardini lo affida all’Europa , “ essa ha creato lo sviluppo tecnico e non ci si è gettata dentro con un salto ma l’ha prodotto e così ha avuto il tempo di abituarsi ..Ha avuto il tempo di perdere le illusioni ad essa è estraneo l’ottimismo assoluto e la fede nel progresso universale …ha già visto rovinare tanto di irrecuperabile ..Conosce le irruzioni della conoscenza e della conquista ma non crede a garanzie per il cammino della storia né ad utopie..ne sa troppo…Io credo che il compito dell’Europa sia la critica della potenza non negativa , né paurosa né reazionaria; tuttavia ad essa è affidata la cura per l’uomo perché esse ne ha provato la potenza non come garanzia di sicuri successi ma come destino che rimane indeciso dove condurrà.. L’Europa ha creato l’età moderna ma ha tenuto ferma la connessione con il suo passato..L’Europa ha prodotto l’idea della liberà , dell’uomo come sua opera , ad essa soprattutto incomberà nella sollecitudine per l’umanità dell’uomo , pervenire alla libertà anche di fronte alla sua propria opera .” ( R. Guardini, op. cit. ).
(*) Professore emerito Universtà Bocconi
