La guerra di Putin

Riuscirà il bastone di Trump a scrocchiare l’amico Putin?

di Giuliano Longo (*)

Riuscirà finalmente il campione della Democrazia Donald Trump a piegare l’arroganza di Putin e salvare non solo il popolo ucraino martoriato, ma la stessa autocrazia d Kiev rappresentata dall’’uomo immagine Zelensky, l’europeo?

Indubbiamente le sanzioni sul petrolio russo che The Donald ha deciso dopo essere stato ancora una volta deluso dall’Amico Putin, sono quel colpaccio che i “volenterosi” europei e il loro mito Zelensky invocavano da tempo. Anzi i gridolini di gioia e gli orgasmi (editoriali) iniziali non mancano sulla stampa mainstream. Successivamente corretti da commentipiù cauti

Ok disse Donald:  lui, Vlad,  sabota la mia immagine di “pacificator” e io lo colpisco nel portafoglio, materia a me già congeniale per vocazione speculativa e imprenditoriale.

E poi a monte (ammesso che se lo ricordi a 79 anni), potrebbe pensare:  l’abbiamo già fatto con  l’Unione Sovietica nei primi anni novanta, con un paese impoverito dalle spese militari, improduttivo, arretrato tecnologicamente e  dissanguato dal conflitto afgano.

Allora,  dal barcollante Eltzin, in Russia imposto  un capitalismo rampante, ma  mugiko con tanto di ladri e arraffoni.

 Addio miserabile socialismo nazional burocratico e chissenefrega se il  popolo russo piombò nella miseria più nera per un decennio. Il pingue  modello occidentale fu ristabilito sulle spalle di pensionati e lavoratori per la gloria di nuovi ricchi cleptocrati, che in Russia ci campano ancora benissimo.

Si arrivò così alla “fine della Storia” teorizzata da un certo i Fukuiama, salvo suo successivo ravvedimento operoso. Anche solo perché il Mondo continuò a esistere fra pochi ricchi e una marea di poveri, continuando a patire centinaia di conflitti diffusi su tutta l’Orbe terraquea,

Ora la Storia sembra ripetersi, se non si trasformerà in farsa (cit. Carlo Marx), ma con rischi  di  tragedia (questi seri) termonucleare.

Ma veniamo ai fatti enfatizzati da una Europa con l’elmetto, un Europa che finge  di prepararsi a una guerra  – con armi americane a pagamento e relativo scudo atomico –  che governati “volenterosi”  stanno alimentando, a di spetto dell’opinione dei popoli (che contano solo per votare al 50% e meno).

Ovviamente non faremo riferimento ai mugolii dell’orso russo ferito, anche perché il suddetto orso si alimenta della globalizzazione e citeremo invece l’agenzia britannica (ma no!) Reuters fonte più attendibile , ma non per i mercati finanziari che preferiscono Bloomberg che è più vicina a Wall Street.

Ebbene cosa ci dicono gli esperti londinesi mentre impazzano le fake di quelli che ormai prevedono il prossimo crollo della Russi e la decapitazione di Putin?

Ci dicono che  Trump ha imposto sanzioni alle due  due maggiori compagnie petrolifere russe, segnando una significativa escalation nei suoi sforzi per privare Mosca di entrate vitali per finanziare la sua guerra , e fin qui nulla da eccepire, se non che le guerre procedono anche per inerzia fino a che c’è carne da macello.  

 

Ma poil’agenzia  aggiunge (oibò) che le domande chiave è come risponderanno India e Cina, i due maggiori acquirenti di greggio russo, e fino a che punto Trump sarà disposto a inasprire le misure nei loro confronti se.

 

Per rassicurare gli automobilisti la Reuters ci spiega  che l’India ha acquistato 1,9 milioni di barili al giorno di greggio russo nei primi nove mesi del 2025 e che la .

 la  Rosneft  russa detiene  una partecipazione del 49% nella raffineria indiana di Vadinar.

 

Ma Trump, che è  colui che può, sta facendo forti pressioni su quel poveraccio di Modi che governa solo un miliardo e mezzo di indiani, affinché riduca gli acquisti  in cambio di una  (bontà sua) riduzione dei dazi sulle importazioni statunitensi.

 

Reuters è quindi convinta  che l’India ridurrà  le importazioni di petrolio russo, anche se ciò sarà doloroso ( sic). Con l’india la Turchia, ma questo è un capitolo a parte perchè  i turchi sono maestri di import export parallele e altre diavolerie levantinei.

 

Semmai il petrolio mancante l’India se lo acquisterà dagli USA, Medioriente (eccetto l’Iran) e magari anche dall’Africa. Et voilà, ecco l’uovo di Colombo, ma perché non ci hanno pensato prima?

 

Il vero banco di prova – ci illumina Reuterrs – sarà la reazione della Cina che nei primi otto mesi dell’anno ha importato 2,1 milioni di barili al giorno di petrolio russo  via terra e via mare il 18% delle importazioni totali di greggio del Paese.

 

Purtroppo – per Donald –  le importazioni cinesi dalla Russia tramite l’oleodotto ESPO – che trasporta petrolio dai giacimenti di proprietà di Rosneft –  rappresentano circa il 40% dell’import totale di greggio

 

Quindi, furbescamente, Pechino potrebbe decidere – come già pare – di ridurre inizialmente le sue importazioni  via mare. Ma con Pechino la partita è molto più grossa e certamente The Donald non rischierà di romeprsi le corna con XI per un po di oro nero.

 

 

Allora dove sta il  problema se Putin l’abbiamo già steso al tappeto? Lasciamo per ora perdere l’esagitato  Medvedev che si sente già in guerra con con gli Stati Uniti e sentiamo altre campane.  

 

Più seriamente la portavoce degli esteri Zakharova quale dice che la Russia è resilente, bel termine per affermare che, tutto sommato, Mosca ha una serie di scappatoie per sfuggire alle sanzioni.

 

Più serio Putin che all’agenzia Novosty dice “Le sanzioni annunciate dal presidente Usa alle compagnie petrolifere russe sono un tentativo di mettere pressione su Mosca, ma nessun Paese che abbia rispetto di se stesso fa mai niente sotto pressione”..

 

Quello che Putin non dice è che dopo il 1992 la Russia è un Paese integrato nella globalizzazione finanziaria, per cui gli autocrati del Cremlino sanno che se una farfalla batte le ali – per propagazione – può capitare un terremoto   in California.

 

Non è poi  escluso che lo spettacolo messo in scena di un Trump che mette,  riduce o  aumenta i dazi ad libitum,  blandisce o punisce, ama e odia, mostra i muscoli o fa il pacificatore, cominci a creare qualche disagio, non tanto alla teutonica militarista Ursula Von der Leyen (- che i dazi all’Europa se gli è già metabolizzati tutti – quanto  a quelli che un tempo si definivano gli “gnomi di Zurigo”, Quelli che tirano le leve della finanza internazionale e vanno dove c’è guadagno e potere, certamente non nelle trincee

 

Già le borse internazionali qualche segnale lo stanno lanciando e fino a che Pechino – in qualche modo e nel suo interesse –  continuerà a sostenere la Russia difficilmente la spunterà Trump. Per il quale già qualcuno si chiede “ comprereste una macchina usata da lui”?

 

(*) Analista geo-politico ed esperto di politica internazionale

Related posts

Putin: “Un mondo multipolare è un processo inevitabile”

Redazione Ore 12

Controffensiva a Nord dell’esercito ucraino, ripresi molti territori

Redazione Ore 12

Dopo Medved, Shoigu (Difesa russa): “Potremmo utilizzare la triade nucleare”

Redazione Ore 12