Cronaca

Rogoredo: Cinturrino denuncia i testimoni. Loro, ‘ci diceva ammazzo Zack’

di Francesco Floris (*)

Milano, 10 apr. (LaPresse) – Botta e risposta a distanza fra Carmelo Cinturrino e i testimoni dell’accusa nell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri e sulla presunta ‘squadretta’ di agenti infedeli nel Commissariato Mecenate di Milano. L’assistente capo, detenuto in carcere a San Vittore da febbraio, ha denunciato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e al traffico di droga, calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero i 2 italiani e i 6 giovani marocchini, tunisini e afgani, tutti frequentatori del ‘boschetto della droga’, sulle cui dichiarazioni si fonda l’ipotesi che il 26 gennaio a Rogoredo il 41enne abbia premeditato di uccidere il pusher quando, in abiti borghesi e impegnato in un altro servizio a 2 chilometri di distanza, si è fiondato in via Impastato, ha aperto il fuoco con la Beretta di ordinanza 9X9 e ha allestito una finta scena del crimine, posizionando una pistola caricata a salve accanto al cadavere, per simulare di aver reagito a una minaccia armata. Mossa che, oltre a portare alla probabile iscrizione sul registro degli indagati dei suoi accusatori per vagliare l’attendibilità delle affermazioni raccolte dai legali di Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli, poi migrate nel fascicolo del pm Giovanni Tarzia che indaga con la squadra mobile, ha permesso ai legali di Cinturrino di sollevare una nuova eccezione preliminare nell’incidente probatorio al via venerdì e che proseguirà sicuramente per l’intera giornata di sabato. Gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno hanno chiesto che tutti e 6 i testimoni (2 si trovano in carcere e non saranno ascoltati) siano sentiti non nella qualità di ‘testi puri’ ma indagati in procedimento connesso e, quindi, con l’assistenza a loro volta di un difensore. “La strategia è semplicemente quella di far emergere la verità – ha spiegato Bianucci – il nostro assistito deve rispondere delle cose che ha effettivamente fatto, non di quelle che non ha fatto”. Dopo 3 ore di camera di consiglio che ha ritardato l’inizio dell’udienza, già slittata il 2 aprile, e che servirà a ‘cristallizzare’ i racconti in un anticipo di contraddittorio processuale con le difese, il gip Domenico Santoro ha deciso che 4 di loro vengano sentiti con un legale al seguito. Non per le denuncia dell’agente 41enne – ha detto nell’ordinanza – ma perché già sottoposti a procedimenti penali legati al mondo della droga a Rogoredo (in 2) o perché già processati in vicende collegate (altri 2), terminate rispettivamente con una sentenza di assoluzione e una di condanna. Solo due saranno i ‘testimoni puri’ che a verbale hanno già dipinto un quadro fatto di cessioni di droga, pestaggi, estorsioni e sequestri di persona ai danni di tossicodipendenti e pusher portando la Procura diretta da Marcello Viola a muovere 42 imputazioni nei confronti di 7 poliziotti, di cui 33 a carico del solo Cinturrino. “Picchiava, se non gli davi i soldi ti dava le martellate, se gli davi i soldi ti lasciava stare”, è tornato a ribadire oggi uno di loro, un 39enne italiano e senza fissa dimora. Ha raccontato che Cinturrino agiva con un “suo socio” e di aver sentito proferire dall’agente la frase: “Digli a Zack che lo ammazzo” (‘Zack’ era il soprannome dello spacciatore marocchino ucciso il 26 gennaio). Intimidazione che sarebbe riscontrata dal racconto di un secondo testimone italiano che ha sentito a sua volta le minacce: “Dì a Zack che se lo becco io lo uccido”, “mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo”. “Non lo so”, ha risposto il teste a chi, fuori dall’aula, gli domava perché Cinturrino ce l’avesse con Mansouri. “Quello voleva solo i soldi a basta”. Ha dichiarato di essere stato “colpito ripetutamente con un martello, tanto da essere soprannominato nell’ambiente ‘Luca il Martello’, infliggendogli colpi alle costole – ha spiegato l’avvocata Piazza – e ha inoltre precisato che l’indagato ha aggredito anche un altro giovane in sedia a rotelle”. Nonostante le difficoltà del racconto, reso da una persona descritta come “fragile” e che avrebbe faticato anche a leggere la formula con cui i testimoni si impegnano a dire “tutta la verità”, il gip lo ha ritenuto in grado di rendere l’esame, riservandosi di valutare caso per caso se disporre perizie psichiatriche, come ha chiesto la difesa di Cinturrino. Il 39enne ha parlato anche dei presunti accordi corruttivi fra il poliziotto e il pusher marocchino ma sarebbe caduto in alcune contraddizioni su chi dei due avesse proposto, o chiesto, “200 euro” al giorno in cambio di poter liberamente spacciare a Rogoredo, facendo sollevare ai legali del 41enne ulteriori dubbi sulla propria “attendibilità”.
(*) La Presse

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