Roma Capitale

Roma: famiglia Pietralata, la madre potrebbe aver sparato prima di suicidarsi

Potrebbe essere stata Valentina Pambianco a sparare sia al marito Luca Abbasciano sia alla figlia Bianca di 5 anni, prima di togliersi la vita, utilizzando la stessa pistola, una Glock regolarmente detenuta. È questa la principale ipotesi, secondo quanto apprende LaPresse, emersa dai primi accertamenti sul duplice omicidio-suicidio avvenuto il 31 agosto in un appartamento di via dell’Antracite, nel quartiere Pietralata a Roma. Per chiarire ogni dubbio, la Procura di Roma ha disposto una perizia chimico-balistica.

I primi rilievi medico-legali, eseguiti nei giorni scorsi, non avevano escluso, infatti, un coinvolgimento attivo della madre, 41 anni, nel duplice omicidio-suicidio avvenuto tra le mura di una casa diventata prigione. Sono stati quattro i proiettili esplosi nella casa di Pietralata. I colpi hanno ucciso padre, madre, figlia e il cane di famiglia.

Quando lo scorso 31 agosto, gli inquirenti sono entrati nella casa in via dell’Antracite in cui viveva la famiglia Abbasciano, si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: il corpo del padre era riverso sul pavimento, vicino alla parete, mentre la moglie giaceva sul letto, uccisa da un colpo di pistola in bocca. Accanto alla donna, il corpicino della figlia, mentre tra le gambe del marito il cane di famiglia. L’arma era a terra tra i due corpi. Le tracce di sangue hanno inoltre rivelato che il cane, ferito, ha vagato per l’appartamento prima di accasciarsi in camera da letto. A dare l’allarme, quel giorno, un parente che non era più riuscito a mettersi in contatto né con Abbasciano né con Pambianco. Poi entrati in casa la scoperta di quanto accaduto: della famiglia non era sopravvissuto nessuno. “Da soli non ce la facciamo”, la sintesi dei messaggi autografi, scritti da entrambi i genitori, rinvenuti nella casa dagli investigatori e che hanno confermato l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. È dai contenuti degli scritti ritrovati in casa che è stato possibile ricostruire la difficile situazione che vivevano perché Bianca aveva bisogno di cure continue e i genitori, senza aiuti, non riuscivano a prendersi cura di lei. Sarebbe maturata così la decisione di farla finita.

La loro bambina era affetta dalla nascita da una gravissima disabilità. La sua famiglia, forse nella speranza di veder migliorare la piccola, affetta da una gravissima disabilità aveva effettuato diversi viaggi in Messico, per sottoporre la bambina a un trattamento basato sull’impiego di radiofrequenze e campi elettromagnetici.

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