Roma Capitale

Roma: Giannini, alla Casa del Jazz nessun elemento investigativo rilevante

Si sono concluse le attività di accertamento negli ambienti sotterranei di Casa del Jazz, bene confiscato alla criminalità organizzata e nella disponibilità in passato della Banda della Magliana. Lo ha riferito il prefetto di Roma Lamberto Giannini, nel corso di un punto stampa a Palazzo Valentini. “Non sono stati rinvenuti elementi rilevanti da un punto di vista investigativo”, ha spiegato Giannini raccontando che “le verifiche hanno riguardato gallerie sotterranee mai esplorate, individuate sotto la struttura, per le quali è stato richiesto l’intervento della prefettura al fine di coordinare le operazioni”, ritenute “estremamente complesse”. Delle attività le procure di Roma e Perugia sono state costantemente informate. Giannini ha precisato che in caso di eventuali ritrovamenti la polizia giudiziaria avrebbe immediatamente interrotto i lavori per gli approfondimenti del caso. “Sono state repertate delle ossa animali e delle bottiglie”, ha concluso Giannini. “Riaccendere i riflettori sulle vicende di Emanuela Orlandi e del giudice Paolo Adinolfi può essere uno stimolo per arrivare alla verità”. Giannini ha sottolineato l’importanza delle verifiche svolte, evidenziando come le attività abbiano consentito di approfondire una situazione rimasta per anni senza accertamenti, con l’obiettivo di fare piena luce su eventuali elementi ancora da chiarire.
Muntoni su Casa Jazz, tolti dubbi dopo 30 anni
“Ci siamo tolti dopo 30 anni il dubbio che sotto la Casa del Jazz potesse esserci qualcosa di rilevante”. Lo ha detto il magistrato Guglielmo Muntoni, intervenendo al punto stampa convocato in prefettura sulla conclusione degli accertamenti nelle gallerie sotterranee del complesso, in passato nella disponibilità della Banda della Magliana. “Il dubbio c’era perché risultava la presenza di questa galleria con una scala di accesso e non si sapeva dove arrivasse – ha aggiunto –. Resto dell’idea che questa galleria potesse essere stata utilizzata per nascondere qualcosa”. Muntoni ha quindi sottolineato l’importanza delle verifiche svolte, evidenziando che le attività hanno consentito di accertare la situazione “senza lasciare nulla di intentato”. “Si riconosca che Paolo Adinolfi è stato assassinato e che qualcuno abbia la volontà di far sapere dove si trova il corpo del collega”. Muntoni ha ribadito l’auspicio che il riaccendersi dell’attenzione sulla vicenda possa favorire nuovi elementi utili a chiarire la scomparsa e individuare il luogo in cui si troverebbe il corpo.

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