di Emilio Orlando (*)
Appena un secondo e mezzo. È il tempo che, secondo la consulenza tecnica firmata dall’ingegnere Mario Scipione, separa la manovra azzardata dall’impatto che ha provocato la morte di Beatrice Bellucci sulla Cristoforo Colombo, all’Eur il 24 ottobre del 2025. Un intervallo brevissimo, che è stato sufficiente a trasformare un incidente stradale in una tragedia. La ricostruzione contenuta nella perizia, composta da 79 pagine e depositata nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal sostituto procuratore Andrea D’Angeli, analizza nel dettaglio la dinamica dello schianto e attribuisce a entrambi i conducenti comportamenti caratterizzati da imprudenza, negligenza e imperizia, come rilevato dalla Polizia Locale di Roma Capitale che effettuò i rilievi. Dagli accertamenti emerge un dato considerato rilevante. Le due vetture, infatti, viaggiavano a velocità nettamente superiori rispetto al limite di 50 chilometri orari previsto nel tratto di viale Cristoforo Colombo dove si verificò lo schianto. La Mini One sulla quale viaggiava Beatrice Bellucci procedeva a circa 97 chilometri orari, mentre la Bmw guidata da Luca Domenico Girimonte viaggiava a circa 95 chilometri orari. Quasi il doppio della velocità consentita. Alla guida della Mini c’era Silvia Piancazzo, amica della vittima. Nei suoi confronti il consulente richiama le violazioni degli articoli 141 e 142 del Codice della strada, relativi rispettivamente all’obbligo di mantenere il controllo del veicolo e al rispetto dei limiti di velocità. Per Girimonte vengono invece contestate le possibili violazioni degli articoli 141, 142 e 154, quest’ultimo riguardante le manovre di cambio corsia e di direzione che devono essere effettuate senza mettere in pericolo gli altri utenti della strada. Secondo la ricostruzione dell’ingegnere Scipione, la Bmw effettuò uno spostamento repentino verso sinistra circa un secondo e mezzo prima dell’impatto. Una manovra che, combinata con la velocità sostenuta di entrambe le auto, avrebbe avuto un ruolo determinante nella dinamica dell’incidente. Tra le conclusioni, quella più significativa della consulenza riguarda però le conseguenze dell’eccesso di velocità. Per il tecnico nominato dalla Procura, se le due vetture avessero rispettato il limite di 50 chilometri orari, l’urto non avrebbe avuto gli stessi effetti devastanti. I veicoli si sarebbero infatti arrestati sulla carreggiata senza raggiungere lo spartitraffico e senza finire contro l’albero che si è rivelato fatale per la giovane. La Procura di Roma ha intanto chiuso le indagini preliminari. Ora le conclusioni della perizia saranno valutate dal giudice e potrebbero aprire la strada al rinvio a giudizio di Silvia Piancazzo e Luca Domenico Girimonte, entrambi indagati per omicidio stradale.
(*) La Presse
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