di Francesco Floris e Stefano Bertolino
(LaPresse) – Tra avvocati, curiosi, ex magistrati a sorpresa in aula, in quella che sembra la riedizione dei processi dello scorso decennio all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, c’è chi definisce il nuovo ‘Ruby ter’ con un parallelismo con “Garlasco”. Altri, come Marco De Giorgio, legale dell’ex showgirl Miriam Loddo, unica delle fu ‘Olgettine’ che si presenta al palazzo di giustizia, parlano di “vilipendio di cadavere”: quello dell’ex premier. “Dovrebbero gestirlo dei necrofori non dei magistrati, sarebbe più serio”, le sue parole. A 12 anni dalle prime indagini, in alcuni casi 14 anni dai fatti contestati, è ripartito davanti alla Corte d’appello di Milano il processo ai 22 imputati (21 ragazze più l’avvocato Luca Giuliante, ex legale di Karima El Mahroug detta ‘Ruby’) accusati di corruzione in atti giudiziari per le presunte false testimonianze sulle ‘cene eleganti’ di Arcore e i racconti resi in indagini e processi carico del defunto fondatore di Forza Italia Ruby 1 (concussione e prostituzione minorile) e Ruby 2 (favoreggiamento della prostituzione per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti). Tre ore di udienza in cui il collegio della seconda penale Correrra-Bernazzani-Zappatini viene sommerso di eccezioni e questioni di legittimità costituzionale a cui dovrà fornire una risposta il 29 giugno.
C’è chi chiede di ripartire dal primo grado, chi di trasferire alcune posizioni a Siena e a Forlì per competenza. Altri domandano che sia la Corte Costituzionale a chiarire “quando” un cittadino che è “chiamato a testimoniare” in un’indagine o processo penale “diventa” – e sa di diventare – un “pubblico ufficiale”. La prima richiesta – riaprire il processo con testimoni nuovi e documenti – è quella delle difese delle ex frequentatrici del Cavaliere, Claudia Amarghioalei, Barbara Faggioli e Roberta Bonasia. Poi è il turno di almeno 4 eccezioni di costituzionalità. Nodo centrale della vicenda è l’annullamento da parte della Cassazione nel 2024 della sentenza di assoluzione del Tribunale di Milano, perché il fatto non sussiste, del 15 febbraio 2023. Le ragazze e – all’epoca anche Silvio Berlusconi – sono state assolte perché non avrebbero mai rivestito il ruolo di “pubblico ufficiale” e di “testimoni puri”. Nei loro confronti – avevano scritto i giudici – c’erano gravi indizi anche “dell’interesse economico” a rendere “dichiarazioni compiacenti” tali da giustificare un’iscrizione sul registro degli indagati “sin dall’aprile 2012” e cioè “7 mesi prima” che le frequentatrici dell’ex leader di Forza Italia venissero sentite. Avrebbero dovuto essere ascoltate con le garanzie difensive e la presenza di un avvocato. Con questo ragionamento, che ha fatto crollare l’impianto accusatorio della Procura di Milano, il Tribunale non ha nemmeno stabilito quali e quante testimonianze si fossero rivelate effettivamente false. Né se ci fosse un collegamento fra la falsità dei racconti e le elargizioni di denaro ricevute da Berlusconi. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso “per saltum” del pm Luca Gaglio e dell’ex aggiunta Tiziana Siciliano che, ora in pensione, si presenta in aula per vedere la “fine” di una storia che ha avuto “un inizio e una durata, irragionevole, ma che finirà”, ha annullato l’assoluzione. Ha stabilito che invece è necessario accertare la veridicità o falsità delle testimonianze (anche se ormai prescritte) come reato presupposto della corruzione. Ha demandato il compito alla Corte d’appello, ma le difese, come quella di Marysthell Polanco, obiettano che se la “Cassazione riconosce che tale tema non è stato affrontato” deve esserci “un nuovo accertamento del fatto storico in primo grado”. In sintesi: ricominciare da zero. “Ci interessa la verità o vincere il processo?”, tuona l’avvocato Ivano Chiesa, difensore di Leida Espinosa. I legali di Lisney Barizonte, altra ex ospite delle cene di Arcore, chiedono di mandare gli atti alla Consulta sulla “sovrapposizione” e “indeterminatezza” di reati come corruzione del testimone e intralcio alla giustizia. Nel primo caso chi “commette la falsa testimonianza” risponderebbe di quella. Il secondo reato invece “non punisce” chi è stato “indotto” a renderla anche con “denaro” ma solo l’induttore, cioè Berlusconi. Reato, quest’ultimo, comunque estinto per morte del reo. La morale prova a tratteggiarla Jacopo Pensa, avvocato di ‘Ruby’: il “paradosso” è che il “protagonista è scomparso. Le fanciulle imputate di essere corrotte sono rimaste qui davanti alla vostra giustizia per essere assolte o condannate. Quando dico alle persone che devo ancora parlare delle cene eleganti di tanti anni fa mi fanno dei parallelismi con il processo di Garlasco”.
