La guerra di Putin

Ruoli e ramificazioni dei servizi segreti ucraini in Europa

 

di Giuliano Longo (*)

Cinque giorni fa  un ordigno ha ferito gravemente l’ex magnate ucraino Vadym Iermolaiev e I suoi famigliari ll’oligrca era sato  sanzionato da Kyiv per i suoi presunti legami d’affari con entità russe nei territori occupati. L’indagine internazionale coordinata dall’Interpol  successivamente si è mossa inevitabilmente su quella rete europea ben nota di agenti o collaboratori ucraini al servizio di Kiev .

Due giorni dopo, con impressionate rapidità gli inquirenti idividuano la sospetta esecutrice materiale dell’attentato  nella 34 enne Anastasiia Berezovska le cui foto , spogliatasi dai panni maschili utilizzati nel corso dell’attentato, cominciano a circolare. Ieri Anastasia che ha avuto modo di percorrere quasi tutta l’europa per arricare a Kiev viene uccisa nella capitale con  due colpi alla testa e poi sepolta.

L’attentatrice avrebbe ricevuto finanziamenti e supporto in criptovalute da un ufficiale in servizio della GUR (l’intelligence militare ucraina) e da un ex poliziotto. Sebbene le autorità giudiziarie di Kyiv abbiano dichiarato che l’ufficiale avrebbe agito “di propria iniziativa” senza informare i superiori,. Una soluzione sorprendentemente rapida e liquidatoria che getta un’ombra  servizi segreti ucraini operanti in Europa.

Come noto all’Interpol e a tutte le agenzie investigative europeee e non solo, le attività e le reti dei servizi segreti ucraini in Europa sono gestite principalmente da due agenzie: la SBU (Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, controspionaggio e sicurezza interna) e la GUR (Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa).

Dall’inizio dell’invasione russa, l’intelligence di Kyiv ha notevolmente espanso il raggio delle proprie operazioni clandestine. Sebbene la stragrande maggioranza delle azioni mirate (inclusi i sabotaggi e le eliminazioni) avvenga sul territorio ucraino occupato o all’interno della Federazione Russa, negli ultimi tempi sono emersi segnali legati a operazioni o ramificazioni in territorio europeo.

Lo scopo – oltre quello scontato di identificare i network di spie di Mosca e monitorare i cittadini ucraini all’estero – è anche quello di I ndividuare i flussi finanziari di soggetti legati al Cremlino o di figure accusate di collaborazionismo per facilitare sanzioni, sequestri o per scopi di intelligence finanziaria. Senza escludere – come abbiamo visto nel Principato di Monaco – gli omicidi.

Con il coflitto in corso debbono anche garantire la sicurezza delle linee di rifornimento di armi occidentali dirette verso l’Ucraina e prevenire i sabotaggi russi. Quindi operano in stretto collegamento con l’intelligence occidentale e reclutano a man bassa agenti e collaboratori fra gli 8 milioni di ucraini emigrati in Europa.

I servizi ucraini  – in particolare il Quinto Direttorato della SBU e i reparti speciali della GUR – hanno sviluppato programmi avanzati per l’eliminazione fisica di figure considerate minacce alla sicurezza nazionale – non solo propagandisti del Cremlino, comandanti separatisti e figure chiave della logistica militare russa. – ma utilissimi anche a regolare I conti con concittadini che sgarrano o  che sono già da tempo nel mirino di Kiev, “A la guerre com a la guerre”.

Le indagini sulle reti di omicidi mirati mostrano che i servizi ucraini raramente inviano propri agenti operativi per compiere materialmente attacchi in Occidente, ma più spesso spesso si affidano a cellule di supporto che operano nei paesi confinanti (come Polonia, Romania o Germania) per gestire passaporti, canali di comunicazione criptati e finanza decentralizzata (criptovalute).

In questa guerra sotterranea spicca la tolleranza dei governi europei verso attività d’intelligence ucraine sul proprio territorio. Kyiv sa che condurre attentati terroristici o omicidi non autorizzati sul suolo di alleati NATO/UE comporta rischi di immagine, il che spiega ll’immediata eliminazione  della Berezovska e  la altrettanto rapido arresto dei suoi presunti mandanti.

Un altro dossier scottante – che In Europa si è tentato di minimizzare se non occultare – riguarda il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022. Le indagini di diverse procure europee (tra cui quella tedesca) hanno puntato il dito contro un gruppo di sommozzatori ucraini, dimostrando legami o coperture da parte di apparati militari di Kyiv, nonostante le smentite formali del governo Zelensky. Un esempio di come gruppi operativi dei Servizi ucraini possano agire in Europa con coperture innegabili da parte dei Governi.

Ma le agenzie di investigazione internazionali conoscono anche I rapporti tra i servizi segreti ucraini  la  malavita organizzata e gli oligarchi con un un intreccio complesso, profondamente  mutato  con l’inizio della guerra su larga scala. Con l’invasione russa, la criminalità organizzata ucraina ha vissuto una spaccatura netta con i partner storici russi. Molti leader criminali locali hanno tagliato i ponti con Mosca, assumendo una posizione e patriottica.

Rapporti di intelligence evidenziano come i servizi segreti ucraini abbiano talvolta sfruttato le competenze logistiche e le rotte di contrabbando della malavita in chiave bellica: ad esempio, per contrabbandare componenti tecnologici sensibili o armamenti leggeri attraverso i confini, o per condurre operazioni di sabotaggio e infiltrazione dietro le linee nemiche, ma con una mlavita ormai ramificata in Europa e che fa affri  con le mafie Ruroasiatiche senza escludere l’Europa.

 Il potere degli oligarchi tradizionali è invece uscitoridimensionato dalla guerra: le loro fabbriche nel Donbas sono state distrutte, i loro canali televisivi unificati sotto il controllo statale nel palinsesto unico di guerra, e i loro asset strategici parzialmente nazionalizzati per scopi militari. I servizi segreti (SBU), spinti dalla necessità di g mantenere il supporto finanziario dell’Occidente, hanno avviato  azioni giudiziarie contro figure intoccabili, eccetto quelle vicine a Zelensky  e non sono poche.

In conclusione l’attentato di Monaco insegna che gli oligarchi in fuga all’estero nei loro esili dorati, non possono dormire sonni tranquilli forse nemmeno dopo la fine del conflitto, che lascerà intatta tutta la rete che abbiamo descritto sommariamente.

Una rete  che con l’adesione alla UE non cesserà di funzionare. Anzi – se come ha detto il segretaro della NATO Rutte l’Ucraina è già di fatto membro della NATO – ,sarà una collonna portante dello spionaggio e del controspionaggio occidentale, insieme ad un esercito, che proprio grazie il sostegno del’Occidnte, sarà uno degli eserciti più potenti, non solo in Europa ma nel mondo.

Questo è stato il vero e grande riarmo dell’Europa, quello che avverrà nei prossimi anni sarà complemetare a una ucraina prima linea contro la Russia,che non starà certo con le mani in mano.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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