di Giuliano Longo
Dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente tra Hamas e Israele,gli sviluppi di quello Ucraino sono passati in secondo piano nei media occidentali poiché quanto succede nella Striscia di Gaza preoccupa l’establishment occidentale e il pubblico molto più di quanto sta accadendo in Ucraina.
Tuttavia ha suscitato molto scalpore l’ultima intervista del comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny, alla rivista The Economist,nella quale ammette che la guerra è giunta a un vicolo cieco e che le truppe ucraine non hanno sfondato il fronte come era nelle attese anche delle Cancellerie Occidentali e sopra a Tutti di Biden.
E’ evidente che il generale voleva inviare un chiaro segnale agli alleati avvertendoli che le loro aspettative sul campo di battaglia erano esagerate, invitandoli quindi non solo a mantenere, ma ad aumentare il sostegno militare per ottenere un vantaggio sul campo di battaglia.
Ma proprio dopo questa intervista alcuni giornalisti americani e britannici si sono chiesti se non fosse il caso di credere più al generale che non alle affermazioni ottimistiche di Zelensky sulla“inevitabile vittoria”.
In effetti Valery Zaluzhny non ha detto nulla di radicalmente nuovo n a The Economist, ha solo ripetuto che il conflitto si avviava al vicolo cieco dello scontro “di trincea” come nella prima guerra mondiale e che per uscire dallo stallo posizionale è necessario un “enorme salto tecnologico” senza il quale sui fronti “non ci sarà alcuna svolta profonda”.
Non solo, ma le moderne apparecchiature di sorveglianza possono identificare qualsiasi concentrazione di truppe e che le moderne apparecchiature ad alta precisione possonodistruggerla. Per questo motivo né le forze armate ucraine né le forze armate RF sono in grado di sfondare il fronte (la notizia dell’intervista è già stata riportata da Ore12)
Insomma alla vittoria di Kiev ci credono ormai ben pochi eccetto (forse) la Presidente UE Von der Leyenche si è precipita a Kiev assicurando a Zelensky sulla accelerazione delle procedure per l’adesione dell’Ucraina all’Unione, fingendo di ignorare le voci che proprio a Bruxelles circolano su una possibile tregua, e forse di avvio dei negoziati, nel marzo del prossimo anno.
Tornando alla autorevole stampa occidentale The l’Economistscrive: “la valutazione del generale Zaluzhny è deludente: non vi è alcun segno che una svolta tecnologica sia in vista, sia nel campo dei veicoli aerei senza equipaggio che nel campo della guerra elettronica. E la tecnologia ha i suoi limiti.
Anche durante la prima guerra mondiale l’apparizione tank nel 1917 non bastò a rompere la situazione di stallo sul campo di battaglia. Ci volle una complessa gamma di tecnologie e più di un decennio di innovazione tattica per portare a compimento la Blitzkrieg tedesca nel maggio 1940. L’implicazione è che l’Ucraina è impantanata in una lunga guerra nella quale ammette che la Russia ha il vantaggio”.
Altre pubblicazioni sono ancora più tranchant nelle loro valutazioni, in particolare Newsweek, che nell’articolo “A Dark Winter Is Coming for Ukraine” (un inverno cupo sta arrivando in Ucraina) rileva che 21 mesi dopo l’inizio della guerra, sta diventando sempre più difficile per i politici americani giustificano il loro infinito sostegno all’Ucraina, e il numero di americani che sostengono l’invio di armi a Kiev è in costante diminuzione.
“Intanto, a migliaia di chilometri da Washington – scrive- la controffensiva ucraina sembra essere allo stremo. Prima dell’inizio della campagna a giugno, le autorità ucraine nutrivano grandi speranze di avanzare verso il Mar d’Azov, dividendo in due il territorio controllato dalla Russia e infine isolando le truppe russe in Crimea.
Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Le linee difensive dell’esercito russo, in particolare i numerosi chilometri di campi minati, sono diventati un albatros appeso al collo degli ucraini. I successi limitati sul campo comportano grandi perdite, e i successi stessi sono così piccoli che è necessaria una lente d’ingrandimento per rilevarli”.
Sempre Newsweek.rileva che i russi compensano i problemi a livello tattico con una maggiore potenza di fuoco, sostituendo la mancanza di qualità con la quantità, mentre i dirigenti ucraini si mostrano coraggiosi in pubblico, ma a porte chiuse sono frustrati perché i paesi occidentali non forniscono a Kiev tutte le armi e le munizioni che desiderano.
“Zelenskyj – prosegue Newsweek a quanto pare, non vuole sentir parlare brutte notizie e intende fare la guerra fino alla fine. ‘Si sbaglia’, ha detto al TIME uno dei consiglieri di Zelenskyj.
‘Non abbiamo opzioni. Non vinceremo’. Anche per i russi non tutto va bene. Strategicamente, la Russia è oggi più debole rispetto a prima della guerra, con i suoi dirigenti che facevano affidamento sull’aiuto della Cina e si rivolgevano all’Iran e alla Corea del Nord per l’assistenza militare.
Tuttavia, questo ci dice che l’obiettivo massimalista di Zelenskyj – la vittoria nella guerra con la Russia con mezzi militari – potrebbe essere tanto delirante quanto le ambizioni (di Putin) di far rivivere l’Impero russo”.
La prestigiosa rivista americana Politico(che trova udienza e fonti nei palazzi di Washington) titola “La visione cupa del generale ucraino sulla guerra con la Russia alimenta il dibattito sugli aiuti militari” e secondo qualche parlamentare di Capitol Hill la schiettezza di Zaluzhny ha creato un grave buco nella politica ucraina dell’amministrazione Biden che continua a finanziare l’Ucraina.
Nel frattempo (come già pubblicato anche da Ore12) la rete televisiva americana la NBC ha riferito che funzionari statunitensi ed europei hanno iniziato a discutere con il governo ucraino possibili colloqui di pace con la Russia per porre fine allo scontro militare. Durante questi negoziati a porte chiuse sono state discusse questioni molto generali su ciò a cui l’Ucraina dovrebbe rinunciare per raggiungere un accordo.
“Funzionari –riporta l’emittente televisiva– hanno anche affermato in privato che l’Ucraina probabilmente avrà tempo solo fino alla fine dell’anno prima che inizino discussioni più urgenti sui negoziati di pace. I funzionari statunitensi hanno condiviso le loro opinioni su tale tempistica con gli alleati europei”. Il che coincide con le voci che circolano a Bruxelles anche se Kiev smentisce decisamente la notizia che mette in gioco lo stesso futuro politico di Zelensky.
E’ evidente che la posizione degli Stati Uniti sostegno di Kiev non cambierà almeno sino all’esito delle elezioni presidenziali del prossimo anno, né va nascosto il sostegno, più o meno velato, dei media russi per Trump, mentre appaiono, sempre più frequentemente, dichiarazioni di autorevoli esponenti moscoviti che indicano la volontà diPutin di avviare iniziative di pace.
Atteggiamento certamente non nuovo, ma coincide con l’affievolimento, se non la scomparsa, di quelle voci dell’ultranazionalismo russo che chiedono la totale sconfitta di Kiev.
Un calcolo politico sul fatto che la guerra di Israele apre nuove prospettive nella dinamica degli equilibri globali, o meglio sospetti e come titola vl’autorevole rivista americana Foreign Policy “The World Won’t Be the Same After the Israel-Hamas War”.
aggiornamento la Guerra di Putin ore 13.45
