di Giuliano Longo (*)
Nel 2026 il sistema mediatico russo sulla guerra in Ucraina è diviso in tre blocchi: nazionalisti pro-offensiva, opposizione anti-guerra in esilio, e media ufficiali statali che oscillano tra propaganda e segnali di malcontento sociale. Tutti operano sotto la legge del 2022 sulle “fake news” che punisce fino a 15 anni chi chiama il conflitto “guerra”.
I media nazionalisti: “Più offensiva, meno bugie”
Questo è il blocco più seguito. Non contestano la guerra né Putin come leader, contestano l’esecuzione militare e chiedono una escalation senza escludere l’impiego del nucleare tattico. La loro piattaforma è Telegram. Ne citiamo alcuni esempi. Rybar @rybar di Mikhail Zvinchuk con 1,3 milioni di follower, ex ufficio stampa del Ministero della Difesa è il blogger militare numeo uno per mappe e analisi tattiche – così come ‘ucraino DeepState. Sostiene che la strategia di logoramento è giusta, ma i generali mentono e i droni scarseggiano, chiede la mobilitazione totale e l’aumento della produzione bellica,, non vuole pace e vuole vincere meglio. Quando Rybar (Trad il Pesce) critica un comandante questo rischia la carriera Two Majors @dva_majors ha 750mila follower con due ufficiali anonimi corrispondenti dal fronte. Utilizza un linguaggio durissimo: “Abbiamo abbastanza corpi, ma non abbastanza cervelli” scrive criticando l’incompetenza dei comandi e preme per avanzate più aggressive nel Donbass, la Russia può vincere solo se smette di illudersi. *WarGonzo @wargonzo di , Semyon Pegov – con un milione di follower è diretto da un giornalista embebeded presso il comando, ma va in trincea con i soldati. La sua linea ideologica è quella di una guerra esistenziale contro Occidente “satànico”. Chiede armi nucleari tattiche se necessario ed è molto seguito dai soldati al fronte. Altra punta di diamante del nazionalismo più aggressivo con un milione e 600mila followers è , Vladimir Solovyov @solovievlive il volto della TV di stato Rossiya 1 che conduce ogni sera un . Talk show urlato e colpisce le capitali europee – come accaduto anche quando ha attaccato Mattarella e talora Giorgia Meloni . La sua linea è niente negoziati con Zelensky, presidente “illegittimo” e rappresenta la versione televisiva del nazionalismo di massa. Questi sono I media più rilevanti che hanno caratteristiche comuni fra le quali l’ammissione di perdite e problemi – a differenza delle versioni ufficiali Ministero della Difesa – ed è questa la ragione per cui I soldati al fronte li seguono, Ma nessuno di questi tocca Putin., sii può insultare l’ex capo di Stato Maggiore Shoigu, ma non il presidente. L’obiettivo della loro narrazione è la vittoria totale,l’ annessione completa di 4 oblast, ucraini una Ucraina smilitarizzata. La pace invece è vista come tradimento.
Media d’opposizione: “Questa guerra è un disastro”
I media di opposizione operano dall’estero perché in Russia sono stati etichettati come una voltavenivano definiti “nemici del Popolo”. Chi di loro resta in Russia rischia il carcere. Fra questi spicca la Novaya Gazeta Europe di Dmitry Muratov Nobel per la Pace 2021. Giornale cartaceo chiuso in Russia nel 2022, ora pubblica da Riga con inchieste sui soldati morti, le mobilitazioni forzate, la corruzione nel Ministero della Difesa. Chiede cessate il fuoco immediato e critica Putin direttamente come responsabile della guerra.
Il Meduza – Riga è il sito numero uno dell’opposizione in lingua russa. Con 10 milioni di lettori al mese. Fa fact-checking della propaganda, racconta storie di famiglie di mobilitati, analizza l’impatto economico. Giudica la guerra illegale e chiede il ritiro della Russia, ma evita toni incendiari per non perdere al’udience moderata.
Sulla stessa linea ci sono TV Rain/Dozhd @tvrain* canale TV chiuso in Russia nel 2022, che ora opera da Amsterdam. Intervista dissidenti, madri di soldati, analisti anti-guerra. Critica la censura e la “bolla informativa” del regime. La linea editoriale è la pace oltre al processo politico per responsabili guerra. Segnali di malcontento anche dai media ufficiali Questi sono Rossiya 1, TASS, RIA Novosti, VtsIOM, che devono sostenere Putin, ma dal 2025-2026 iniziano a riflettere sulla stanchezza sociale e come il Cremlino stesso deve gestire il malcontento.
La propaganda più dura è quella di Rossiya 1 e di Dmitry Kiselyov di “Vesti Nedeli”. Propaganda dura classica: Ucraina uguale “regime neonazista”, l’Occidente vuole smembrare Russia., ma quest’anno hanno cominciato a parlare a parlare di “difficoltà temporanee”, carenza carburante, attacchi droni su Mosca. Non ammette le sconfitte, ma preparanoil pubblico a una guerra lunga. La stessa governativa RIA Novosti di Zakhar Prilepin – scrittore e combattente – spinge sulla linea dura ,ma ammette che “ senza l’occupazione totale (dei territori) gli obiettivi sono irraggiungibili” con una critica implicita al Cremlino che ha promesso unavittoria rapida, mentre ora si parla di anni.
I sondaggi statali d’opinione
E’ interessante notare che anche i sondaggi di stato segnalano crepe. Aprile 2026 l’approvazione per Putin cala per 6 settimane, dal 72,9% al 66,7%, mentre il supporto a Russia Unita – il partito del Presidente – è crollato al 27,3% dal 32,1%.
Il Cremlino pubblica questi dati per due motivi: il primo è mostrare trasparenza, il secondo per avvisare l’élite che la pazienza sociale non è infinita. VTsIOM stesso scrive di “crescente malcontento sociale per sacrifici di guerra e censura impopolare”. Non criticano la guerra, ma ne criticano la gestione quotidiana: burocrazia, corruzione, mancanza carburante in Crimea, code alle pompe, nella sostanza una critica “tecnica”, non politica, per scaricare la colpa su ministri e I governatori dell regioni per proteggendo Putin, conla formula . “Putin è forte, i boiardi locali sbagliano”. Studi accademici rilevano che, a differenza dell’inizio 2022, non c’è più l’effetto “rally around the flag”.( corsa a stringersi attorno alla bandiera), mentre l’approvazione per Putin è in calo fra tutte le fasce d’età, con impatto maggiore sui giovani. Le pressioni economiche e le perdite al fronte erodono il consenso.
Il filo rosso che oggi lega la maggioranza dei media è che nessuno in Russia – eccetto I media all’estero che vengono rienuti sovvenzionati dall’Intelligence sopratutto europea – mette in discussione l’idea che Crimea e Donbass siano “russi”. La discussione è solo sul “come” e sul “a che prezzo”.
I nazionalisti vogliono più sangue, l’opposizione al’estero – e quella residua interna – vuole fine della guerra, i media statali cercano equilibrio tra sostegno a Putin e gestione del malcontento reale. La differenza tra 2022 e 2026 è che ora anche la TV di stato deve ammettere che la guerra dura, costa e la società è stanca
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
