di Giuliano Longo
Il Segretario di Stato e Consigliere ad interim per la Sicurezza Nazionale Marco Rubio afferma con la consueta crudezza di marca trumpiana, di non aspettarsi alcuna svolta dai colloqui di Istanbul tra Ucraina e Russia.
I russi, ha detto Rubio, hanno inviato una delegazione di “basso livello”:, mentre a quanto pare gli ucraini invieranno il loro Ministro della Difesa e l’incontro è previsto per oggi 16 maggio.
Come ampiamente noto, sino dall’inizio di questa settimana Zelnsky avevainsistito per un cessate il fuoco di 30 giorni sostenuto dai “volenterosi” e, non senza ambiguità, da Trump.
Poi, con la consueta un’inversione di rotta, Zelensky si è recato ad Ankara, non a Istanbul, per discutere con il presidente turco Erdogan le prossime mosse. Senza dubbio sfruttando il dialogo di Ankara con il sostegno dei suoi colleghi europei, in particolare francesi, britannici e tedeschi, i cui leader lo avevano già incontrato a Kiev poco prima del suo viaggio in Turchia.
I russi vogliono riprendere i negoziati di Istanbul del 2022, allora falliti per volontà di Stati Uniti e Regno Unito, dai quali l’Ucraina si era ritirata dopo aver raggiunto un accordo preliminare. Ma non è affatto chiaro se l’esito di quei colloqui possa costituire la base delle trattative in corso, considerando, realisticamente, che la Russia ha già praticamente annesso cinque territori ucraini.
Nel frattempo, lo stesso presidente Trump pensa che l’unico modo per raggiungere un accordo sarebbe quello di un patto diretto fra lui e Putin, mai i due leader non paiono intenzionati a fare la prima mossa verso la pace che elimini radicalmente l’eventuale ripresa del conflitto.
Anche se Trump e Putin riuscissero a trovare un modus vivendi, è incerto che i principali alleati NATO degli Stati Uniti lo accetterebbero e proprio da questa opposizione deriva probabilmente la riluttanza di Trump a fare qualsiasi mossa in questo momento.
Un accordo che normalizzi i rapporti tra Russia, Stati Uniti e NATO è molto importante, segnerebbe la fine dell’espansione della Alleanza verso Est e la conseguente minaccia percepita sa Mosca, obiettivo che Putin persegue almeno dall’agosto 2008 con la guerra lampo di 5 giorni fra Georgia e Russia.
Tuttavia è evidente che un accordo efficace necessita del sostegno di tutti, o almeno di parte, degli alleati di Zelensky che lo debbono sottoscrivere.
C’è attualmente una divisione in Europa su un accordo per l’Ucraina. Tedeschi, britannici e francesi, che sono le principali potenze della NATO e dell’UE, di fatto si oppongono. Ancora più importante è che l’UE è ufficialmente sia contraria e sembra improbabile che possa essere persuasa a cambiare idea, mentre prova a riarmarsi massiciamente.
Ci sono indicazioni secondo le quali Macron starebbe incontrando opposizione in patria per il sostegno all’Ucraina, in particolare sulla prospettiva di inviare forze terrestri o aeree francesi a combattervi, cosa che l’opposizione in Francia teme.
Ma il Presidente de la Republic lamenta nel frattempo che il suo arsenale sia esaurito per il sostegno a Kiev e al momento non prevede ulteriori trasferimenti di armi. Afferma inoltre di ritenere che l’Ucraina debba prepararsi a concessioni territoriali. Tuttavia, allo stesso tempo si dice favorevole a sanzioni più pesanti contro la Russia (di prossima approvazione UE) se non accetterà un cessate il fuoco. Influenzando le posizioni della Presidente von der Leyen e dell’alta commissaria, la esone Kallas
Fra i contrari agli impegni dei “volenterosi” ci sono ovviamente ungheresi e slovacchi, mentre non è detto che il prossimo ballottaggio in Romania, con la vittoria dei sovranisti, sposti anche questo Paese su tali posizioni.
Cauta la posizione di Giorgia Meloni ed esclusi i piccoli stati baltici e quelli del Nord Europa, solitamente affini alle decisioni tedesca, non è detto che il resto d’Europa balli la giga propiziatoria per un conflitto aperto con l Russia.
La stessa Polonia, filoamericana ma non necessariamente sdraiata sulla NATO senza il sostegno USA, è già alle prese con una massiccia emigrazione ucraina e una pesante crisi agricola nella competizione con Kiev. Inoltre si tratta di vedere se le prossime elezioni presidenziali confermeranno l’attuale governo europeista.
Infinec’è anche una Europa dei popoli raramente consultati e non necessariamente sulle posizioni delle sia pur in crescita destre sovraniste, che vuole la pace.
Tornado a Istanbul, gli Stati Uniti hanno affermato che parte di qualsiasi accordo sarebbe stata la ripresa dei colloqui fra NATO e Russia che si si sono disintegrati nel 2022 con l’invasione.
Simbolicamente, ciò potrebbe aprire le porte alla normalizzazione di rapporti fra l’Alleanza e la Federazione russa con misure per ridurre le tensioni, tra cui forse quelle per il rafforzamento della fiducia. Anche prima dell’inizio della guerra si era parlato di misure di sicurezza per l’area europea, in particolare sulle armi nucleari.
Si ricorda comunque che fu la prima amministrazione Trump a cancellare il trattato sulle forze nucleari intermedie (INF), sostenendo che i russi stavano barando. Ciò è stato probabilmente uno shock per Mosca che non si aspettava una forte risposta degli Stati Uniti. I russi hanno così risposto cancellando a loro volta l’INF che prevedeva un anno di opt-out per entrambe le parti.
Negli ultimi anni si sono verificati sviluppi tecnologici che rendono il futuro controllo degli armamenti molto impegnativo. Tra questi, l’ascesa dei sistemi stealth e forse, più significativo, lo sviluppo di missili ipersonici a medio e lungo raggio, con capacità nucleare.
Inoltre, mentre la Russia si è dimostrata disposta a coinvolgere Stati Uniti e NATO in accordi per il controllo degli armamenti, la Cina è rimasta estranea e riluttante, schierando rapidamente nuove generazioni di armi nell’eventualità di un conflitto con gli stati Uniti nel Pacifico orientale.
Oggi le iniziative per trovare soluzioni al crescente squilibrio delle minacce nucleari sono state, nella migliore delle ipotesi, in gran parte congelate, con l’espansione della NATO e i tentativi di rovesciare il governo russo in cima all’agenda occidentale.
La profonda ostilità nei confronti della Russia e di Putin che ormai viene definito dalla stampa occidentale main stream “un bugiardo” (quasi sadicamente patologico), rappresenta un ostacolo definitivo alla stabilizzazione dell’Europa e alla promozione di un programma di controllo degli armamenti con la Cina.
In questo contesto l’Ucraina rappresenta un tassello, sia pure molto importante per l’Europa, nei difficili equilibri geopolitici e militari globali Ed è nel contesto di un Occidente non graniticamente unito per la competizione armata con la Russia, che si giocano gli equilibri globali non solo con la Cina, ma anche in Medio Oriente.
E’ in questo contesto che resta difficile credere che i colloqui di Istanbul approdino, sia pure nel tempo, a qualche risultato definitivo.
Se non si otterrà qualcosa a Istanbul, si lascerà aperta la possibilità che la Russia sconfigga l’esercito ucraino sul campo di battaglia decidendo solo temporaneamente le sorti conflitto, ma senza un futuro di pace almeno in Europa.
Le giravolte di Trump come l’interessato embrassons nous con le potenze petrolifere d’Arabia, lo sblocco dell’embargo alla Siria e quella sorta di tregua in armi fra Houthi yemeniti e flotta USA, non paiono favorire le mire espansionistiche di Netanyahu .
Gli stessi colloqui in Svizzera con la Cina sui dazi, comunque li si vogliano interpretare ,rappresentano comunque una apertura di dialogo almeno per smussare la reciproca e ormai storica competizione fra le due superpotenze.
Lo stesso conflitto Pakistan India (peraltro perno essenziale con Pechino dei BRICS) ha richiesto, per quanto negato da Dehli, un intervento degli Stati Uniti.
Tutti segnali che dimostrano, anche se in misura moderata, i tentativi delle Grandi Potenze di non portare il globo verso la Terza Guerra Mondiale.
Opportuna quindi l’esortazione del Presidente Mattarella e di Mario Draghi “Europa svegliati”, ma si deve svegliare per un immediato e costoso riarmo contro la presunta aggressività espansionistica delle orde russe, oppure perché l’Europa intende inserirsi attivamente nel gioco globale geopolitico?
