Economia e Lavoro

Salari reali inferiori dell’8,8% su quelli del 2021. Codacons: “Devastante”

I dati sui salari reali diffusi dall’Istat certificano gli allarmi lanciati a più riprese dal Codacons circa gli effetti devastanti del caro-prezzi in Italia. Lo afferma l’associazione, commentando i dati secondo cui le retribuzioni contrattuali in termini reali risultano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli registrati a gennaio 2021.
La fortissima inflazione registrata negli ultimi anni nel nostro Paese, pari al +13,8% tra il 2022 e il 2023, ha effetti negativi diretti sui salari dei cittadini, che in termini reali risultano sensibilmente inferiori rispetto a quattro anni fa – spiega il Codacons – I rincari scoppiati in Italia a seguito della guerra in Ucraina e del caro-energia non sono rientrati, nonostante i prezzi dell’energia e delle materie prime siano lontani dai record degli anni scorsi. I listini rimangono così ingiustificatamente a livelli elevati e continuano a pesare non solo sui salari reali, ma anche su redditi, capacità di spesa e consumi delle famiglie – conclude il Codacons. Ma cosa scrive e riporta l’Istat nel suo articolato studio sullo stato dell’economia nazionale. “Complessivamente le retribuzioni contrattuali in termini reali a settembre 2025 risultano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli registrati a gennaio 2021”. L’Istituto rileva che nel terzo trimestre è proseguita la fase positiva del mercato del lavoro, con un incremento congiunturale sia delle ore lavorate sia delle unità di lavoro (ula) per il totale dell’economia (+0,7% e +0,6% rispetto ai tre mesi precedenti). Il miglioramento coinvolge tutti i comparti; tuttavia, l’incremento delle ore è più elevato nelle costruzioni (+1,4%) e più contenuto nei servizi (+0,6%), mentre la variazione delle ula è stata più ampia in agricoltura (+0,7%), meno nell’industria (+0,4%). A ottobre, si conferma il ritmo di crescita dell’occupazione registrato a settembre (+0,3% rispetto al mese precedente, +75mila occupati); il tasso di occupazione risulta pari al 62,7% (+0,1 punti). In calo il tasso di disoccupazione (-0,2 p.p. rispetto al mese precedente), che si attesta al 6,0%; stabile il numero di inattivi, il cui tasso resta al 33,2%. In generale, nel terzo trimestre del 2025, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali ha mostrato un rallentamento rispetto al trimestre precedente, pur mantenendosi al di sopra del tasso di inflazione. La decelerazione della dinamica salariale è causata dalla sostanziale stabilità nei servizi privati e dal significativo rallentamento nel settore industriale, compensata solo in parte dalla lieve accelerazione nel comparto pubblico, a seguito dell’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale.  Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,5% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, dopo essere aumentato dello 0,7% nel 2024, scrive ancora l’Istat. L’incremento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+1,1 punti percentuali il contributo alla crescita in entrambi gli anni), mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo (-0,6 e -0,2 p.p.). Lo scenario previsivo per la domanda estera sconta l’ipotesi di un’attenuazione del clima di incertezza relativo all’indirizzo della politica commerciale statunitense e di una stabilizzazione della domanda internazionale, accompagnata dal proseguimento di una moderazione delle quotazioni delle materie prime energetiche.

Red

Related posts

Concessioni balneari, Confimprese Demaniali Italia: “Nel  Governo Meloni il dialogo ed il buon senso prevalgono sugli steccati ideologici”

Redazione Ore 12

Deficit eccessivo, Italia sotto infrazione Ue

Redazione Ore 12

  Smart working, salta la proroga per i lavoratori del privato

Redazione Ore 12