La Commissione Ue apre una procedura per deficit eccessivo per Italia, Francia e altri cinque Paesi: Belgio, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia. Dopo i passaggi previsti, spiega, proporrà le raccomandazioni al Consiglio sul rientro del disavanzo nel pacchetto di autunno del semestre europeo. L’esecutivo comunitario ha poi valutato che la Romania non ha preso azioni efficaci per la correzione del deficit chiesta dal Consiglio. Il percorso della procedura d’infrazione si è quindi aperto , con la relazione della Commissione Ue sul rispetto dei vincoli per disavanzo e debito pubblico, che sono da tenere rispettivamente entro il 3% e il 60% del Pil. Dopo gli anni di stop dovuti al Covid, il Patto di stabilità non è più sospeso e anzi viene applicato per la prima volta nella formula rinegoziata in vigore da fine aprile. La nuova governante, tra l’altro, ha portato a una rivoluzione sul ritmo per il rientro del deficit eccessivo, oltre a introdurre un controllo dei conti con le traiettorie pluriennali di spesa. Stando ai dati Eurostat, a fine 2023 undici Paesi – compreso il nostro – avevano il deficit oltre il 3%. L’Italia era ai massimi Ue al 7,4%, con la previsione della Commissione che si scenda al 4,4% nel 2024 per risalire al 4,7% nel 2025 (a politiche invariate). In Italia, ha spiegato l’Ue, “permangono vulnerabilità legate all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e alcune debolezze residue nel settore finanziario, che hanno rilevanza transfrontaliera”. Il rapporto debito pubblico/Pil, “notevolmente diminuito” dal picco del Covid, “è ancora elevato, pari a oltre il 137% del Pil nel 2023, e si prevede che la tendenza al ribasso si invertirà quest’anno e il prossimo. Questa inversione è attribuita a un ampio aggiustamento stock-flussi che aumenta il debito, a disavanzi pubblici ancora consistenti, anche se in diminuzione, nonché a una minore crescita del Pil nominale”. Per l’Italia, avverte la Commissione, “nel complesso, l’analisi della sostenibilità del debito indica rischi elevati nel medio termine. Secondo le proiezioni decennali di base, il rapporto debito pubblico/Pil aumenta costantemente fino a circa il 168% del Pil nel 2034. La traiettoria del debito è sensibile agli shock macroeconomici. Secondo le proiezioni stocastiche, che simulano un’ampia gamma di possibili shock temporanei alle variabili macroeconomiche, esiste un’alta probabilità che il rapporto debito/Pil sia più elevato nel 2028 che nel 2023”. In Italia, fa sapere ancora la Commissione europea, “la crescita della produttività è stata nel complesso e in media positiva ma limitata, il che conferma la necessità di riforme e investimenti per superare le carenze strutturali e promuovere condizioni favorevoli alla crescita della produttività”. “Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate negli ultimi anni e non si sono tradotte in pressioni salariali”, afferma ancora la Commissione Ue in merito all’Italia. “I tassi di partecipazione al lavoro sono saliti a livelli record, sebbene siano ancora relativamente bassi. Il settore finanziario si è ulteriormente rafforzato con miglioramenti nella qualità degli attivi bancari e nella redditività, mentre le banche italiane sono ancora considerevolmente esposte nei loro bilanci ai prestiti sovrani e garantiti dallo Stato. L’azione politica è stata favorevole ad affrontare le vulnerabilità, anche attraverso l’attuazione del Pnrr, che tra l’altro promuove la produttività e la crescita potenziale del Pil per contribuire a ridurre il rapporto debito pubblico nel lungo periodo”, ha aggiunto. E ancora: in Italia “mantenere il ritmo di attuazione del Pnrr resta essenziale e ulteriori sforzi politici sarebbero utili”. Nel nostro Paese, continua la Commissione, “sono chiaramente necessarie ulteriori azioni per ridurre l’elevato rapporto debito pubblico. Il patto di stabilità e crescita riformato, compresa l’applicazione della procedura per i disavanzi eccessivi, offre un meccanismo di sorveglianza adeguato e forte per affrontare i rischi per la sostenibilità fiscale e per integrare la sorveglianza”. Per la Commissione europea, l’Italia deve “affrontare le sfide demografiche per mitigare gli effetti sulla crescita a lungo termine e ottenere finanze pubbliche sostenibili”; deve anche “aumentare la concorrenza e migliorare la regolamentazione” in alcuni settori a stimolo della crescita. L’Italia dovrà poi “riformare il sistema fiscale per fornire maggiori incentivi alla crescita, con particolare attenzione alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro”. Nel rapporto della Commissione europea per l’Italia per il 2024, inoltre, si auspica che il Paese possa “migliorare l’adempimento fiscale aumentando le fonti di dati disponibili per audit e controlli, incoraggiando l’uso dei pagamenti elettronici e riducendo i costi di conformità per i contribuenti”.
