di Lorenzo Sorrentino (*)
Roma, 27 lug. (LaPresse) – La patria della dieta mediterranea sta tradendo i suoi principi culinari, abbracciando sempre più junk food e cibi ultraprocessati: oggi l’Italia presenta uno dei più elevati tassi di obesità infantile in Europa. È la Bbc a segnalare questa inversione di tendenza proprio nel Paese in cui la dieta mediterranea, considerata uno dei regimi alimentari più virtuosi al mondo, fu codificata per la prima volta. Furono gli scienziati Ancel e Margaret Keys, trasferitisi in Cilento, a scoprire il benefici per la salute cardiovascolare delle abitudini alimentari del Sud Italia. Oggi, però, proprio il Meridione sembrerebbe discostarsi maggiormente da quel modello fonte di longevità e benessere, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il reportage dell’emittente britannica parte infatti dalla Campania, una delle regioni con i tassi più elevati di sovrappeso e obesità infantile.
Lo spazio dedicato a verdura, frutta, legumi, pesce e cereali integrali, secondo la Bbc, si assottiglia sempre di più a vantaggio delle ‘cinque P’: pasta, pizza, patate, pane e proteine. Un eccesso di carboidrati, che insieme al consumo crescente di bevande zuccherate e cibi ultraprocessati, sarebbe tra le cause principali dell’alta incidenza di sovrappeso e obesità tra i bambini italiani. Per Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California, “la tradizionale dieta mediterranea è andata perduta. Oggi solo il 10% degli italiani la segue davvero”.
“Nella dieta mediterranea è previsto il 60% di carboidrati”, ricorda a LaPresse Giorgio Calabrese, professore di Alimentazione e nutrizione umana all’Università del Piemonte Orientale ad Alessandria. “È vero però che al Sud si registra un eccesso nel consumo di pasta, pane e pizza”, ammette. E se in parte la tendenza può essere attribuita a fattori culturali, non manca anche una significativa componente economica, perché mangiare in modo vario ed equilibrato rappresenta un costo che non tutti possono permettersi di sostenere. “Per tante famiglie che vivono una situazione di disagio economico, è naturale ricorrere spesso alla pasta e ai carboidrati per garantire ai figli l’apporto calorico di cui hanno bisogno”, sottolinea Calabrese.
A distogliere l’attenzione degli italiani dalla dieta mediterranea, secondo l’esperto, hanno contribuito anche modelli alternativi come “le diete iperproteiche e chetogeniche, rese popolari soprattutto negli Stati Uniti e in altri Paesi anglosassoni”. E ancora, sul calo di popolarità della dieta mediterranea: “Se c’è stato un Paese che ha messo nel mirino alcuni prodotti italiani – conclude Calabrese – è stato il Regno Unito, con il sistema di etichettatura a semaforo che attribuiva bollini rossi a prodotti come l’olio extravergine d’oliva e il Parmigiano Reggiano, mentre alcune bibite zuccherate ricevevano valutazioni più favorevoli”.
(*) La Presse
