Medicina

Salute: esperti, Intelligenza Artificiale a supporto della logopedia

In età evolutiva, si stima che circa il 7-10% dei bambini presenti difficoltà di linguaggio o comunicazione, dai disturbi primari del linguaggio alle difficoltà fonologiche e di apprendimento. In età adulta, i disturbi della comunicazione e della deglutizione interessano una quota significativa di persone colpite da ictus – circa 100.000 nuovi casi ogni anno in Italia – oltre a pazienti con patologie neurodegenerative e oncologiche. Complessivamente parliamo di milioni di persone. Sono questi i settori in cui l’intelligenza artificiale è già oggi applicata in ambito logopedico, e riguarda oggi una quota crescente di percorsi riabilitativi, circa due su tre, con l’obiettivo di rendere i percorsi di cura più continui, accessibili e personalizzati, sempre sotto la guida del professionista. Parliamo di analisi automatica del parlato per valutare e monitorare, esercizi adattivi tra una seduta e l’altra, strumenti ancora più efficienti di teleriabilitazione per raggiungere chi vive lontano dai servizi e supporto alle attività quotidiane del logopedista. Queste applicazioni rappresentano uno dei principali temi di riflessione in occasione della Giornata Europea della Logopedia, che si celebra il 6 marzo. Per informare i cittadini e rispondere a dubbi e domande sui problemi di linguaggio e comunicazione, la Federazione Logopedisti Italiani, come ogni anno, organizza una settimana di contatto diretto con la popolazione: dal 2 al 6 marzo 2026 i logopedisti saranno a disposizione dei cittadini attraverso una linea telefonica dedicata, la chat di Facebook in diretta e iniziative di informazione e orientamento su tutto il territorio. Tutte le info su www.fli.it.
“Il primo punto chiave dove l’IA è diventata molto importante nel nostro lavoro riguarda la valutazione e il monitoraggio del parlato – spiega Tiziana Rossetto, logopedista e presidente nazionale FLI – Sistemi di analisi automatica della voce e del linguaggio possono supportare il logopedista nella misurazione di parametri come intelligibilità, correttezza fonetica e fluenza, facilitando il confronto con la media dei soggetti di controllo e nel tempo tra diverse fasi del trattamento, rendendo più oggettiva e rapida la documentazione dell’andamento dei parametri. Un esempio concreto è l’uso di strumenti che consentono di confrontare nel tempo campioni di parlato dello stesso paziente, rendendo più semplice individuare miglioramenti, regressioni o aree che necessitano di ulteriore intervento. Questo non sostituisce l’osservazione clinica, ma la rafforza, soprattutto nei percorsi più lunghi e velocizza operazioni di trascrizione che altrimenti richiederebbero ore. Ciò è importante non solo per la clinica ma anche nell’ambito della ricerca dove il supporto dell’AI ha dato grande impulso agli studi sul linguaggio”. Il secondo ambito forse ancora più importante è quello della continuità terapeutica. “Attraverso piattaforme digitali basate su algoritmi adattivi – precisa Raffaella Citro, logopedista all’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, delegata FLI in ESLA (European Speech and Language Therapy Association) – è possibile proporre esercizi personalizzati tra una seduta e l’altra, aumentando l’aderenza al trattamento e il coinvolgimento attivo del paziente e della famiglia, nei percorsi sia pediatrici che per l’età adulta. Il paziente può svolgere attività a casa tra una seduta e l’altra, con un’automatica modulazione del livello di difficoltà in base alle risposte. È possibile anche personalizzare gli esercizi in base agli interessi del paziente, ad esempio inserendo immagini dei fumetti preferiti dal bambino o il lessico specifico dell’hobby dell’adulto, mantenendo alta la motivazione e favorendo la partecipazione della famiglia”.
Un terzo settore, strettamente collegato al secondo, riguarda la teleriabilitazione, una modalità di erogazione del trattamento ora abbastanza diffusa. “Il supporto di strumenti ‘intelligenti’, sempre controllati e verificati dal professionista – aggiunge Rossetto – può rendere più strutturati ed efficaci i percorsi a distanza, favorendo l’accesso alle cure anche per chi vive in aree lontane dai servizi o ha difficoltà di spostamento, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali”. Una ulteriore facilitazione riguarda la parte gestionale: “L’intelligenza artificiale ci sta già affiancando nel lavoro quotidiano anche sul piano organizzativo e comunicativo – aggiunge Luigi Marotta, logopedista all’IRCSS Ospedale Bambino Gesù, Santa Marinella (RM) e direttore della rivista FLI ‘Logopedia e Comunicazione’ -. Ad esempio, nella preparazione di supporti, visivamente accattivanti e sempre nuovi, per la seduta terapeutica, nella sintesi dei dati clinici e la stesura di report, nel mantenere il dialogo con famiglie e caregiver. L’IA ci supporta anche nella scrittura di opuscoli informativi per i nostri assistiti, nel nostro aggiornamento sintetizzando selezionati articoli scientifici, nella traduzione di testi, nella parte amministrativa compilando per noi moduli e registri, liberando tempo da dedicare alla relazione terapeutica, che in un logopedista che usa parole e segni è fondamentale”. Il supporto dell’IA è utilizzato anche direttamente dalla persona con disabilità comunicativa nella vita quotidiana. Pensiamo alle applicazioni che leggono il testo scritto o a quelle che, ascoltando un parlato anche atipico, lo trasformano in un messaggio scritto, oppure ai sistemi di voice banking che danno una voce a chi non la ha più o che ampliano tutte le opportunità offerte dalla Comunicazione Aumentativa Alternativa. Spesso sono proprio i logopedisti a sviluppare, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, i software che vanno a supportare la persona con disabilità comunicativa.
“L’uso che facciamo dell’IA – conclude Rossetto – deve essere sempre responsabile. Non dobbiamo perdere di vista aspetti come il rispetto della privacy e la sicurezza dei dati dei pazienti, la trasparenza sull’uso dell’IA nell’intervento, la consapevolezza della possibilità di errori dell’IA di cui bisogna sempre controllare l’accuratezza, la guida dei pazienti che usano l’IA per le loro esigenze quotidiane di comunicazione, la priorità del “tocco umano” assicurando che l’IA non sostituisca ma rinforzi la relazione di cura”.

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