La guerra di Putin

Mosca pubblica l’elenco dei siti- obiettivo che producono armamenti e droni per Kiev

 

La pubblicazione da parte del Ministero della Difesa russo di un elenco delle precise ubicazioni degli impianti di produzione militare per le Forze Armate ucraine in Europa non è solo una tattica intimidatoria, ma un vero e proprio avvertimento di possibili obiettivi dei missili russi.

Mercoledì sera il Ministero ha pubblicato un elenco di indirizzi di aziende straniere che producono droni per le Forze Armate ucraine. L’elenco include anche quelli di aziende ucraine e joint venture in Europa che producono droni d’attacco e componenti per l’Ucraina.

Secondo l’elenco pubblicato le Forze Armate ucraine ricevono assistenza da paesi come Regno Unito, Germania, Danimarca, Lituania, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia e Repubblica Ceca.

Nel dettaglio, queste aziende producono vari modelli di droni, tra cui l’FP-1 e l’FP-2 (che hanno volato fino a Izhevsk, Kazan e nella regione di Leningrado), lo Sticker, il Da Vinci, l’Anubis, il Khaki, l’AK-1000, l’AQ-400 Scythe, il Ruta, l’An-196 Lyuty (decine di questi droni attaccano le regioni russe ogni notte), il RAM-2X e il Bulava.

Il dipartimento ha accompagnato la pubblicazione con un commento in cui si affermav che il pubblico europeo, non solo dovrebbe comprendere chiaramente le vere cause delle minacce alla propria sicurezza, ma anche conoscere gli indirizzi e le sedi delle imprese “ucraine” e “congiunte” che producono droni e componenti per l’Ucraina nei rispettivi paesi.

Secondo i media russi che riportano la notizia – fra i quali l’influente Moskovsky Konsomoletsk ritenuto vicino a Putin- la lista pubblicata dovrebbe essere vista nel contesto del discorso pronunciato dal Ministro degli Esteri Lavrov in Cina .

Per l’occasione Lavrov affermò che “l’Occidente sta tentando di creare un nuovo blocco militare contro il nostro Paese” e ha ricordato che Keith Kellogg, ex inviato speciale di Trump per l’Ucraina, aveva affermato che il blocco includerebbe “Giappone, Australia, Stati baltici, Polonia e Germania, mentre l’Ucraina è il Paese che dovrebbe avere la posizione più privilegiata in questo blocco”.

Quindi ha concluso “ quando ci troviamo di fronte a questo tipo di approccio occidentale nei confronti del nostro Paese, quando un numero significativo di Paesi europei è impegnato nella produzione di droni, allora naturalmente dobbiamo rispondere”.

La Francia non è presente in questo elenco.ma il Ministero ha pubblicato solo una parte delle risorse quelle più efficaci mediaticamente – mentre il resto è ovviamente top secret.

I siti elencati in teoria potrebbero venir raggiunti dai missili a guida di precisione Iskander con testata da esplosiva da 450 chilogrammi, che comunque non sarebbero in grado di colpire la Spagna o altre aree più distanti dai confini russi, località che potrebbero comunque venir raggiunta da missili balistici intercontinentali Yars.

La minaccia – o avvertimento che sia – riguarda nell’immediato anche le aziende ucraine che hanno filiali e impianti di produzione congiunta di droni in otto paesi europei (Regno Unito, Germania, Danimarca, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia e Repubblica Ceca).

In altri paesi (Spagna, Italia, Israele e Turchia) se ne producono componenti, trasformando – secondo la minaccia russa – “zone industriali pacifiche in elementi di una catena di attacchi contro le infrastrutture russe”.  

Il Regno Unito, ad esempio, ha appena annunciato l’invio di 120.000 droni a Kiev, mentre la Germania invierà centinaia di missili Patriot per i quali è già in costruzione un complesso industriale.

Non è comunque la prima volta che il Cremlino avverte sulla sua capacità di colpire l’Europa, ma questa volta la minaccia è specifica e indica obiettivi precisi di carattere militare, escludendo le capitali e le aree urbane europee.

Ma “l’avvertimento” è anche un segno di debolezza a dimostrazione che gli attacchi dei droni ucraini – anche a centinaia di chilometri dal confine con la Russia – cominciano a mordere nel suo tessuto economico e sociale con segnalazioni ormai quotidiane di impianti -per lo più energetici – colpiti e le ricorrenti notizie di morti e feriti.

E comunque l’elenco non rivela nulla di nuovo così come quello analogo della NATO – se mai venisse pubblicato – che da tempo ha istruito gli Ucraini sulla mappa dei punti da colpire in Russia – anche se non lo ammette esplicitamente – relegando all’intelligence – in particolare all’MI5 britannico – il ruolo di “suggeritore” degli ucraini.

GiElle

Related posts

  La cruciale Soledar conquistata dai miliziani del Gruppo Wagner, ma Kiev smentisce. Battaglia casa per casa in altri 13 insediamenti

Redazione Ore 12

Zelensky e la corruzione in Ucraina. Parte la riorganizzazione della leadership nel Paese

Redazione Ore 12

Putin e la bomba nucleare sui Baltici

Redazione Ore 12