di Margherita Lopes (*)
Limitarsi ai farmaci, pur se sempre più efficaci, non è la scelta giusta per chi soffre di diabete. Questa volta ad accendere i riflettori sui benefici dell’attività fisica – già promossa in oncologia e cardiologia – sono gli specialisti della Società Italiana di Diabetologia (Sid). Attenzione: bisogna fare esercizio con regolarità e integrando modalità diverse di allenamento, quindi di tipo aerobico, di resistenza e di equilibrio per ottenere il massimo vantaggio, anche in termini di longevità.
Per i clinici significa prescrivere l’esercizio con la stessa attenzione riservata ai farmaci, grazie alle competenze di chinesiologi, medici dello sport, fisiatri e fisioterapisti. Ma occorre anche investire nella creazione di spazi sicuri e attrezzati per permettere di fare attività aerobica all’aperto e aprire alla possibilità – per le persone con diabete – di portare in detrazione le spese di palestra e attività sportive amatoriali. D’altronde si tratta di un investimento in prevenzione.
“L’attività fisica non è un complemento della terapia, ma è parte integrante delle strategie di prevenzione e di terapia in tutte le fasi della malattia. Abbiamo sempre parlato dell’importanza della costanza e della regolarità dell’esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l’importanza della varietà”, evidenzia la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid).
Variare sì, ma come? “Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all’insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare”, sintetizza Buzzetti. D’altra parte a dirlo è anche la ricerca. A chiarire l’impatto dell’attività fisica sono due studi basati sul celebre Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-Up Study su oltre 110mila persone seguite per più di trent’anni. Il lavoro, pubblicato sul British Medical Journal, evidenzia che chi pratica regolarmente attività fisica vive più a lungo. Ma le persone che nel tempo hanno alternato diverse modalità di esercizio – dalla camminata alla corsa, dal ciclismo ai pesi – hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si è concentrato su un solo esercizio, anche a parità di quantità totale di movimento.
“Queste evidenze sono particolarmente rilevanti per le persone con diabete, nelle quali l’attività fisica rappresenta uno dei principali determinanti del controllo metabolico e del rischio cardiovascolare”, dice Buzzetti. L’attività aerobica (camminata veloce, bici, nuoto) migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria. L’allenamento di resistenza (pesi, elastici, esercizi a corpo libero) preserva e aumenta invece la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio. “Gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, particolarmente importante in presenza di neuropatia diabetica. Integrare queste modalità di attività fisica significa agire contemporaneamente su glicemia, pressione, composizione corporea e profilo lipidico”, dice la presidente dei diabetologi. “Non serve diventare atleti. È fondamentale però evitare la sedentarietà e inserire nella settimana momenti diversi di movimento, con continuità nel tempo”, conclude.
(La Presse)
